8:03 am, 15 Gennaio 26 calendario

🌐  Volano i prezzi degli alimentari: Antitrust avvia indagine

Di: Redazione Metrotoday
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Volano i prezzi degli alimentari, indagine dell’Antitrust sulla grande distribuzione: l’Autorità garante della concorrenza ha aperto un’inchiesta conoscitiva per capire come la Grande Distribuzione Organizzata influenza prezzi, rapporti con i fornitori e formazione dei listini nei negozi, sullo sfondo di un aumento dei prezzi dei beni alimentari del +24,9% negli ultimi quattro anni, molto superiore all’inflazione generale. L’indagine punta a comprendere squilibri di potere, pratiche commerciali e impatti su agricoltori e consumatori.

L’inflazione alimentare corre più dell’inflazione generale

Il quadro della spesa alimentare in Italia negli ultimi anni mostra una crescita dei prezzi molto più accentuata rispetto all’inflazione complessiva. Secondo i dati dell’Istat citati dall’Antitrust, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali in più rispetto all’inflazione generale di beni e servizi al consumo (17,3%).

Questo dato non è solo statistico: per una famiglia italiana media la spesa alimentare annuale è salita di oltre 1.400 euro rispetto al 2021, cifra che sale a quasi 1.915 euro per un nucleo con due figli, secondo stime di associazioni di consumatori. Le famiglie lamentano infatti che l’aumento dei prezzi non sia più spiegabile soltanto con costi energetici o shock internazionali, ma sembri avere componente strutturale legata anche alle dinamiche competitive della filiera.

Perché l’Antitrust è scesa in campo

Di fronte a questa situazione, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata (Gdo) nella filiera agroalimentare italiana. L’obiettivo è comprendere se certe pratiche commerciali delle grandi catene possano aver influenzato la determinazione dei prezzi finali ai consumatori.

Secondo l’Autorità, l’anello di scambio tra distributori finali e fornitori è uno “snodo cruciale per la determinazione dei prezzi al consumo e per la redditività delle attività produttive a monte”. In particolare, l’indagine si concentra su tre aspetti centrali:

  • il potere di acquisto delle catene della Gdo e come esso venga esercitato attraverso accordi con fornitori, cooperative e centrali di acquisto;

  • le richieste di corrispettivi per servizi di vendita, come il posizionamento dei prodotti sugli scaffali, le promozioni e il lancio di nuove referenze (il cosiddetto trade spending);

  • il ruolo crescente dei prodotti a marchio del distributore (le private label), che sempre più incidono sul paniere alimentare e sulle dinamiche di competizione tra insegne.

Squilibrio di potere: agricoltori e catene distributive

Un elemento chiave evidenziato dall’inchiesta è lo squilibrio di potere contrattuale tra produttori agricoli e grandi catene della Gdo, spesso accusate di imporre condizioni economiche difficili da accettare per i piccoli e medi fornitori. Secondo l’Antitrust, questo squilibrio potrebbe tradursi in una maggiore pressione su produttori, margini ridotti e una minore trasparenza sui costi reali della filiera.

Gli agricoltori, infatti, lamentano che nonostante i prezzi finali crescenti, i loro margini di profitto non migliorano di pari passo, molto perché la contrattazione con le catene avviene in un contesto dove poche grandi insegne detengono la maggior parte del potere d’acquisto.

La Gdo sotto la lente: strategie commerciali e prezzi finali

Le grandi catene di supermercati e ipermercati sono protagoniste di un mercato caratterizzato da forti concentrazioni territoriali e da strategie competitive complesse. Da anni, studi settoriali mostrano come l’introduzione di prodotti a marchio del distributore (private label) abbia ampliato quote di mercato e influenzato le dinamiche di prezzo, talvolta a vantaggio dei consumatori, ma anche creando effetti di compressione dei margini per marche industriali e produttori.

Inoltre, la pratica del trade spending, ovvero la richiesta da parte della Gdo di pagamenti ai fornitori per servizi come l’inserimento nei volantini o il posizionamento delle merci sugli scaffali, è sotto esame perché potrebbe tradursi in costi nascosti scaricati indirettamente sui consumatori.

Impatto sui consumatori: una spesa sempre più cara

L’effetto più immediato dell’aumento dei prezzi alimentari, oltre al maggiore costo della spesa, riguarda la percezione di equità dei consumatori e la fiducia nel mercato alimentare. Famiglie e consumatori riportano frequenti aumenti non solo di prodotti freschi, ma anche di beni di largo consumo come pasta, latte, carne e ortofrutta.

Gli aumenti sono spesso spiegati, a seconda delle analisi, sia con l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, sia con dinamiche competitive interne al settore retail che spingono i prezzi verso l’alto, oltre la normale dinamica inflazionistica.

Ripercussioni sulla filiera agroalimentare italiana

La filiera agroalimentare italiana è frammentata: migliaia di piccoli produttori agricoli e trasformatori si confrontano con un numero ridotto di grandi acquirenti nella fase distributiva. Questo disequilibrio rischia di tradursi non solo in pressioni sui prezzi, ma anche in scelte strategiche di mercato che premiano prodotti a basso costo o private label a discapito della qualità o della diversificazione produttiva.

Alcuni economisti ed esperti di settore sottolineano che migliorare la contrattazione e aumentare l’aggregazione dei produttori agricoli potrebbe dare loro maggiore peso negoziale. Tuttavia, tale soluzione richiederebbe riforme strutturali e politiche di sostegno per favorire cooperative e sistemi di acquisto collettivo.

Le associazioni dei consumatori e le risposte del mercato

Le associazioni di consumatori, come il Codacons e altre sigle di tutela, hanno già commentato l’avvio dell’indagine, definendola un passo importante per affrontare “una forma di speculazione sui prezzi” che sta gravando sui bilanci familiari. Secondo questi gruppi, le catene della Gdo dovrebbero rendere più trasparenti le logiche di prezzo e promozione per ristabilire equilibrio tra produttori, distributori e consumatori stessi.

Alcuni analisti osservano anche come il potere d’acquisto dei consumatori sia diminuito, portando molte famiglie a razionare la spesa o a rivolgersi a discount e catene con politiche di prezzo più aggressive per cercare sollievo economico.

L’indagine dell’Antitrust non ha scadenze vincolanti immediate per modifiche normative, ma le conclusioni potrebbero avere impatti su politiche future relative alla concorrenza e alla regolazione della grande distribuzione organizzata in Italia. Se emergeranno pratiche anti‑competitive o squilibri strutturali, l’Autorità potrebbe proporre raccomandazioni o interventi regolatori per garantire maggiore trasparenza e competitività.

Prezzi, poteri e futuro della filiera

La notizia che volano i prezzi degli alimentari e che l’Antitrust ha aperto un’indagine sulla grande distribuzione segna un punto di svolta nel dibattito economico sul costo della spesa in Italia. La crescita dei prezzi del 24,9% in quattro anni e lo squilibrio tra inflazione alimentare e generale sollevano interrogativi che vanno ben oltre il semplice dato statistico, coinvolgendo potere contrattuale, pratiche commerciali e sostenibilità della filiera agroalimentare.

In un momento in cui la spesa quotidiana pesa sempre di più sui bilanci familiari, questa indagine potrebbe costituire non solo un controllo di mercato, ma un catalizzatore per una conversazione più ampia sulla giustizia economica e sulla competitività nel sistema alimentare italiano.

15 Gennaio 2026 ( modificato il 14 Gennaio 2026 | 22:07 )
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