🌐 Air Force One, guasto elettrico blocca volo di Trump verso Davos
Un guasto elettrico a bordo dell’Air Force One con Donald Trump a bordo ha costretto l’aereo presidenziale a tornare alla Joint Base Andrews poche decine di minuti dopo il decollo per il World Economic Forum di Davos. Un inconveniente descritto come “minore” ha però riacceso il dibattito sull’età della flotta e sulle sfide tecniche della storica macchina volante della presidenza USA.
La complessa macchina del volo presidenziale americano ha subito un imprevisto che ha ritardato la partenza del presidente Donald Trump verso il World Economic Forum di Davos. Air Force One, l’aereo simbolo della Presidenza degli Stati Uniti, è stato costretto a invertire rotta e tornare alla base militare di Joint Base Andrews poco dopo il decollo, a causa di un “problema elettrico minore” identificato dall’equipaggio. Il fatto, annunciato dalla Casa Bianca, non ha provocato feriti ma ha riacceso l’attenzione sull’età e l’affidabilità della flotta presidenziale.
Il guasto e il ritorno in base
L’episodio si è verificato nella tarda serata del 20 gennaio 2026, quando l’Air Force One ha lasciato la Joint Base Andrews in Maryland diretto in Svizzera per trasportare il presidente Trump al forum economico globale. Circa un’ora dopo il decollo, l’equipaggio ha rilevato un’anomalia nel sistema elettrico dell’aereo, riscontrata anche da reporter presenti a bordo che hanno notato un breve spegnimento delle luci nella cabina stampa. Di fronte alla discrepanza tecnica, la decisione è stata presa “per eccesso di cautela”: il presidente e la sua delegazione hanno fatto immediatamente ritorno alla base militare.
🗣️ “Dopo il decollo, l’equipaggio di Air Force One ha identificato un problema elettrico minore e per precauzione il volo è tornato a Joint Base Andrews,” ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Una soluzione in volo: il cambio di aereo
Una volta atterrato senza problemi, Trump non ha cancellato la sua trasferta europea: si è imbarcato su un aereo di riserva, un Boeing C‑32A, solitamente utilizzato per voli domestici o destinazioni con piste più piccole. Nelle ore successive a mezzanotte locali, il velivolo alternativo ha preso il volo verso Davos, consentendo al presidente di riprendere la rotta programmata verso la Svizzera con un ritardo di poche ore rispetto all’itinerario originario.
La scelta di usare il C‑32A come “nuovo” Air Force One è normale in situazioni di backup, ma questo tipo di velivolo non dispone delle stesse sofisticate attrezzature di comando e difesa presenti sui Boeing VC‑25A ufficialmente designati come Air Force One.

L’aeronautica presidenziale sotto i riflettori
Il problema ha aperto un dibattito più ampio sulle condizioni della flotta presidenziale statunitense. I due Boeing VC‑25A in servizio da oltre 35 anni – convertiti appositamente per trasportare il presidente – sono considerati ormai “veterani” dell’aviazione, con manutenzioni complesse e difficili da gestire. Negli ultimi anni, i programmi di sostituzione da parte della Boeing, che prevedevano nuovi modelli VC‑25B basati sui 747‑8, hanno subito numerosi ritardi e incrementi di costi, spostando la consegna dal 2024 al 2028 e oltre.
Questa non è la prima volta che un volo legato alla presidenza affronta inconvenienti tecnici: nel 2025, per esempio, un aereo della Difesa trasportante alti funzionari come il Segretario di Stato o il Segretario alla Difesa ha subito piccoli guasti in altre missioni. Tuttavia, incidenti durante voli con il presidente a bordo sono rari e per lo più di natura maggiormente precauzionale piuttosto che pericolo reale.
Il contesto della visita di Trump a Davos
L’atterraggio imprevisto e il ritardo non cambiano la sostanza della partecipazione del leader americano al World Economic Forum 2026, dove è atteso per affrontare temi di sicurezza globale, economia e geopolitica. L’evento si svolge in un contesto internazionale già teso, tra critiche europee alle sue posizioni su questioni come l’acquisizione di Greenland e la volontà di negoziare nuove strategie globali. Alcuni manifestanti hanno persino espresso opposizione pubblica alle sue politiche in città come Zurigo e Davos, evidenziando come la sua presenza sia diventata un punto di frizione diplomatica.
Come funziona Air Force One: storia di un’icona volante
Air Force One non è il nome di un singolo aereo, ma il callsign assegnato a qualsiasi aeromobile dell’US Air Force che trasporta il presidente degli Stati Uniti. Storicamente, i modelli impiegati – VC‑25A, derivati dai Boeing 747‑200 – sono stati al servizio fin dagli anni ’90, equipaggiati con sistemi di comunicazione avanzati, difese antimissile e altre tecnologie di sopravvivenza. Il loro ruolo è duplice: trasporto presidenziale e centro di comando aereo in caso di emergenze nazionali.
La complessità tecnica di tali aerei li rende fra i più sofisticati e costosi del mondo: mantenimento, aggiornamento dei sistemi e reperimento di pezzi di ricambio sono sfide continue per l’US Air Force. Negli anni, anche scelte politiche sull’aggiornamento o sull’acquisto di nuovi velivoli hanno attirato critiche da parte di esperti di difesa e della stessa amministrazione Trump, che ha espresso frustrazione pubblica per i ritardi e i costi associati a questi programmi.
Sicurezza, manutenzione e percezione pubblica
Il ritorno in base è stato un esempio di protocollo di sicurezza rigoroso: in ambito aeronautico, qualsiasi anomalia – anche “minore” – che coinvolge sistemi elettrici o di comando può avere conseguenze critiche, soprattutto su velivoli così complessi e di importanza strategica. Esperti di aviazione sottolineano che la presenza di sistemi ridondanti è progettata proprio per gestire guasti elettrici senza compromettere la sicurezza dei passeggeri, ma la decisione di tornare a terra resta una scelta prudenziale in linea con procedure di massima sicurezza.
D’altra parte, l’incidente ha acceso nuovamente la conversazione pubblica sulla necessità di modernizzare la flotta, non solo per efficienza operativa ma anche per la percezione internazionale dell’affidabilità del trasporto presidenziale. In un’epoca di tensioni geopolitiche e sorveglianza globale, anche piccoli inconvenienti tecnici assumono un significato più ampio nei dibattiti su leadership e tecnologia.
Il viaggio continua
Dopo la sostituzione dell’aereo, Trump è ripartito alla volta di Davos, dove è previsto un discorso significativo davanti ai leader globali. Sebbene l’episodio non abbia compromesso la sicurezza del presidente né fermato la sua agenda internazionale, ha messo in luce fragilità strutturali e logistiche che rischiano di diventare un tema ricorrente nel dibattito sulla difesa e sui trasporti di alta rappresentanza americana.
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