đ Nel rudere sul mare nasce la galleria dâarte di Borgo Egnazia
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ToggleUn rudere abbandonato sulla costa pugliese sta per rinascere come galleria dâarte contemporanea, trasformando unâex marmeria in disuso in un grande contenitore culturale che promette di attrarre visitatori, investimenti e visibilitĂ internazionale. Il progetto, ideato dal gruppo Melpignano insieme a importanti esponenti del mondo dellâarte, ha ottenuto nelle scorse settimane il via libera dalla Zona economica speciale (Zes) nonostante le forti opposizioni di Regione, Comune e Soprintendenza.
Quello che doveva essere un intervento ordinario di riqualificazione urbana e culturale si è trasformato in un caso politico e amministrativo: Roma sblocca il piano contestato, utilizzando poteri speciali per scavalcare i pareri negativi ed accelerare lâavvio di unâopera da 7 milioni di euro che potrebbe cambiare la geografia culturale della costa pugliese.
Il progetto: arte contemporanea sul mare
đ Lâarea interessata dal piano è lâex stabilimento della marmeria Imarfa, un edificio industriale in stato di abbandono da anni, situato tra Savelletri e Torre Canne, lungo una delle coste piĂš suggestive dellâAdriatico. La proposta â che ha raccolto il favore di alcuni esponenti locali e di operatori economici â prevede la sistemazione dello spazio come galleria dâarte contemporanea curata da Iniziative San Domenico, con opere site-specific progettate da artisti come Mimmo Paladino e altri interpreti della cultura visiva italiana e internazionale.
Lâintervento è stato presentato come unâopportunitĂ per recuperare unâarea degradata, generare occupazione e ampliare lâofferta culturale e turistica dellâintero territorio. I promotori sottolineano che la galleria non avrĂ funzione ricettiva: non saranno cioè aggiunti servizi alberghieri, ristoranti o spazi commerciali tipici dei resort, ma solo ambienti espositivi e percorsi culturali fruibili da cittadini e turisti.
Ciò che ha reso controverso il progetto non è solo la natura dellâopera, ma il modo in cui è stata concessa lâautorizzazione. Regione Puglia e Comune di Fasano avevano espresso pareri contrari o comunque critici, sollevando dubbi su impatti paesaggistici, urbanistici e sulla compatibilitĂ dellâintervento con le norme di tutela ambientale e culturale. La Soprintendenza di Lecce, competente per lâarea, aveva indicato precise prescrizioni per concedere lâok, tra cui la rimozione delle parti residue dei muri perimetrali e la rinaturalizzazione dellâintera area.
Ma è stata proprio lâutilizzazione della Zona economica speciale (Zes), uno strumento che concede accelerazioni burocratiche e deroghe in nome dello sviluppo economico, a permettere di superare questi ostacoli. âLe criticitĂ indicate dalla Soprintendenza, oltre a essere generiche, non si ritiene possano superare lâinteresse pubblicoâ, recita il provvedimento, che punta sugli impatti positivi in termini di turismo, crescita culturale e occupazione.
Per molti osservatori, questa accelerazione rappresenta un precedente significativo, che potrebbe incidere sui rapporti tra tutela dei beni culturali e spinte alla valorizzazione economica del patrimonio. In altre parole: il progetto va avanti perchĂŠ considerato di interesse pubblico strategico, non perchĂŠ unanimemente condiviso.
Un dibattito acceso
Le reazioni allâapprovazione non si sono fatte attendere. Tra chi plaude allâiniziativa e chi la definisce un abuso di potere si è aperto un confronto serrato.

Sostenitori del progetto
Lâassessore regionale uscente al Bilancio, il fasanese Fabiano Amati, ha definito il via libera un ÂŤimportante passo che trasforma unâarea degradata in uno spazio di bellezzaÂť, pur manifestando qualche ÂŤrammaricoÂť per il mancato coinvolgimento diretto del Comune. Il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, ha spiegato che la scelta di percorrere la strada della Zes è stata dettata proprio dalla volontĂ di aggirare gli annunciati pareri negativi di Regione e Soprintendenza e di non lasciare lâarea in abbandono.
Voci critiche
Sul fronte opposto, lâurbanista Dino Borri ha parlato di una vera e propria âabdicazione delle tuteleâ, affermando che strumenti come le Zes rischiano di bypassare normative di tutela paesaggistica consolidate sin dagli anni â50 e â60, quando si iniziò a legiferare per preservare contesti come quello della costa pugliese. Secondo Borri, quellâedificio sarebbe stato meglio demolirlo, e lâarte potrebbe essere esposta in luoghi meno sensibili dal punto di vista ambientale.
Il dibattito riflette una questione piĂš ampia che interessa molte aree italiane: come conciliare la preservazione del paesaggio con la rigenerazione culturale e lâattrazione di investimenti privati?. Alcuni blogger e addetti ai lavori, riprendendo casi simili in Toscana o Liguria, evidenziano che senza una regolazione piĂš chiara, opere di questo tipo potrebbero aprire la strada a un turismo âculturaleâ che, paradossalmente, rischierebbe di deturpare ciò che vuol valorizzare.

Borgo Egnazia: da resort di lusso a polo culturale
Ă interessante collocare il progetto nel quadro piĂš ampio della notorietĂ di Borgo Egnazia, il celebre resort di lusso pugliese a Savelletri di Fasano che ha giĂ ospitato eventi internazionali importanti come il G7 del 2024 e ha attirato lâattenzione globale per la sua proposta di ospitalitĂ a cinque stelle.
Il resort, progettato da Pino Brescia e costruito seguendo i dettami della tradizione locale con tufo e pietra, è divenuto simbolo di un modello â esportabile â di turismo di lusso e di esperienze legate alla cultura, alla gastronomia e alla natura.
Lâintervento sulla ex marmeria si inserisce nel tentativo di estendere questa visione: da luogo di soggiorno a catalizzatore di creativitĂ e produzione artistica. Se realizzato nei tempi previsti (lâopera dovrebbe partire entro un anno e concludersi in tre), potrebbe arricchire ulteriormente lâofferta del territorio con un grande spazio culturale aperto tutto lâanno, unico nel suo genere sulla costa pugliese.
Ă inevitabile chiedersi se questa operazione segnerĂ un precedente per altri interventi simili lungo lâAdriatico o altrove. Da una parte, gli amministratori locali vedono nellâiniziativa un volano per lo sviluppo, capace di creare occupazione e accrescere flussi turistici anche fuori stagione. Dallâaltra, critici e studiosi di paesaggio temono che lâuso strumentale delle Zes possa indebolire tutele consolidate e aprire a speculazioni in aree di alto valore ambientale e culturale.
In questo contesto, la galleria dâarte di Borgo Egnazia diventa piĂš di un semplice progetto culturale: è il simbolo di unâItalia in bilico tra conservazione e innovazione, tra desiderio di apertura al mondo e tensione a preservare ciò che è unico e fragile.
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