8:40 am, 14 Gennaio 26 calendario

🌐 Separazione delle carriere, cosa prevede la riforma della giustizia

Di: Redazione Metrotoday
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Dalla modifica costituzionale all’Alta Corte disciplinare: analisi della proposta che divide magistratura giudicante e magistratura requirente. La separazione delle carriere è il cuore della riforma costituzionale della giustizia che sarà sottoposta al referendum confermativo il 22 e 23 marzo 2026. La proposta, fortemente voluta dal governo e approvata in Parlamento, mira a riscrivere l’ordinamento giudiziario introducendo percorsi professionali distinti tra giudici e pubblici ministeri, modificando in profondità l’attuale assetto della magistratura italiana.

Che cosa significa separazione delle carriere

Attualmente, in Italia, la magistratura è un unico ordine costituzionale: chi supera il concorso entra in magistratura e, dopo la scuola di formazione, sceglie se intraprendere la carriera giudicante (come giudice) o quella requirente (come pubblico ministero). Nel corso della carriera era possibile cambiare funzione almeno una volta nei primi anni di attività.

Con la riforma costituzionale, invece, questi percorsi si separano in via definitiva:

  • magistratura giudicante: chi si occupa delle sentenze nei processi;

  • magistratura requirente: chi conduce le indagini e rappresenta l’accusa nel processo.

Il passaggio da una carriera all’altra sarà vietato, con il risultato di creare due ordini professionali distinti all’interno della stessa magistratura.

Questa separazione mira a rendere più coerenti e specializzati i ruoli, evitando possibili interferenze o “infiltrazioni di cultura requirente all’interno delle decisioni giudicanti”, secondo i sostenitori della riforma. Tuttavia, i critici obiettano che potrebbe diminuire l’indipendenza delle procure e aumentare il rischio di condizionamenti politici nelle scelte dei pubblici ministeri.

I punti chiave della riforma

Modifica di articoli costituzionali

Il testo di riforma, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, interviene su molteplici articoli della Costituzione — tra cui gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 — per disciplinare i nuovi assetti di autogoverno e le funzioni dei magistrati, sia giudicanti che requirenti.

Due Consigli Superiori della Magistratura (CSM)

Invece di un unico Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che governa sia giudici sia pubblici ministeri, la riforma prevede due CSM distinti, ciascuno competente per una delle due carriere. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica.

I membri dei CSM non saranno tutti eletti: una parte sarà scelta tramite sorteggio da elenchi predisposti dal Parlamento, mentre altri saranno magistrati delle rispettive carriere.

Alta Corte disciplinare

Un’altra novità è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri, con il compito di giudicare sui comportamenti dei magistrati. Questa corte sarà formata da membri nominati dal Presidente della Repubblica e da altri sorteggiati, oltre a magistrati provenienti da entrambi i rami della magistratura.

Autonomia e indipendenza

Una delle premesse della riforma è garantire maggiore autonomia agli organi requirenti, separandoli da quelli giudicanti. I sostenitori affermano che questa distinzione possa ridurre i conflitti di ruolo e rendere più trasparente l’azione giudiziaria.

Perché la riforma è così dibattuta

📌 La cosiddetta separazione delle carriere è tra i punti più controversi della riforma della giustizia. Secondo i promotori, si tratta di un passo necessario per avvicinare l’Italia a modelli europei di ordinamento giudiziario, dove spesso esiste una distinzione netta tra pubblici ministeri e giudici.

Tuttavia, diversi giuristi e associazioni di magistrati — tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) — hanno espresso forti critiche: affermano che la riforma potrebbe indebolire l’indipendenza delle procure, rendendole potenzialmente più suscettibili alle pressioni politiche o di governo.

Le opposizioni politiche di centrosinistra condividono questa preoccupazione, sostenendo che la separazione non affronta i problemi reali di efficienza della giustizia, come la lentezza dei processi o la carenza di organico, e rischia di creare ulteriori complicazioni istituzionali.

Il referendum confermativo del 22‑23 marzo 2026

Poiché si tratta di modifiche costituzionali, il provvedimento non entrerà in vigore automaticamente: sarà sottoposto a referendum confermativo il 22 e 23 marzo 2026, e il suo esito sarà valido indipendentemente dal quorum — quindi non serve un numero minimo di votanti per rendere valido il risultato.

Gli elettori dovranno scegliere tra Sì (approvare la riforma) o No (respingerla). La consultazione ha scatenato un intenso dibattito politico, con appelli da parte di entrambi gli schieramenti a convincere il corpo elettorale della propria visione.

In molti paesi europei la separazione fra pubblici ministeri e giudici è già consolidata, e l’Italia era spesso citata come un’eccezione per il suo sistema di magistratura unificata. L’introduzione di carriere distinte può quindi essere vista come un adeguamento agli standard internazionali, anche se rimane oggetto di vivaci discussioni sul modo migliore per garantire giustizia e indipendenza.

Il dibattito pubblico si concentra su diversi aspetti:

  • Sostenitori della riforma affermano che la separazione delle carriere ridurrebbe conflitti di interesse e favorirebbe una maggiore specializzazione e trasparenza;

  • Critici sostengono che la riforma non risolve i problemi strutturali della giustizia italiana, e potrebbe addirittura minare i principi di indipendenza del pubblico ministero, elemento fondamentale nel sistema accusatorio moderno.

La separazione delle carriere, con le sue implicazioni per l’organizzazione della magistratura, rappresenta uno dei nodi più importanti della riforma costituzionale della giustizia. Al centro di una discussione che attraversa politica, diritto e società, questa riforma promette di rimodellare non solo l’ordinamento giudiziario, ma anche l’equilibrio tra poteri dello Stato, se confermata dagli elettori il prossimo marzo.

14 Gennaio 2026 ( modificato il 13 Gennaio 2026 | 11:45 )
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