🌐 Usa, Pentagono avvia revisione su efficacia delle donne soldato
Nell’Esercito degli Stati Uniti prende forma una revisione storica sull’“efficacia delle donne soldato” nei ruoli di combattimento, decisa dal Pentagono per valutare a dieci anni dall’apertura totale la reale utilità operativa delle donne nelle prime linee. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha ufficialmente lanciato una revisione di sei mesi per valutare l’“efficacia operativa” delle donne soldato che servono nei ruoli di combattimento terrestre dell’esercito, della fanteria e delle forze marine, segnando un momento chiave nel dibattito sulla condizione delle donne nelle forze armate. Il compito, affidato all’Institute for Defense Analyses attraverso una richiesta formale di dati da parte dell’Undersecretary of Defense for Personnel, punta a raccogliere informazioni su preparazione, addestramento, performance, perdite e clima di comando delle unità miste, quasi dieci anni dopo che il Pentagono ha eliminato ogni restrizione residua sulle posizioni combattive aperte alle donne.
Una svolta dal retroscena controverso
📌 Questa revisione – voluta dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, da poco insediato alla guida del Dipartimento – arriva in un clima politico e militare teso, con forti divisioni sulla presenza femminile nei ruoli più duri e pericolosi delle forze armate. La decisione di analizzare i dati sull’efficacia arriva dopo anni di dibattito interno e pubblico, compresi commenti espressi dallo stesso Hegseth in passato, in cui aveva messo in discussione l’opportunità per le donne di servire in combattimento diretto. Nel corso di interviste e interventi pubblici, il segretario aveva affermato che, nonostante non fosse contrario alla presenza femminile nelle forze armate in generale, riteneva che alcune posizioni di combattimento potessero risultare “più complicate” con donne presenti, sollevando critiche da parte di veterani e sostenitori dell’uguaglianza.
Il Pentagono ha però sottolineato che la revisione non mira a limitare l’accesso delle donne – purché soddisfino gli standard necessari – ma piuttosto a verificare se e come l’integrazione femminile nei ruoli di combattimento abbia influito sull’efficacia generale delle unità in prima linea. Il portavoce del Dipartimento ha ribadito che gli standard per i compiti di combattimento saranno “uniformi e neutrali rispetto al genere”, basati su criteri fisici e di abilità, e che non ci saranno compromessi per soddisfare quote o agende ideologiche.

I termini della revisione: dati, metriche e un’analisi severa
Secondo il memo interno, l’analisi si concentrerà su numerose variabili, comprese la prontezza delle unità, l’addestramento, la performance complessiva, il numero di perdite e il clima di comando all’interno di unità integrate. I leader dell’Esercito e del Corpo dei Marines devono fornire riferimenti di contatto e materiale — anche non pubblicamente disponibile — entro metà gennaio al gruppo di analisi incaricato.
L’obiettivo formale dichiarato è quello di valutare “l’efficacia operativa delle unità di combattimento terrestre 10 anni dopo la rimozione di tutte le restrizioni sulle donne in quei ruoli”. Tuttavia, la cornice politica e retorica attorno alla revisione suggerisce che il dibattito non si limita a una pura questione di numeri: si gioca anche sulla percezione culturale del ruolo femminile nell’ambito militare, sull’equiparazione tra uomini e donne e su una ridefinizione delle aspettative di performance fisica e psicologica.
Contesto storico: dal divieto totale all’integrazione progressiva
La presenza delle donne nell’Esercito degli Stati Uniti non è nuova: dalla Seconda Guerra Mondiale e fino agli anni ’90, si sono combattute battaglie legali e culturali per far sì che le donne potessero accedere a compiti sempre più impegnativi, pur rimanendo spesso confinate a ruoli di supporto e non di combattimento diretto. Nel 1948, una legge definiva l’esclusione delle donne dai ruoli combattivi; le prime aperture si verificarono negli anni ’90, e fu solo con la decisione del 2015 di allora–Segretario alla Difesa Ash Carter che tutte le posizioni di combattimento sono state ufficialmente aperte alle donne, purché soddisfassero gli stessi standard fisici e di addestramento richiesti agli uomini. Da allora, migliaia di donne hanno servito nelle file di fanteria, artiglieria e unità corazzate, con diverse che hanno completato corsi notoriamente difficili come lo Ranger School o il Green Beret training.
