🌐 Scontro a Davos su Groenlandia: UE e Stati Uniti in rottura
Al World Economic Forum di Davos si intensifica lo scontro diplomatico tra Unione Europea e Stati Uniti sulla Groenlandia: dal gelo delle parole alla minaccia di dazi, passando per piani di sicurezza artica e una pressione commerciale senza precedenti tra alleati storici.
Europa e Stati Uniti, gelo artico e gelo nelle relazioni
Il World Economic Forum di Davos 2026 si è aperto sotto il segno di una delle frizioni più acute tra alleati occidentali degli ultimi anni: lo scontro diplomatico tra Unione Europea e Stati Uniti sul destino della Groenlandia, il vasto territorio artico autonomo sotto la sovranità del Regno di Danimarca.
Le tensioni, esplose pubblicamente nelle ultime settimane, si sono trasferite sui palchi e nei corridoi del Forum svizzero, trasformando un appuntamento tradizionalmente dedicato all’economia globale in una arena di confronto geopolitico.
Al centro della disputa c’è la rivendicazione statunitense sulla Groenlandia, che Washington considera un “asset strategico” cruciale per la sua sicurezza nazionale e quella globale, secondo quanto ribadito dal presidente americano Donald Trump e dai suoi rappresentanti, intervenuti a margine degli incontri.
Le ragioni dello scontro
📌 La controversia è diventata pubblica e aspra quando la Casa Bianca ha lanciato l’idea di acquisire il controllo della Groenlandia, suscitando reazioni di forte dissenso tra gli alleati europei. Trump ha definito l’isola «fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale», e ha confermato che ci saranno discussioni specifiche sul tema anche a Davos.
La posizione americana ha però generato una reazione compatta dell’Unione Europea: la sovranità territoriale della Danimarca e della Groenlandia non è negoziabile, e non può essere oggetto di pressioni o acquisizioni esterne, ha affermato la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen intervenendo al Forum.
Parallelamente, Trump ha minacciato l’imposizione di dazi fino al 10–25% sulle importazioni da otto Paesi europei (compresi Francia, Germania e Regno Unito) che hanno sostenuto apertamente il rifiuto delle richieste statunitensi sulla Groenlandia, chiedendo così di accelerare le trattative per un’eventuale “vendita” o accordo.
Europa unita (ma divisa negli strumenti)
Dal fronte comunitario, la risposta non si è fatta attendere. La Commissione Europea sta predisponendo un pacchetto di misure di sicurezza artica, che comprende investimenti militari e civili per rafforzare la presenza europea nell’Artico e sostenere la cooperazione con la Danimarca e la Groenlandia.
Gli strumenti anti‑coercizione dell’UE” – come li ha definiti Macron nelle sue dichiarazioni a Davos – potrebbero essere messi in campo per rispondere alle pressioni di Washington, fino a contromisure commerciali di vasta portata, segnando una delle rare volte in cui Bruxelles parla apertamente di ritorsioni economiche contro partner atlantici.
Secondo alcune fonti europee, l’Ue sta anche valutando l’ipotesi di controdazi per circa 93 miliardi di euro contro gran parte dei prodotti statunitensi, misura finora congelata ma ora pronta a essere riattivata se necessario.
Le reazioni politiche: da Parigi a Copenhagen
Il presidente francese Emmanuel Macron non ha risparmiato critiche dure nei confronti di Trump, definendo «inaccettabili» le minacce di tariffa e sottolineando che l’uso di leve economiche per ottenere vantaggi territoriali ricorda “forme di colonialismo” fuori dal tempo.
La Danimarca, per parte sua, ha scelto una linea di protesta: il suo governo ha deciso di non partecipare formalmente al Forum di Davos, un segnale diplomatico forte che sottolinea il dissenso verso l’atteggiamento degli Stati Uniti nel contesto della disputa artica.
Le autorità di Copenhagen, insieme ad altri alleati scandinavi, hanno ribadito che la Groenlandia non è in vendita e che ogni decisione sul suo futuro deve rispettare pienamente la sovranità danese e l’autodeterminazione dei groenlandesi stessi.
Crisi transatlantica e mercato globale
Il confronto Davos ha avuto anche ripercussioni immediate sui mercati. Secondo fonti Reuters, la controversia ha fatto scendere i futures azionari negli Stati Uniti, mentre l’oro, considerato rifugio sicuro in tempi di incertezza, ha registrato un aumento.
Gli attori economici guardano con crescente preoccupazione alla possibilità di un’escalation commerciale tra UE e Stati Uniti, e il rischio di una nuova guerra commerciale – seppur non a livello di quella tra Stati Uniti e Cina – è ora percepito come reale, soprattutto se i dazi minacciati dovessero entrare in vigore.

Il ruolo della NATO e degli alleati
Nel mezzo della polemica, non mancano interventi dalle alleanze atlantiche. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha avuto colloqui con Trump in vista di Davos, sottolineando l’importanza di un collegamento transatlantico forte anche in materia di sicurezza artica.
Tuttavia, il dialogo appare sempre più teso, con leader europei pronti a difendere il principio di sovranità territoriale e a evitare che la discussione sulla Groenlandia si trasformi in un pretesto per indebolire le fondamenta delle alleanze occidentali.
Una crisi di relazioni o un nuovo equilibrio
Mentre il Forum di Davos prosegue, lo scontro su Groenlandia, UE e Stati Uniti si configura come un banco di prova per la diplomazia occidentale: sarà un ulteriore motivo di divisione o una leva per ridefinire rapporti e priorità tra partner storici?
La posta in gioco non riguarda solo l’Artico, ma l’equilibrio stesso delle relazioni transatlantiche e la credibilità di istituzioni multilaterali come la NATO e l’Unione Europea, alla prova di pressioni geopolitiche senza precedenti.
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