10:00 am, 16 Gennaio 26 calendario

🌐 PFAS acqua potabile: entrano in vigore nuovi limiti UE

Di: Redazione Metrotoday
condividi
PFAS acqua potabile limiti UE: dal 12 gennaio 2026 sono entrati in vigore i nuovi limiti dell’Unione Europea per la presenza di PFAS nell’acqua destinata al consumo umano, nel quadro di una più vasta strategia per contrastare gli “inquinanti eterni”. Norme più rigide, monitoraggio armonizzato e obbligo di intervento per superamenti. Ma la battaglia contro i PFAS è solo all’inizio.

Un passo storico nella tutela dell’acqua potabile

Il 12 gennaio 2026 segna una data storica per la tutela dell’acqua potabile nell’Unione Europea: entrano in vigore i nuovi limiti UE per la presenza di PFAS nell’acqua destinata al consumo umano, accompagnati da regole di monitoraggio armonizzate per tutti gli Stati membri.

📌  I PFAS, acronimo di per- e polifluoroalchiliche sostanze, sono composti chimici resistenti alla degradazione, utilizzati in una vastissima gamma di prodotti – dai rivestimenti anti-macchia alle schiume antincendio – e noti come “forever chemicals” per la loro persistenza nell’ambiente e nei tessuti biologici.

La novità più rilevante è l’obbligo per gli Stati membri di:

  • monitorare in modo armonizzato i PFAS nell’acqua potabile;

  • comunicare alla Commissione UE i risultati dei controlli, compresi eventuali superamenti dei valori limite;

  • attuare misure per ridurre la concentrazione di PFAS qualora vengano superati i limiti, come la chiusura di pozzi contaminati o l’introduzione di tecnologie di trattamento specifiche.

I limiti imposti dall’UE: più severi, ma non ovunque uniformi

Secondo la Direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano (Direttiva 2020/2184), gli Stati membri devono rispettare due parametri chiave:

  • un limite per la somma di 20 specifici PFAS fissato a 0,1 µg/l (100 ng/l);

  • un limite per la “PFAS totale” a 0,5 µg/l (500 ng/l).

Questi limiti, pur segnando un passo avanti, sono ritenuti insufficienti da molti esperti scientifici. Alcuni Paesi europei – come Danimarca e Svezia – hanno adottato norme ancora più rigorose per alcuni dei PFAS più pericolosi, con limiti dell’ordine di pochi nanogrammi per litro.

In Italia, il recepimento della direttiva è stato accompagnato dal Decreto Legislativo del 19 giugno 2025, n. 102, che allinea la legislazione nazionale alle prescrizioni europee e aggiorna i requisiti per materiali a contatto con l’acqua potabile.

https://levinlaw.com/wp-content/uploads/2024/04/41561_2024_1402_Fig1_HTML.jpg

PFAS: che cosa sono e perché preoccupano

I PFAS sono un insieme vastissimo di sostanze chimiche (si stima che ne esistano oltre 10.000 varianti) utilizzate in moltissimi settori industriali e domestici. La loro caratteristica chimica di resistenza all’acqua e al grasso li rende utili, ma allo stesso tempo in grado di accumularsi nell’ambiente e nell’organismo umano per decenni.

Numerosi studi scientifici hanno associato i PFAS a effetti negativi sulla salute umana, tra cui:

  • alterazioni del sistema immunitario;

  • effetti endocrini e riproduttivi;

  • potenziale rischio di alcuni tumori.
    La persistenza di queste sostanze nell’ambiente ha spinto l’UE, ma anche singoli Stati come la Francia, a introdurre restrizioni specifiche alla loro produzione e uso nei prodotti di consumo.

Monitoraggio armonizzato: una rivoluzione metodologica

Un elemento centrale delle nuove regole UE è l’introduzione di criteri armonizzati di monitoraggio per i PFAS nell’acqua potabile. Questo significa che le autorità idriche dei Paesi membri dovranno utilizzare metodologie di analisi validate su scala europea, per garantire che i dati raccolti siano comparabili e attendibili.

Prima di queste norme, le tecniche di controllo variavano da Paese a Paese, rendendo difficile avere una mappatura accurata della contaminazione e delle tendenze a livello comunitario.

Il monitoraggio riguarda sia il parametro “Somma di PFAS” sia quello “PFAS totale”, due metriche che consentono di valutare la presenza combinata di molteplici molecole all’interno del gruppo PFAS.

https://foreverpollution.eu/wp-content/uploads/sites/7/2025/01/cropped-The-Map-of-Forever-Pollution-thumb-min.png

L’Europa di fronte all’emergenza PFAS: dati e contesti

I PFAS sono ormai presenti in acque superficiali, falde, e sistemi di approvvigionamento idrico in tutta Europa, con centinaia di siti contaminati e concentrazioni che, in ricerche recenti, hanno superato i limiti europei in molte zone.

Secondo analisi indipendenti, oltre 23.000 siti europei sono stati rilevati come contaminati da PFAS, con altri 21.500 potenzialmente interessati da tale contaminazione.

Inoltre, studi di ONG e gruppi ambientalisti hanno evidenziato casi di livelli di PFAS – o suoi derivati come il TFA – ben al di sopra dei limiti considerati sicuri, anche in acque minerali e potabili.

Nonostante l’entrata in vigore dei nuovi limiti, la comunità scientifica e le associazioni per la salute pubblica sottolineano come l’azione dell’UE sia solo un primo passo. Alcuni pongono l’accento sulla necessità di:

  • ampliare la lista di PFAS soggetti a controllo;

  • ridurre ulteriormente i limiti di sicurezza, avvicinandoli a quelli adottati da Paesi come Danimarca o Svezia;

  • promuovere tecnologie di trattamento dell’acqua più efficaci e diffuse;

  • introdurre il principio precauzionale di eliminazione o sostituzione delle sostanze più pericolose alla fonte.

Critici hanno anche osservato che, per alcune sostanze derivate dai PFAS come il TFA, non esistono ancora limiti specifici, lasciando spazi di incertezza normativa e potenziali rischi per la salute.

Proteggere l’acqua oggi per il futuro

L’entrata in vigore dei nuovi limiti UE sui PFAS nell’acqua potabile rappresenta senza dubbio un avanzamento significativo verso la protezione della salute pubblica e dell’ambiente. Tuttavia, la sfida rimane enorme: i “forever chemicals” sono diffusi in larga parte della catena ambientale e richiedono risposte integrate che vadano oltre i confini delle singole normative.

La nuova fase del controllo europeo, più rigorosa e coordinata, offrirà strumenti migliori per individuare, confrontare e intervenire sulle contaminazioni. Ma per assicurare un’acqua davvero sicura alle future generazioni sarà necessario continuare a innovare, monitorare e regolamentare in modo sempre più ambizioso.

16 Gennaio 2026 ( modificato il 14 Gennaio 2026 | 20:08 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA