🌐 Venezuela, la partita dell’Eni sulle sanzioni USA
In un contesto geopolitico turbolento e in rapida evoluzione, la presenza di Eni in Venezuela riaccende il dibattito sulla funzione delle sanzioni statunitensi, sul recupero dei crediti e sulle prospettive future dell’industria petrolifera del Paese sudamericano. La notizia pubblicata dal Corriere della Sera descrive una partita complessa in cui il gruppo energetico italiano, insieme alla spagnola Repsol, mantiene un ruolo chiave nonostante il quadro normativo ostile e le tensioni internazionali.
Un enigma energetico tra sanzioni e forniture essenziali
L’elemento centrale della vicenda è la presenza attiva di Eni e Repsol in Venezuela nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che mirano da anni a limitare le risorse petrolifere del Paese come strumento di pressione politica contro il regime di Nicolás Maduro.
Le attività di Eni nel Paese riguardano soprattutto la produzione di gas naturale attraverso la joint venture Cardón IV, che fornisce oltre metà dell’energia elettrica della nazione venezuelana insieme a Repsol, un dato che sottolinea quanto sia profonda l’integrazione del gruppo italiano nell’economia locale.
Questa presenza è significativa: l’energia fornita non è un lusso, ma un elemento vitale per la stabilità economica e sociale del Venezuela.
Ma la contesa non si limita all’energia. Eni vanta crediti considerevoli verso la statale Petroleos de Venezuela (PDVSA), ammontanti a circa $2,3 miliardi a metà 2025, con la quota cresce ulteriormente a causa del ritiro delle licenze che permettevano il recupero dei pagamenti tramite carichi di greggio.
Sanzioni Usa: pressione, revoca delle licenze e nuove regole del gioco
Negli ultimi mesi l’amministrazione statunitense ha adottato un approccio fortemente pragmatico: da un lato rafforzando le sanzioni tradizionali contro il settore petrolifero venezuelano (incluso il blocco di navi e compagnie che operano nel settore), dall’altro intraprendendo iniziative operative per stabilizzare la situazione energetica dopo la cattura dell’ex presidente Maduro e l’installazione di un governo ad interim alleato degli Stati Uniti.
Tra le recenti mosse di Washington:
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Un ordine esecutivo firmato il 10 gennaio 2026 dal presidente Donald Trump per proteggere i proventi del petrolio venezuelano da sequestri giudiziari e creditori privati, con l’obiettivo dichiarato di usarli per sostenere la stabilità economica e politica nell’area.
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La possibilità concreta di un ulteriore alleggerimento delle sanzioni petrolifere già dalla prossima settimana, secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent; una misura che potrebbe rendere più semplice la vendita di greggio venezuelano e favorire il rientro di investimenti statunitensi nel Paese.
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Un accordo con Caracas per esportare fino a 50 milioni di barili di petrolio verso gli Stati Uniti, che segnala un cambio di passo nelle relazioni energetiche tra i due Paesi.
Queste dinamiche stanno progressivamente trasformando il Venezuela da un obiettivo di pura pressione geopolitica a un possibile campo di investimento e di redistribuzione delle risorse energetiche globali.
Focus su Eni: rischi, strategie e opportunità
Per Eni, il contesto è duplice: da un lato vi è il rischio di perdite finanziarie legate alle ingenti somme dovute da PDVSA e alla limitata capacità di incassare tali crediti; dall’altro, una potenziale riapertura del mercato venezuelano offre opportunità di espansione e consolidamento in una delle regioni con le riserve petrolifere più grandi al mondo.
Secondo analisti del settore, le mosse di Washington potrebbero favorire un ritorno graduale delle società internazionali nel Paese, purché siano garantite condizioni legali e protezioni dagli azionisti e dai rischi politici tipici dei mercati emergenti. Ciò rappresenterebbe un cambio storico rispetto alla posizione statunitense tradizionale di massima pressione.
Le prospettive per i colossi petroliferi, italiani ed europei, ruotano attorno a tre questioni chiave:
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La concessione di nuovi permessi operativi da parte degli Stati Uniti
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La possibilità di recuperare i crediti accumulati da anni di attività, spesso oggetto di controversie legali
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Un quadro normativo più stabile che possa attirare investimenti a lungo termine
L’impatto sulla geopolitica energetica globale
L’evoluzione della situazione venezuelana è destinata a influenzare non solo l’economia del Paese, ma anche i mercati energetici globali. Il Venezuela possiede le riserve petrolifere più grandi al mondo, stimate in centinaia di miliardi di barili, e un eventuale ritorno delle esportazioni su larga scala potrebbe ridisegnare equilibri energetici e prezzi internazionali.
Inoltre, la pressione statunitense sull’industria petrolifera venezuelana si intreccia con dinamiche diplomatiche e militari più ampie, comprese le relazioni con potenze come Cina e Russia, il ruolo dell’OPEC e la concorrenza per l’accesso alle risorse naturali nelle Americhe. Questi fattori pongono al centro della scena globale non solo il Venezuela, ma l’intero sistema energetico mondiale.
T
ra incertezza e opportunità
La partita dell’Eni sulle sanzioni Usa in Venezuela è un esempio paradigmatico di come l’economia globale sia sempre più connessa alla politica estera, alla sicurezza nazionale e alle strategie geopolitiche. In un mondo in cui il petrolio continua a essere un asset strategico, la combinazione di sanzioni, revisioni politiche e nuove relazioni diplomatiche sta trasformando rapidamente il teatro energetico internazionale.
Per Eni e altri operatori internazionali, la chiave sarà trovare un equilibrio tra gestione del rischio, rispetto delle normative internazionali e capacità di cogliere le opportunità emergenti in un mercato tradizionalmente difficile ma ricco di potenziale.
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