11:51 pm, 11 Gennaio 26 calendario

🌐 Venezuela, Descalzi pronto a lavorare con compagnie USA

Di: Redazione Metrotoday
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L’amministratore delegato Eni Claudio Descalzi pronto a lavorare con compagnie USA sul petrolio venezuelano in vista di un riavvicinamento energetico dopo anni di crisi e tensioni geopolitiche, mentre gli Stati Uniti esplorano nuove strategie per rilanciare il settore petrolifero venezuelano.

L’energia venezuelana torna al centro delle dinamiche geopolitiche globali. Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha confermato la propria disponibilità a lavorare con compagnie statunitensi nell’ambito del settore petrolifero in Venezuela, segnalando uno spostamento strategico dopo anni di sanzioni, strette commerciali e crisi produttiva che avevano isolato il Paese sudamericano dagli investitori occidentali.

La notizia, riportata da AGI, si inserisce in un contesto più ampio che vede Washington e Caracas impegnate in un negoziato commerciale senza precedenti: gli Stati Uniti stanno discutendo un accordo per importare fino a 2 miliardi di dollari di petrolio venezuelano, un segnale di apertura dopo anni di embargo e tensioni politiche.

Questa evoluzione non è casuale. Dopo l’operazione militare statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro e a un nuovo quadro di relazioni Washington‑Caracas, la Casa Bianca ha convocato i vertici delle maggiori compagnie petrolifere mondiali per esplorare possibili investimenti nei campi petroliferi venezuelani allo scopo di rilanciare una produzione storicamente cruciale per i mercati energetici globali.

Una nuova era per il petrolio venezuelano

Per anni, gli asset petroliferi venezuelani sono stati paralizzati da sanzioni internazionali, incapacità produttiva e carenze infrastrutturali: la produzione quotidiana di greggio è crollata a circa 900 mila‑1 milione di barili al giorno, lontana dai picchi storici oltre i 3 milioni di barili.

In questo scenario si inserisce la volontà dichiarata di Descalzi di cooperare con compagnie petrolifere statunitensi, un segnale di pragmatismo industriale che punta a sfruttare competenze tecnologiche e capitali privati per contribuire al rilancio del settore.

Secondo analisti di settore, questo spostamento potrebbe rappresentare una delle opportunità più rilevanti di riconfigurazione energetica dell’America Latina nel prossimo decennio, favorendo l’integrazione tra expertise italiana, americana e venezuelana. Tuttavia, la vera chiave di volta resta la gestione delle sanzioni e delle autorizzazioni governative, che finora hanno limitato fortemente i rapporti commerciali tra Caracas e le multinazionali occidentali.

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Descalzi alla Casa Bianca e il contesto geopolitico

La presenza del CEO di Eni alla riunione di alto livello organizzata alla Casa Bianca con i capi delle principali compagnie petrolifere mondiali, tra cui ExxonMobil, Chevron e Repsol, è indicativa di un cambiamento di prospettiva negli equilibri energetici globali.

In quell’incontro, promosso dall’amministrazione Trump, sono stati discussi investimenti potenziali nell’ordine di oltre 100 miliardi di dollari per modernizzare e potenziare gli impianti petroliferi venezuelani. Trump stesso ha ribadito che gli Stati Uniti garantiranno sicurezza agli investitori e supervisioneranno l’espansione infrastrutturale, ponendo però condizioni legali e normative chiare prima che i capitali privati possano fluire in massa.

Di fatto, la strategia di Washington punta a consolidare l’influenza statunitense nel bacino energetico venezuelano, garantendo al contempo un ritorno delle major americane in un mercato strategico dopo anni di assenza a causa delle sanzioni e delle nazionalizzazioni passate

Le sfide delle sanzioni e i ritardi nei pagamenti

Nonostante le aperture, la strada è tutt’altro che semplice. Eni e la spagnola Repsol stanno faticando a recuperare circa 6 miliardi di dollari in pagamenti per il gas fornito e non ancora saldato da PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana, una situazione che complica le future collaborazioni e richiede un dialogo costante con le autorità americane per risolvere le questioni fiscali e legali generate dalle sanzioni.

In passato, infatti, gli USA avevano revocato alcune autorizzazioni che consentivano a Eni di essere pagata in greggio venezuelano per la sua produzione di gas locale, introducendo nuove restrizioni che hanno reso più complessa la gestione dei progetti esistenti.

Descalzi stesso ha più volte ribadito la volontà di mantenere le attività in Venezuela nel rispetto delle normative internazionali e delle sanzioni, pur sottolineando l’importanza di non interrompere la produzione di gas destinata al mercato locale per evitare una crisi sociale profonda.

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La prospettiva di un mercato integrato USA‑Europa‑Venezuela

Il possibile ingresso coordinato di compagnie americane, europee e italiane nel mercato venezuelano farebbe del Paese sudamericano un nodo centrale nell’approvvigionamento energetico mondiale, con potenziali effetti sui prezzi internazionali del petrolio, sugli equilibri geopolitici e sulla sicurezza energetica occidentale.

La capacità di Eni di mediare tra Washington e Caracas, sfruttando le sue relazioni storiche e le competenze tecniche accumulate in decenni di attività globali, potrebbe rivelarsi fondamentale per migliorare la fiducia degli investitori internazionali nel lungo termine.

Nonostante restino numerosi ostacoli normativi, la volontà di collaborare con compagnie USA rappresenta un cambio di paradigma, segno che il settore energetico venezuelano — dopo anni di crisi — potrebbe avviarsi verso una fase di rilancio sostenuto da partnership transatlantiche.

11 Gennaio 2026 ( modificato il 10 Gennaio 2026 | 19:34 )
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