9:53 am, 17 Gennaio 26 calendario

🌐 Nel rudere sul mare nasce la galleria d’arte di Borgo Egnazia

Di: Redazione Metrotoday
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Nonostante pareri contrari e critiche di urbanisti, la nascita della galleria d’arte nel rudere costiero dell’ex marmeria Imarfa accende un dibattito politico e culturale sulla tutela del paesaggio pugliese, mentre Roma sblocca il piano contestato con la leva della Zona economica speciale.

Un rudere abbandonato sulla costa pugliese sta per rinascere come galleria d’arte contemporanea, trasformando un’ex marmeria in disuso in un grande contenitore culturale che promette di attrarre visitatori, investimenti e visibilità internazionale. Il progetto, ideato dal gruppo Melpignano insieme a importanti esponenti del mondo dell’arte, ha ottenuto nelle scorse settimane il via libera dalla Zona economica speciale (Zes) nonostante le forti opposizioni di Regione, Comune e Soprintendenza.

Quello che doveva essere un intervento ordinario di riqualificazione urbana e culturale si è trasformato in un caso politico e amministrativo: Roma sblocca il piano contestato, utilizzando poteri speciali per scavalcare i pareri negativi ed accelerare l’avvio di un’opera da 7 milioni di euro che potrebbe cambiare la geografia culturale della costa pugliese.

Il progetto: arte contemporanea sul mare

📌 L’area interessata dal piano è l’ex stabilimento della marmeria Imarfa, un edificio industriale in stato di abbandono da anni, situato tra Savelletri e Torre Canne, lungo una delle coste più suggestive dell’Adriatico. La proposta – che ha raccolto il favore di alcuni esponenti locali e di operatori economici – prevede la sistemazione dello spazio come galleria d’arte contemporanea curata da Iniziative San Domenico, con opere site-specific progettate da artisti come Mimmo Paladino e altri interpreti della cultura visiva italiana e internazionale.

L’intervento è stato presentato come un’opportunità per recuperare un’area degradata, generare occupazione e ampliare l’offerta culturale e turistica dell’intero territorio. I promotori sottolineano che la galleria non avrà funzione ricettiva: non saranno cioè aggiunti servizi alberghieri, ristoranti o spazi commerciali tipici dei resort, ma solo ambienti espositivi e percorsi culturali fruibili da cittadini e turisti.

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Ciò che ha reso controverso il progetto non è solo la natura dell’opera, ma il modo in cui è stata concessa l’autorizzazione. Regione Puglia e Comune di Fasano avevano espresso pareri contrari o comunque critici, sollevando dubbi su impatti paesaggistici, urbanistici e sulla compatibilità dell’intervento con le norme di tutela ambientale e culturale. La Soprintendenza di Lecce, competente per l’area, aveva indicato precise prescrizioni per concedere l’ok, tra cui la rimozione delle parti residue dei muri perimetrali e la rinaturalizzazione dell’intera area.

Ma è stata proprio l’utilizzazione della Zona economica speciale (Zes), uno strumento che concede accelerazioni burocratiche e deroghe in nome dello sviluppo economico, a permettere di superare questi ostacoli. “Le criticità indicate dalla Soprintendenza, oltre a essere generiche, non si ritiene possano superare l’interesse pubblico”, recita il provvedimento, che punta sugli impatti positivi in termini di turismo, crescita culturale e occupazione.

Per molti osservatori, questa accelerazione rappresenta un precedente significativo, che potrebbe incidere sui rapporti tra tutela dei beni culturali e spinte alla valorizzazione economica del patrimonio. In altre parole: il progetto va avanti perchĂŠ considerato di interesse pubblico strategico, non perchĂŠ unanimemente condiviso.

Un dibattito acceso

Le reazioni all’approvazione non si sono fatte attendere. Tra chi plaude all’iniziativa e chi la definisce un abuso di potere si è aperto un confronto serrato.

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Sostenitori del progetto

L’assessore regionale uscente al Bilancio, il fasanese Fabiano Amati, ha definito il via libera un «importante passo che trasforma un’area degradata in uno spazio di bellezza», pur manifestando qualche «rammarico» per il mancato coinvolgimento diretto del Comune. Il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, ha spiegato che la scelta di percorrere la strada della Zes è stata dettata proprio dalla volontà di aggirare gli annunciati pareri negativi di Regione e Soprintendenza e di non lasciare l’area in abbandono.

Voci critiche

Sul fronte opposto, l’urbanista Dino Borri ha parlato di una vera e propria “abdicazione delle tutele”, affermando che strumenti come le Zes rischiano di bypassare normative di tutela paesaggistica consolidate sin dagli anni ’50 e ’60, quando si iniziò a legiferare per preservare contesti come quello della costa pugliese. Secondo Borri, quell’edificio sarebbe stato meglio demolirlo, e l’arte potrebbe essere esposta in luoghi meno sensibili dal punto di vista ambientale.

Il dibattito riflette una questione più ampia che interessa molte aree italiane: come conciliare la preservazione del paesaggio con la rigenerazione culturale e l’attrazione di investimenti privati?. Alcuni blogger e addetti ai lavori, riprendendo casi simili in Toscana o Liguria, evidenziano che senza una regolazione più chiara, opere di questo tipo potrebbero aprire la strada a un turismo “culturale” che, paradossalmente, rischierebbe di deturpare ciò che vuol valorizzare.

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Borgo Egnazia: da resort di lusso a polo culturale

È interessante collocare il progetto nel quadro più ampio della notorietà di Borgo Egnazia, il celebre resort di lusso pugliese a Savelletri di Fasano che ha già ospitato eventi internazionali importanti come il G7 del 2024 e ha attirato l’attenzione globale per la sua proposta di ospitalità a cinque stelle.

Il resort, progettato da Pino Brescia e costruito seguendo i dettami della tradizione locale con tufo e pietra, è divenuto simbolo di un modello – esportabile – di turismo di lusso e di esperienze legate alla cultura, alla gastronomia e alla natura.

L’intervento sulla ex marmeria si inserisce nel tentativo di estendere questa visione: da luogo di soggiorno a catalizzatore di creatività e produzione artistica. Se realizzato nei tempi previsti (l’opera dovrebbe partire entro un anno e concludersi in tre), potrebbe arricchire ulteriormente l’offerta del territorio con un grande spazio culturale aperto tutto l’anno, unico nel suo genere sulla costa pugliese.

È inevitabile chiedersi se questa operazione segnerà un precedente per altri interventi simili lungo l’Adriatico o altrove. Da una parte, gli amministratori locali vedono nell’iniziativa un volano per lo sviluppo, capace di creare occupazione e accrescere flussi turistici anche fuori stagione. Dall’altra, critici e studiosi di paesaggio temono che l’uso strumentale delle Zes possa indebolire tutele consolidate e aprire a speculazioni in aree di alto valore ambientale e culturale.

In questo contesto, la galleria d’arte di Borgo Egnazia diventa più di un semplice progetto culturale: è il simbolo di un’Italia in bilico tra conservazione e innovazione, tra desiderio di apertura al mondo e tensione a preservare ciò che è unico e fragile.

17 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 22:55 )
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