🌐 L’ITALIA ENTRA NEL BOARD OF PEACE A GAZA
Giorgia Meloni annuncia la partecipazione italiana al Board of Peace per Gaza e sottolinea che la questione sicurezza in Groenlandia e nell’Artico va affrontata nell’ambito della NATO, non in contrapposizione agli Stati Uniti, in un contesto geopolitico complesso e teso.
Nel corso di un punto stampa da Seul, ultima tappa della sua missione in Asia, Meloni ha ribadito che Roma intende “giocare un ruolo di primo piano nella costruzione di un piano di pace per il Medio Oriente”, un impegno che definisce “un’occasione unica in un contesto molto complesso e fragile”.
🗣️ “Penso che l’Italia possa fare la differenza in questo sforzo di pace”, ha detto Meloni, sottolineando la disponibilità italiana a contribuire attivamente al lavoro diplomatico.
Board of Peace: cosa c’è dietro
📌 Il Board of Peace è stato lanciato di recente e comprende figure politiche e imprenditoriali di grande visibilità internazionale, tra cui inviati statunitensi, ex leader e rappresentanti di paesi con ruolo nel dossier mediorientale. Anche la presenza italiana accanto a Turchia, Canada, Egitto, Israele e altri partner segnala la volontà di Roma di pesare più nella diplomazia multilaterale.
Questa iniziativa si colloca nel mezzo di una fase di forte tensione internazionale, con il conflitto in Medio Oriente ancora lontano da una soluzione, le dinamiche di potere fra Stati Uniti ed Europa sotto pressione e la questione dei diritti umani e della sicurezza tra gli obiettivi principali dei governi occidentali.

Groenlandia e sicurezza dell’Artico: la linea di Meloni
Oltre alla questione mediorientale, la premier ha affrontato anche un altro tema centrale di geopolitica globale: la sicurezza in Groenlandia e la presenza italiana possibile nell’Artico, un’area strategica che negli ultimi mesi è finita sotto i riflettori per via delle crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa.
Meloni ha ribadito che la NATO deve essere il principale contesto di confronto per discutere strategie e presenze militari nella regione artica:
“La Groenlandia va considerata territorio di responsabilità della NATO, ed è lì che si deve discutere il tema della sicurezza e della eventuale presenza italiana”.
La premier ha sottolineato che non intende muoversi in ordine sparso né creare tensioni con gli alleati, in particolare con gli Stati Uniti, pur riconoscendo la strategicità dell’Artico in termini di rotte commerciali, risorse naturali e sicurezza internazionale.
Il contesto geopolitico: tra Artico e Atlantico
La questione Groenlandia è balzata agli onori della cronaca per via della pressione politica esercitata dall’amministrazione statunitense di Donald Trump, che ha aperto all’idea di un maggiore ruolo americano nella regione e ha minacciato dazi contro paesi europei ritenuti meno collaborativi.
Tuttavia, Meloni ha evitato di alimentare tensioni, affermando che un’azione militare di terra sarebbe altamente improbabile e che la soluzione deve rimanere politica e multilaterale, dentro le strutture di alleanza occidentali come la NATO.
Questa linea è coerente con la posizione italiana di rafforzamento della cooperazione transatlantica pur nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati coinvolti. Al contempo, critici politici in Italia — come la leader del Partito Democratico Elly Schlein — hanno accusato Meloni di essere troppo prudente nei confronti di Trump, richiamando la necessità di una posizione più netta a tutela dell’ordine internazionale e dei diritti dei paesi europei.
L’Italia sulla scena mondiale
La duplice mossa di Meloni — Board of Peace e Artico — riflette un’Italia che vuole essere protagonista nei grandi dossier internazionali, bilanciando ruoli tradizionali e nuove sfide. Da una parte c’è l’impegno per la pace in Medio Oriente, dall’altra la gestione delle crescenti tensioni strategiche legate alla sicurezza globale e alla competizione per l’influenza in aree come l’Artico.
In questo quadro, l’Italia si posiziona come interlocutore credibile per gli alleati europei e atlantici, pur dovendo navigare tra pressioni internazionali, alleanze strategiche e opinioni divergenti nel dibattito politico domestico.
“Non dobbiamo essere in ordine sparso, ma uniti per affrontare questioni che riguardano la sicurezza di tutti noi”, ha concluso Meloni, sintetizzando la sua visione di politica estera nel 2026.
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