🌐 Come riconoscere e valorizzare gli alunni gifted
La plusdotazione non è solo “essere bravi”: studenti gifted pensano diversamente, si annoiano e vanno supportati con strumenti didattici specifici. Docenti e scuole devono imparare a riconoscere segnali cognitivi e comportamentali per non lasciare invisibili potenzialità uniche e favorire un’educazione inclusiva e stimolante.
Essere plusdotati significa molto più di ottenere voti alti: può comportare un modo unico di osservare il mondo, un’intensa curiosità e talvolta difficoltà a inserirsi nei contesti educativi standard. Per questo motivo, il riconoscimento precoce e il supporto adeguato restano sfide cruciali per scuole e docenti in Italia e nel mondo.

Plusdotazione: cosa significa davvero
La plusdotazione cognitiva non è un concetto nuovo, ma solo di recente la ricerca pedagogica e neuroscientifica ha iniziato a delinearne profili e caratteristiche con maggiore rigore. Secondo fonti didattiche, i bambini gifted manifestano competenze precoci e interessi non comuni per l’età, come precocità nella lettura, vocabolario avanzato e curiosità per concetti astratti che gli altri coetanei difficilmente comprendono.
Gli studenti plusdotati rappresentano circa il 2% della popolazione scolastica – un numero piccolo, ma significativo – e spesso il loro potenziale resta invisibile agli occhi dell’insegnante medio se non ci si sofferma su come pensano e si comportano.
La plusdotazione non si limita alla sfera cognitiva: può presentare uno sviluppo disarmonico, in cui il livello intellettivo è molto avanzato mentre la dimensione emotiva o sociale si sviluppa in modo più lento o diverso. Per questo è fondamentale un approccio educativo che tenga conto dell’intera persona, non solo degli apprendimenti accademici.
Segnali e segnali mancati: come si riconosce un alunno plusdotato
Riconoscere un alunno gifted non è semplice come guardare i voti: mentre alcuni mostrano eccellenza in compiti specifici, altri possono annoiarsi, isolarsi o addirittura mascherare le loro abilità piuttosto che esibirle.
I tratti più frequentemente associati alla plusdotazione includono:
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Capacità di apprendere rapidamente e con meno ripetizioni rispetto ai coetanei.
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Curiosità intensa e domande originali o “scomode” sulla realtà e concetti astratti.
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Boredom scolastico: un alunno gifted può apparire distratto o disinteressato non per mancanza di capacità, ma per noia davanti a contenuti troppo semplici.
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Pensiero laterale e creativo, ossia la capacità di vedere connessioni che altri ignorano.
Tuttavia, il profilo di plusdotazione può essere confuso con altre condizioni, come ADHD o DSA, rendendo necessario un processo diagnostico accurato e multidimensionale. L’insegnante può osservare segnali, ma solo una valutazione specialistica può confermare l’alto potenziale cognitivo.
Formazione e strumenti
Una criticità ricorrente – anche evidenziata da ricerche sulle percezioni dei docenti italiani – riguarda la scarsa preparazione specifica degli insegnanti sul tema della plusdotazione. Molti percorsi formativi si concentrano su bisogni educativi speciali e difficoltà di apprendimento, lasciando in secondo piano il riconoscimento delle eccellenze cognitive.
L’insegnante quindi è spesso il primo filtro nella “visibilità” o nell’invisibilità di un alunno gifted, e la mancanza di strumenti specifici può portare a non cogliere segnali importanti di talento.
Per andare oltre la semplice osservazione individuale, numerosi studi internazionali suggeriscono che la valutazione della plusdotazione dovrebbe essere multidimensionale, combinando nomination da parte di insegnanti e famiglie con strumenti diagnostici standardizzati e osservazioni sistematiche.

Dalla teoria alla pratica
Al di là della diagnosi, il vero nodo è l’inclusione: come fare in modo che un alunno gifted non resti scolasticamente e socialmente isolato?
Organismi internazionali come l’OCSE sottolineano che l’educazione dei gifted richiede strategie di accelerazione e arricchimento, che stimolino gli studenti ad esprimere il proprio potenziale senza escludere gli altri.
Gli approcci di arricchimento possono includere:
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Progetti di approfondimento personalizzati per andare oltre il curriculum standard.
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Gruppi di studio avanzati o compiti di livello superiore per mantenere alto l’interesse.
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Mentorship e attività extracurricolari che ampliino prospettive e competenze.
In alcuni casi, iniziative dedicate, come centri di eccellenza per gifted, nascono per offrire un ambiente di supporto più strutturato fuori dal contesto scolastico tradizionale.

Il gifted come persona
La plusdotazione non è una merce rara da esporre: è una condizione che, se non supportata, può portare non solo all’isolamento cognitivo, ma anche a difficoltà emotive e sociali. Un alunno gifted che non trova stimoli adeguati può sperimentare frustrazione, noia, o comportamenti di ritiro.
Per questo, docenti, scuole e famiglie devono collaborare, non per “premiare” l’eccellenza, ma per costruire un ambiente educativo inclusivo che riconosca le differenze individuali come risorse e non come anomalie.
Più che cercare l’“alunno perfetto”, l’obiettivo è costruire scuole capaci di valorizzare ogni tipo di intelligenza, affinché nessun talento resti invisibile.
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