10:14 am, 12 Gennaio 26 calendario

🌐 Trump ‘rilancia’ Rubio presidente di Cuba

Di: Redazione Metrotoday
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Trump ‘rilancia’ Rubio presidente di Cuba, commentando su Truth Social un post ironico e lanciando un ultimatum a L’Avana mentre le relazioni USA–Cuba entrano in una nuova fase di tensione. Un’uscita politica senza precedenti che ha già scatenato reazioni durissime all’Avana e perplessità a Washington e nelle capitali di tutto il mondo.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato la suggestione – originariamente nata sui social – che il segretario di Stato Marco Rubio possa diventare “presidente di Cuba”, scatenando una reazione globale e una nuova ondata di tensioni nel cosiddetto “cortile di casa” americano.

Nel suo post su Truth Social, Trump ha ripubblicato un messaggio virale in cui si affermava: “Marco Rubio sarà presidente di Cuba”, aggiungendo un laconico ma significativo: “Sounds good to me!” (“Mi sembra un’ottima idea!”), frase che ha rapidamente trasformato la boutade in un caso politico mondiale.

Un meme diventa geopolitica

📌  La genesi di questa singolare dichiarazione è, almeno all’origine, quasi satirica. Il messaggio originario che Trump ha rilanciato – pubblicato da un account con pochi follower – non riflette alcuna politica ufficiale degli Stati Uniti e potrebbe essere interpretato, almeno in partenza, più come ironia che come strategia diplomatica.

Eppure, la risposta di Trump non è stata ironica ma platealmente seria, almeno nella forma. La scelta di un tono entusiastico ha spinto commentatori e governi a chiedersi se dietro l’apparente scherzo non si nasconda una visione più profonda di egemonia o influenza diretta su Cuba.

La cornice di una nuova offensiva USA in America Latina

La provocazione arriva in un momento di forte tensione geopolitica. Solo pochi giorni prima, forze statunitensi avevano catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, in un’operazione che ha provocato decine di vittime tra militari venezuelani e cubani e segnato un deciso giro di vite statunitense contro i governi di Caracas e L’Avana.

In parallelo, Trump ha lanciato un avvertimento a Cuba affinché “raggiunga un accordo” con Washington, minacciando di interrompere definitivamente qualsiasi flusso di petrolio e sostegno finanziario proveniente dal Venezuela. “Non ci saranno più petrolio o soldi per Cuba – zero!”, ha twittato Trump, sottolineando che la situazione è una resa dei conti tra le due potenze americane.

Il messaggio è chiaro: Washington vuole ottenere concessioni politiche da L’Avana, mentre allo stesso tempo solleva dubbi e perplessità sul futuro del regime comunista cubano.

La reazione dell’Avana: rabbia e condanna

Il governo cubano non ha tardato a reagire. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha bollato gli Stati Uniti come “egemone criminale e fuori controllo”, dichiarando che Cuba non ha mai ricevuto alcuna forma di “compenso monetario o materiale” per i propri rapporti con altri Paesi e sottolineando con forza la sovranità nazionale dell’isola.

La replica di L’Avana è netta e dura: Trump viene descritto come un attore destabilizzante non solo per Cuba ma per l’intera regione, e la proposta di un leader americano come presidente di Cuba viene percepita come una violazione flagrante del diritto internazionale e della sovranità di uno Stato indipendente.

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Rubio: dal segretario di Stato a politica estera di prima linea

Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, è diventato una figura di spicco nel nuovo assetto politico di Washington. Oltre a servire come segretario di Stato, Rubio ha assunto anche il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale, un duplice incarico che lo pone al centro della politica estera statunitense, inclusa quella verso l’America Latina.

Rubio ha una lunga storia di critiche ai governi di Cuba e Venezuela, e la sua nomina aveva già suscitato dibattito e preoccupazione sulle implicazioni per le relazioni con L’Avana. Questo contesto aumenta la portata politica dell’uscita di Trump, trasformandola da meme virale a manifesto di una strategia diplomatica aggressiva.

Giornalismo e blog: come si è diffusa la notizia?

La notizia è stata rapidamente ripresa da agenzie internazionali (Reuters, AP), quotidiani globali e blog indipendenti di analisi geopolitica. L’attenzione è stata soprattutto sulla bizzarria delle modalità comunicative di Trump — che spesso utilizza i social media per lanciare messaggi ufficiali — ma anche sul fatto che questa dichiarazione giunge in un quadro di forte instabilità regionale.

Alcuni commentatori vedono nell’uscita una strategia di pressione indiretta su Cuba, volta a costringere l’apertura politica o compromessi negoziali, sfruttando al contempo la figura di Rubio come simbolo di leadership anticomunista. Altri ritengono la mossa perfino controproducente, denunciando il rischio di un’ulteriore escalation con L’Avana e possibili ripercussioni per la sicurezza e l’economia cubana.

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Una provocazione destinata a restare tale?

È importante sottolineare che non esiste alcuna politica ufficiale americana che preveda la nomina o l’imposizione di un presidente negli affari interni di Cuba. Nonostante ciò, il rilancio della frase “Marco Rubio presidente di Cuba” da parte di Trump ha già prodotto un ampio impatto mediatico e diplomatico, mettendo sotto i riflettori le fratture esistenti nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba e le dinamiche di potere in America Latina.

Per ora rimane incerta la reale intenzione dietro la dichiarazione di Trump: provocazione elettorale, pressione diplomatica, o semplice spettacolo mediatico. Quel che è certo è che la risposta di L’Avana, il clamore internazionale e le analisi politiche in corso indicano come questo episodio possa avere ripercussioni durature nella geopolitica dell’emisfero occidentale.

L’affermazione di Trump di aver “rilanciato Rubio presidente di Cuba” non è solo un meme esploso sui social, ma un segnale politico carico di tensioni latenti tra Washington e L’Avana. In gioco c’è molto più di una battuta: il futuro delle relazioni bilaterali, la sovranità cubana e la strategia statunitense in America Latina restano al centro di un dibattito globale acceso e in continua evoluzione.

12 Gennaio 2026
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