Prima di questa apertura totale, molte donne avevano comunque sperimentato ruoli di combattimento “de facto” pur non essendo formalmente abilitate: durante i conflitti in Iraq e Afghanistan, per esempio, donne impegnate in ruoli di supporto si sono spesso trovate in situazioni di fuoco diretto, tanto che il confine tra ruoli di supporto e combattimento diretto si è progressivamente sfumato.

Le reazioni interne: critiche e allarmi
La mossa del Pentagono ha già suscitato reazioni forti e polarizzate. Diverse veterane e sostenitrici dell’inclusione femminile hanno definito la revisione come un tentativo implicito di limitare la partecipazione delle donne nei ruoli più impegnativi delle forze armate, affermando che la loro presenza ha rafforzato, non indebolito, l’efficacia delle unità militari. Alcuni osservatori sottolineano come numerosi studi e dati raccolti negli ultimi anni non abbiano mostrato alcuna diminuzione evidente della prontezza delle unità miste, né alcun problema specifico legato alla presenza femminile.
Per contro, chi sostiene la revisione sottolinea che una valutazione rigorosa e aggiornata è necessaria per garantire che gli standard rimangano “elitari” e coerenti con le esigenze di combattimento moderno, soprattutto in un’epoca in cui le forze armate americane guardano a scenari di conflitto di alta intensità con attrezzature avanzate e minacce complesse.
Il nodo degli standard fisici e la neutralità di genere
Un punto centrale del dibattito riguarda gli standard fisici per le unità combattive. Storicamente, l’Esercito USA — come molte forze armate nel mondo — ha adottato criteri di idoneità basati su età e sesso per alcuni ruoli non combattivi. Tuttavia, con l’apertura dei ruoli di combattimento, è emersa la richiesta di adottare standard “gender‑neutral” basati su compiti fisici specifici legati al lavoro sul campo, come il trasporto di carichi pesanti, la velocità di spostamento o la capacità di recuperare feriti sotto fuoco. La revisione attuale cerca di dare una risposta ufficiale a come tali standard debbano essere applicati e interpretati, pur senza compromettere la coesione operativa.
Un dibattito che supera i confini militari
Più che una semplice analisi tecnica, questa revisione riflette un dibattito più ampio sulla parità di genere, sul ruolo delle donne nella società e sulla cultura istituzionale delle forze armate statunitensi. Per molti veterani, per chi ha servito in prima linea e per le famiglie dei soldati, la questione va oltre le statistiche: riguarda il riconoscimento del contributo, il valore della diversità e il modo in cui un’istituzione così centrale come l’esercito definisce forza, capacità e ruolo del singolo.
Verso il futuro: cosa può cambiare
La revisione durerà sei mesi, ma il suo impatto potenziale potrebbe durare anni. A seconda dei risultati, potrebbe influenzare decisioni su addestramento, standard fisici, criteri di selezione e perfino politiche di carriera per decine di migliaia di uomini e donne che aspirano a servire in prima linea. Alcuni analisti sostengono che la discussione attuale potrebbe spingere anche altri alleati degli Stati Uniti — molte delle quali già integrano donne nei ruoli di combattimento — a riflettere sulle proprie pratiche e priorità.
La revisione dell’“efficacia delle donne soldato” non riguarda solo cifre: è una pagina nuova nella storia delle forze armate statunitensi, che chiamano in causa identità, aspettative sociali e la capacità stessa degli eserciti moderni di adattarsi a un mondo in rapido cambiamento.
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