🌐 “Sting, dacci i soldi”: la guerra dei Police in tribunale
Quarantacinque anni dopo la formazione dei Police e oltre quattro decenni dalla pubblicazione di classici come Roxanne, Message in a Bottle e soprattutto Every Breath You Take, la disputa su chi debba incassare cosa continua ad accendere polemiche, mettendo sotto i riflettori non solo il valore economico dei diritti d’autore, ma anche la complessità degli accordi musicali nel mondo digitale.
Una band epocale e una controversia che riemerge
I Police, nati a Londra nel 1977, conquistarono fama mondiale con uno stile che mescolava rock, reggae e pop e vendettero milioni di dischi prima di sciogliersi nel 1984. Tra i loro brani, Every Breath You Take fu l’unico numero uno negli Stati Uniti nel 1983 e rimane uno dei pezzi più remunerativi del rock moderno.
Ma oggi il successo si intreccia con il contendere legale. Andy Summers (chitarra) e Stewart Copeland (batteria) sostengono che, nonostante il contributo creativo alla musica dei Police, non avrebbero ricevuto la giusta parte delle royalties generate dagli ascolti in streaming e altre forme di sfruttamento digitale.
Secondo i loro legali, la richiesta potrebbe aggirarsi ben oltre i 2 milioni di dollari, arrivando potenzialmente a oltre 8 milioni di sterline se si tengono in considerazione tutte le richieste e i danni richiesti.
Al centro della causa: le royalties digitali
Al cuore della disputa c’è l’interpretazione di contratti stipulati decenni fa, quando l’industria musicale non poteva nemmeno immaginare l’avvento di piattaforme come Spotify, Apple Music e YouTube. Secondo l’accordo preliminare del 1977 — formalizzato poi nel 1981 e aggiornato nel 1997 e 2016 — ogni membro avrebbe dovuto ricevere il 15% delle royalties generate dalle composizioni degli altri.
Tuttavia, le parti litigano proprio sul fatto che quell’accordo copra anche i ricavi derivanti dal digitale e dallo streaming. Sting sostiene che il testo del 2016 limiti i pagamenti ai soli diritti “meccanici” di vendita fisica (vinili, CD), mentre Summers e Copeland affermano che la diffusione digitale debba rientrare nei compensi loro spettanti.
«La tecnologia è cambiata, ma i diritti restano diritti», ripetono i legali dei due musicisti, evidenziando come i flussi di denaro derivanti dallo streaming siano ormai componenti centrali dell’industria musicale contemporanea.
Sting paga ma non si arrende
Nel corso del contenzioso, Sting ha già versato oltre £595.000 (circa 700.000 euro) ai suoi ex compagni, ammettendo una sottostima nei pagamenti storici, ma la querelle non si è placata. Gli avvocati di Sting sostengono che le somme versate rappresentano più di quanto dovuto e parlano di un tentativo “illegittimo” di reinterpretare gli accordi del passato.
Dalla parte opposta, Summers e Copeland affermano che le somme ricevute siano solo una frazione di quanto generato dalle registrazioni, considerando soprattutto che Every Breath You Take da sola frutta circa £550.000 l’anno in royalties a Sting, anche grazie alla costante popolarità su piattaforme digitali e utilizzi in serie TV e pubblicità.
Una canzone, mille controversie
Il pezzo centrale della disputa non è solo un grande successo commerciale, ma anche un simbolo. Every Breath You Take — spesso frainteso come una canzone d’amore — è stato descritto dallo stesso Sting come un brano dal tono “ossessivo e inquietante”, nato in un periodo difficile della sua vita personale.
La canzone, oltre a dominare le classifiche negli anni ’80, ha avuto una lunga vita nel mondo digitale, generando un flusso continuo di ascolti globali: secondo alcune stime, il brano viene riprodotto milioni di volte ogni giorno sulle piattaforme di streaming, contribuendo a generare introiti considerevoli anche decenni dopo la sua pubblicazione.
Per i legali di Summers e Copeland, questo reddito continuo non può ignorare le componenti creative apportate da tutti i membri della band, nonostante Sting sia accreditato come unico autore del brano.
Il contesto più vasto del business musicale
La disputa legale non è un caso isolato nel mondo della musica. Con l’avvento del digitale, le questioni sui diritti d’autore, sullo sfruttamento dello streaming e sulla ripartizione dei proventi sono diventate terreno fertile per controversie legali. Artisti come Bruce Springsteen, Bob Dylan e David Bowie hanno venduto i loro cataloghi per centinaia di milioni di dollari, rendendo ancora più delicato il tema della redistribuzione dei profitti tra chi ha contribuito alla creazione di capolavori musicali.
In questo scenario, il caso dei Police può diventare un precedente significativo, perché mette in luce come gli accordi presi nell’era analogica debbano essere interpretati alla luce delle tecnologie e delle modalità di fruizione contemporanee.
Tra nostalgia e polemiche: cosa resta dei Police
Nonostante la disputa, il valore artistico della band rimane indiscusso: album come Outlandos d’Amour, Regatta de Blanc e Synchronicity sono pietre miliari della musica rock. Tuttavia, la litigiosità attuale solleva domande più profonde su come la musica di una generazione venga valorizzata, tutelata e remunerata oggi.
Per i fan, la rinnovata attenzione mediatica può essere motivo di riflessione: le canzoni che hanno segnato la cultura pop non sono soltanto ricordi, ma contratti, numeri e diritti da proteggere.
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