đ Guerra alla flotta ombra, gli USA sequestrano unâaltra petroliera
Prosegue senza sosta lâoperazione navale degli Stati Uniti contro la cosiddetta flotta ombra di petroliere accusate di trasportare greggio venezuelano evitando le sanzioni e i blocchi internazionali. Nelle prime ore del mattino di venerdĂŹ, la Guardia Costiera e forze congiunte statunitensi hanno annunciato il sequestro di una nuova petroliera nel Mar dei Caraibi, la quinta in appena un mese di attivitĂ mirate a stritolare le rotte clandestine dellâoro nero venezuelano.
Secondo la Casa Bianca, lâunitĂ sequestrata è la Olina, un tanker che fino a poco tempo fa batteva il nome Minerva M ed era giĂ sotto sanzioni per aver trasportato petrolio russo prima di essere inserito nella cosiddetta shadow fleet. Le autoritĂ statunitensi affermano che la nave si trovasse in viaggio dal Venezuela verso unâaltra destinazione per eludere il blocco, con un carico di greggio potenziale stimato in oltre 700.000 barili.
Una guerra ai confini del mare
Lâoperazione rientra nel piĂš ampio contesto di Operation Southern Spear, la campagna americana lanciata per interrompere tutte le esportazioni di petrolio venezuelano non autorizzate e colpire le reti di trasporto che violano le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Dal dicembre scorso almeno cinque petroliere sono state sequestrate in acque internazionali, tra cui la Marinera (precedentemente Bella 1) e la M Sophia, entrambe ritenute parte della flotta ombra.
âNon câè rifugio sicuro per chi trasporta petrolio soggetto a embargo,â ha dichiarato un portavoce del Comando Sud degli Stati Uniti, sottolineando che le attivitĂ sono state coordinate da unitĂ navali tra cui la portaerei USS Gerald R. Ford e reparti della US Coast Guard.

Gli Usa sostengono che si tratti di una risposta necessaria per interrompere le entrate che alimenterebbero il regime di NicolĂĄs Maduro, deposto di recente nellâambito di unâazione militare congiunta che ha portato alla sua cattura e al suo trasferimento negli Stati Uniti. Secondo il governo statunitense, il petrolio recuperato non verrĂ disperso in traffici illeciti ma ÂŤverrĂ venduto tramite lâaccordo energetico creato con CaracasÂť, garantendo cosĂŹ un flusso di ricavi per la ricostruzione dellâindustria petrolifera venezuelana sotto supervisione internazionale.
Retorica di diritto e accuse di pirateria
Sul fronte diplomatico, lâazione degli Stati Uniti ha giĂ scatenato forti reazioni. Caracas ha bollato le operazioni come âatto di pirateria internazionaleâ, denunciando che la confisca delle navi e del loro carico viola la sovranitĂ nazionale venezuelana e le norme consuetudinarie del diritto marittimo. Tuttavia, gli Stati Uniti replicano che molte di queste navi operavano con falsi segnali di identificazione e bandiere fraudolente, caratteristica tipica della flotta ombra e motivo per cui possono essere considerate vessels stateless legalmente perseguibili in alto mare.
In passato, gli analisti del settore hanno evidenziato come questi tanker spesso disattivino i sistemi di tracciamento AIS e affidino la gestione a societĂ di comodo in Asia o Medio Oriente, nella netta intenzione di aggirare il monitoraggio internazionale e le sanzioni economiche. Questo sistema di ânavigazione nellâombraâ è costato caro alle compagnie coinvolte, ora nel mirino delle autoritĂ statunitensi e dei paesi alleati.

Accordo con Caracas e nuova forma di controllo strategico
Una delle affermazioni piĂš discusse dellâamministrazione Trump riguarda proprio il riferimento, fatto pubblicamente, a un accordo con le autoritĂ venezuelane, ora guidate dalla vice-presidentessa Delcy RodrĂguez, che permetterebbe il rientro e la vendita del petrolio secondo piani concertati. Tuttavia, fonti diplomatiche riferiscono che i termini di questo accordo non sono stati resi pubblici e restano oggetto di trattative discrete tra Washington e la delegazione venezuelana.
Critici internazionali e esperti di politica energetica osservano come questa strategia possa rappresentare una forma di controllo diretto delle esportazioni di greggio venezuelano da parte degli Stati Uniti, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice rispetto delle sanzioni. Alcuni commentatori lâhanno definita âuna transizione forzata verso un sistema economico sotto influenza americanaâ, mentre altri sottolineano i rischi di tensione con potenze come Russia e Cina, la cui presenza nella regione energetica sudamericana è storicamente significativa.
Implicazioni geopolitiche e reazioni internazionali
La reazione russa, pur moderata in dichiarazioni ufficiali, include il rilascio di due membri dellâequipaggio della Marinera, un gesto visto da Mosca come un tentativo di mantenere aperti i canali diplomatici. Pechino, grande cliente del petrolio venezuelano, ha parlato di pressione economica indebita e strategie di âbullyingâ nei confronti di attori sovrani.
Al contempo, paesi europei e membri dellâOPEC osservano con preoccupazione lo sviluppo della situazione, temendo unâinstabilitĂ prolungata nei mercati energetici globali e un possibile aumento dei prezzi del greggio qualora la campagna USA raggiungesse lâobiettivo di paralizzare totalmente il commercio petrolifero venezuelano non autorizzato.
Un conflitto destinato a durare
Mentre la battaglia contro la flotta ombra continua, con nuovi tanker ancora monitorati e potenzialmente soggetti a future interdizioni, la comunitĂ internazionale si trova di fronte a unâalternanza di scenari: dal rafforzamento delle sanzioni e delle operazioni navali al possibile riavvicinamento diplomatico per stabilizzare le relazioni energetiche regionali.
La guerra alle petroliere ombra rappresenta molto piÚ di una serie di sequestri navali: è un capitolo centrale della competizione geopolitica del XXI secolo, in cui energia, diritto internazionale e politica estera si intrecciano in uno scontro sulle acque caraibiche e oltre.
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