6:26 am, 16 Gennaio 26 calendario

🌐 Iran: Trump vede tensioni in calo mentre Teheran nega esecuzioni

Di: Redazione Metrotoday
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Il presidente Donald Trump afferma che la repressione delle proteste in Iran “sembra attenuarsi” e che non ci sono piani per grandi **esecuzioni”, mentre il governo di Teheran nega l’omicidio extragiudiziale e conferma che un giovane arrestato non sarà giustiziato. Il mondo osserva con apprensione proteste, diritti umani e rischio di sconfinamenti regionali.

📌  In un momento di estrema tensione internazionale, gli Stati Uniti e l’Iran si trovano in un fragile equilibrio sulle conseguenze di mesi di proteste di massa nella Repubblica islamica e sulla risposta violenta della leadership clericale. Il presidente **Donald Trump ha dichiarato che “le uccisioni nel quadro della repressione sembrano diminuire” e che non ci sono piani per **esecuzioni di massa”, adottando una posizione di attesa dopo aver più volte minacciato un possibile intervento.

La Casa Bianca ha anche annunciato sanzioni contro funzionari iraniani ritenuti responsabili della repressione, in quello che appare come un tentativo di aumentare la pressione su Teheran pur evitando un’escalation militare diretta.

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“Non c’è un piano per impiccare persone”, insiste Teheran

Sul fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato con fermezza che il regime abbia intenzione di giustiziare manifestanti arrestati durante le proteste. “Non c’è alcun piano per appendere persone — l’impiccagione non è contemplata”, ha detto in un’intervista, citato dai media internazionali.

La conferma arriva anche da fonti statali iraniane riguardo a un giovane di 26 anni arrestato a Karaj: secondo quanto riportato, non riceverà la pena di morte, contrariamente a quanto segnalato da gruppi per i diritti umani all’inizio della settimana.

Queste dichiarazioni rappresentano un passo indietro rispetto alle paure di una repressione sanguinosa con esecuzioni rapide dei dissidenti, che avevano scatenato allarmi internazionali e preoccupazioni per una possibile escalation tra Washington e Teheran.

Proteste e repressione: il quadro più ampio

Le proteste iraniane, iniziate alla fine di dicembre 2025 in risposta a condizioni economiche precarie e crescenti costi della vita, si sono rapidamente trasformate in uno dei momenti più difficili per il regime dagli anni successivi alla rivoluzione islamica del 1979. Le autorità hanno reagito con una forte repressione, con centinaia di morti e arresti su larga scala. Secondo alcuni gruppi per i diritti umani, il numero di vittime potrebbe superare le migliaia, anche se le cifre ufficiali sono oggetto di contestazione.

La situazione interna è complicata da un blackout di internet di lunga durata, che ha ridotto l’afflusso di informazioni verso l’esterno e ostacolato le comunicazioni dei manifestanti.

Trump tra retorica forte e prudenza strategica

Il presidente americano, dopo giorni di dichiarazioni forti e minacce di intervento, ha parzialmente ammorbidito il tono pur mantenendo la capacità di pressione. Trump ha dichiarato che le informazioni in suo possesso suggeriscono un calo della violenza interna in Iran e ha espresso speranza che la situazione possa “continuare” in questa direzione.

Tuttavia, non ha escluso del tutto un’azione militare, affermando che gli Stati Uniti stanno osservando attentamente gli sviluppi e mantengono tutte le opzioni sul tavolo. La prudenza espressa riflette probabilmente i timori di un conflitto regionale più ampio, in un contesto già segnato da tensioni tra Washington e Teheran.

Le reazioni globali e regionali

La possibile attenuazione della repressione ha avuto effetti immediati sui mercati globali, con il prezzo del petrolio in lieve calo rispetto ai massimi recenti e l’oro che si è stabilizzato dopo un picco.

Nel frattempo, potenze regionali come Turchia e Arabia Saudita hanno espresso preoccupazione per ogni possibile violenza di massa in Iran, sottolineando la necessità di stabilità e di evitare escalation che potrebbero coinvolgere altri attori nel Medio Oriente.

La situazione resta comunque fluida: alcuni funzionari occidentali avevano suggerito nei giorni scorsi che un intervento statunitense contro obiettivi iraniani sarebbe potuto avvenire “nelle prossime 24 ore”, anche se questo scenari non sembra ora imminente.

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Diritti umani sotto i riflettori

Organizzazioni internazionali per i diritti umani continuano a monitorare la situazione, denunciando la morte di centinaia di manifestanti e condannando l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza iraniane. Secondo rapporti indipendenti, la cifra dei morti dall’inizio delle proteste è una delle più elevate registrate in decenni.

Le autorità iraniane, dal canto loro, sostengono che le manifestazioni sono state strumentalizzate da “forze ostili” esterne e che le misure prese sono mirate a difendere la sicurezza interna, un argomento che viene spesso utilizzato per giustificare operazioni repressive.

Un momento cruciale per l’Iran e la geopolitica

Il declino apparente della repressione, unito alle negazioni ufficiali sulle esecuzioni, rappresenta un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti. Tuttavia, in un paese dove le tensioni sociali ed economiche rimangono profonde, la speranza di una distensione duratura è ancora incerta.

Il rapporto tra Stati Uniti e Iran rimane complesso, segnato da reciproche diffidenze e da una storia di conflitti diplomatici. La situazione delle proteste e la risposta internazionale continueranno a influenzare non solo la stabilità interna di Teheran, ma anche gli equilibri regionali in Medio Oriente.

16 Gennaio 2026
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