2:06 pm, 10 Gennaio 26 calendario

🌐 Guerra alla flotta ombra, gli USA sequestrano un’altra petroliera

Di: Redazione Metrotoday
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Trump, “In accordo con Caracas”. Gli Stati Uniti intensificano la campagna contro la ‘flotta ombra’ di tankers legati al Venezuela con il sequestro della quinta petroliera nel Mar dei Caraibi, in un’operazione presentata da Washington come concertata con il governo di Caracas.

Prosegue senza sosta l’operazione navale degli Stati Uniti contro la cosiddetta flotta ombra di petroliere accusate di trasportare greggio venezuelano evitando le sanzioni e i blocchi internazionali. Nelle prime ore del mattino di venerdì, la Guardia Costiera e forze congiunte statunitensi hanno annunciato il sequestro di una nuova petroliera nel Mar dei Caraibi, la quinta in appena un mese di attività mirate a stritolare le rotte clandestine dell’oro nero venezuelano.

Secondo la Casa Bianca, l’unità sequestrata è la Olina, un tanker che fino a poco tempo fa batteva il nome Minerva M ed era già sotto sanzioni per aver trasportato petrolio russo prima di essere inserito nella cosiddetta shadow fleet. Le autorità statunitensi affermano che la nave si trovasse in viaggio dal Venezuela verso un’altra destinazione per eludere il blocco, con un carico di greggio potenziale stimato in oltre 700.000 barili.

Una guerra ai confini del mare

L’operazione rientra nel più ampio contesto di Operation Southern Spear, la campagna americana lanciata per interrompere tutte le esportazioni di petrolio venezuelano non autorizzate e colpire le reti di trasporto che violano le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Dal dicembre scorso almeno cinque petroliere sono state sequestrate in acque internazionali, tra cui la Marinera (precedentemente Bella 1) e la M Sophia, entrambe ritenute parte della flotta ombra.

“Non c’è rifugio sicuro per chi trasporta petrolio soggetto a embargo,” ha dichiarato un portavoce del Comando Sud degli Stati Uniti, sottolineando che le attività sono state coordinate da unità navali tra cui la portaerei USS Gerald R. Ford e reparti della US Coast Guard.

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Gli Usa sostengono che si tratti di una risposta necessaria per interrompere le entrate che alimenterebbero il regime di Nicolás Maduro, deposto di recente nell’ambito di un’azione militare congiunta che ha portato alla sua cattura e al suo trasferimento negli Stati Uniti. Secondo il governo statunitense, il petrolio recuperato non verrà disperso in traffici illeciti ma «verrà venduto tramite l’accordo energetico creato con Caracas», garantendo così un flusso di ricavi per la ricostruzione dell’industria petrolifera venezuelana sotto supervisione internazionale.

Retorica di diritto e accuse di pirateria

Sul fronte diplomatico, l’azione degli Stati Uniti ha già scatenato forti reazioni. Caracas ha bollato le operazioni come “atto di pirateria internazionale”, denunciando che la confisca delle navi e del loro carico viola la sovranità nazionale venezuelana e le norme consuetudinarie del diritto marittimo. Tuttavia, gli Stati Uniti replicano che molte di queste navi operavano con falsi segnali di identificazione e bandiere fraudolente, caratteristica tipica della flotta ombra e motivo per cui possono essere considerate vessels stateless legalmente perseguibili in alto mare.

In passato, gli analisti del settore hanno evidenziato come questi tanker spesso disattivino i sistemi di tracciamento AIS e affidino la gestione a società di comodo in Asia o Medio Oriente, nella netta intenzione di aggirare il monitoraggio internazionale e le sanzioni economiche. Questo sistema di “navigazione nell’ombra” è costato caro alle compagnie coinvolte, ora nel mirino delle autorità statunitensi e dei paesi alleati.

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Accordo con Caracas e nuova forma di controllo strategico

Una delle affermazioni più discusse dell’amministrazione Trump riguarda proprio il riferimento, fatto pubblicamente, a un accordo con le autorità venezuelane, ora guidate dalla vice-presidentessa Delcy Rodríguez, che permetterebbe il rientro e la vendita del petrolio secondo piani concertati. Tuttavia, fonti diplomatiche riferiscono che i termini di questo accordo non sono stati resi pubblici e restano oggetto di trattative discrete tra Washington e la delegazione venezuelana.

Critici internazionali e esperti di politica energetica osservano come questa strategia possa rappresentare una forma di controllo diretto delle esportazioni di greggio venezuelano da parte degli Stati Uniti, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice rispetto delle sanzioni. Alcuni commentatori l’hanno definita “una transizione forzata verso un sistema economico sotto influenza americana”, mentre altri sottolineano i rischi di tensione con potenze come Russia e Cina, la cui presenza nella regione energetica sudamericana è storicamente significativa.

Implicazioni geopolitiche e reazioni internazionali

La reazione russa, pur moderata in dichiarazioni ufficiali, include il rilascio di due membri dell’equipaggio della Marinera, un gesto visto da Mosca come un tentativo di mantenere aperti i canali diplomatici. Pechino, grande cliente del petrolio venezuelano, ha parlato di pressione economica indebita e strategie di “bullying” nei confronti di attori sovrani.

Al contempo, paesi europei e membri dell’OPEC osservano con preoccupazione lo sviluppo della situazione, temendo un’instabilità prolungata nei mercati energetici globali e un possibile aumento dei prezzi del greggio qualora la campagna USA raggiungesse l’obiettivo di paralizzare totalmente il commercio petrolifero venezuelano non autorizzato.

Un conflitto destinato a durare

Mentre la battaglia contro la flotta ombra continua, con nuovi tanker ancora monitorati e potenzialmente soggetti a future interdizioni, la comunità internazionale si trova di fronte a un’alternanza di scenari: dal rafforzamento delle sanzioni e delle operazioni navali al possibile riavvicinamento diplomatico per stabilizzare le relazioni energetiche regionali.

La guerra alle petroliere ombra rappresenta molto piÚ di una serie di sequestri navali: è un capitolo centrale della competizione geopolitica del XXI secolo, in cui energia, diritto internazionale e politica estera si intrecciano in uno scontro sulle acque caraibiche e oltre.

10 Gennaio 2026
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