10:08 am, 15 Gennaio 26 calendario

🌐 Fisco: la Corte europea ferma lo “spionaggio” dei conti correnti

Di: Redazione Metrotoday
condividi

Fisco controlli ISA CEDU: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo boccia l’Italia sull’accesso ai conti correnti e impone regole più rigorose sui controlli fiscali, mentre il 2026 vede una massiccia ondata di verifiche basata sugli ISA (Indicatori Sintetici di Affidabilità) con oltre 395 mila controlli mirati. L’equilibrio tra lotta all’evasione e diritti dei contribuenti entra nel mirino di Strasburgo.

Una rivoluzione nei controlli fiscali italiani

Il 2026 inaugura una fase di trasformazione strutturale dei controlli fiscali in Italia. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno pianificato circa 395 mila verifiche fiscali basate su tecnologie digitali e incrocio di banche dati, abbandonando progressivamente i tradizionali controlli a campione per concentrarsi su selezioni basate sul rischio e sugli ISA — gli Indicatori Sintetici di Affidabilità che attribuiscono a ogni partita Iva un punteggio da 1 a 10.

Gli ISA funzionano come una sorta di “pagella fiscale”: punteggi elevati possono ridurre i controlli e garantire benefici premiali, mentre punteggi bassi segnalano anomalie e attirano l’attenzione degli ispettori.

Questo nuovo approccio, che conta su oltre 200 banche dati e algoritmi sofisticati, promette una lotta all’evasione più efficace, ma solleva anche timori sulla trasparenza, sulla privacy e sulle garanzie procedurali dei contribuenti.

La sentenza CEDU che scuote il Fisco italiano

📌 Proprio quando il sistema di controlli si sta consolidando, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha emesso una sentenza destinata a cambiare il paradigma operativo dell’Amministrazione finanziaria italiana. Con la pronuncia Ferrieri e Bonassisa contro Italia dell’8 gennaio 2026, Strasburgo ha stabilito che il modo in cui il Fisco accede ai dati bancari dei contribuenti viola l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela il diritto alla vita privata e familiare.

È un colpo significativo: secondo la CEDU, l’Italia ha concesso all’Agenzia delle Entrate un potere ‘eccessivamente discrezionale’ nell’accesso e nell’analisi dei conti correnti, senza garanzie procedurali adeguate e senza un controllo giudiziario o indipendente efficace prima o dopo l’azione investigativa.

La Corte ha sottolineato che le norme italiane non delimitano sufficientemente quando e come l’amministrazione può accedere ai dati bancari, né offrono strumenti immediati (come un ricorso efficace) per i contribuenti che si sentono lesi da queste ingerenze.

In sostanza, per Strasburgo:

  • L’accesso ai conti correnti costituisce un’ingerenza significativa nella vita privata;

  • Tale interferenza è ammissibile solo se prevista da norme chiare e accompagnata da garanzie reali;

  • Il sistema italiano attuale non soddisfa questi standard.

Le conseguenze pratiche per i contribuenti

La decisione della Corte non annulla i controlli fiscali, ma impone una revisione profonda delle regole interne. Per rimanere compatibili con la Convenzione, l’Italia dovrà:

  • Introdurre criteri normativi chiari e vincolanti per l’accesso ai dati bancari;

  • Garantire motivazioni dettagliate per ogni accesso ai conti correnti;

  • Prevedere un controllo giudiziario o indipendente preventivo o almeno tempestivo;

  • Assicurare un diritto di ricorso effettivo ai contribuenti, già in fase istruttoria, non solo a valle di un accertamento fiscale.

Queste modifiche, se adottate, avranno impatti concreti sulla quotidianità fiscale di aziende e professionisti, rafforzando le garanzie procedurali ma anche complicando – almeno inizialmente – il quadro operativo degli uffici fiscali.

ISA e tecnologia: un bilancio tra efficienza e rischi

L’introduzione di controlli basati su dati incrociati e punteggi ISA è parte di una trasformazione digitale dell’amministrazione fiscale, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’evasione fiscale in modo più mirato ed efficiente rispetto ai metodi del passato.

Tuttavia, l’uso massiccio di dati personali, tra cui informazioni bancarie e spese dichiarate, accende un dibattito sulla privacy, sulla trasparenza dei criteri utilizzati dagli algoritmi e sulle garanzie minime per i contribuenti. Secondo gli esperti, senza adeguati freni normativi il rischio è che il Fisco possa agire in modo troppo invasivo, con un “Grande Fratello fiscale” difficilmente opponibile.

I rischi maggiori e chi potrebbe essere nel mirino

Non tutti i contribuenti hanno la stessa probabilità di finire sotto analisi. Gli ISA, infatti, tengono conto di variabili come:

  • Incoerenze tra redditi dichiarati e spese sostenute;

  • Anomalie nei ricavi rispetto alla media di settore;

  • Ricavi bassi ma costi elevati per affitti o dipendenti;

  • Uso anomalo di crediti d’imposta o crediti IVA.

Chi si trova con un punteggio ISA basso vedrà una maggiore probabilità di controlli approfonditi, mentre chi ha punteggi alti può ottenere benefici come esenzioni da alcune formalità o riduzioni delle verifiche più invasive.

Verso un nuovo equilibrio tra fisco e diritti

La combinazione tra l’espansione dei controlli ISA e la sentenza CEDU mette l’Italia di fronte a un bivio: come conciliare l’efficacia nella lotta all’evasione con il rispetto dei diritti fondamentali dei contribuenti?

È una sfida non solo tecnica, ma anche politica e culturale. Mentre l’amministrazione fiscale spinge verso una maggiore digitalizzazione e uso dei dati, i giudici di Strasburgo ricordano che la tutela della privacy non può essere sacrificata sull’altare dell’efficienza statale.

Il 2026, quindi, non sarà solo l’anno dei controlli digitali su larga scala, ma anche quello in cui si ridefiniranno i confini tra potere fiscale e diritti individuali, in un equilibrio che promette di segnare profondamente il rapporto tra Stato e cittadini negli anni a venire.

15 Gennaio 2026 ( modificato il 14 Gennaio 2026 | 20:13 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA