12:02 am, 10 Gennaio 26 calendario

🌐 Donald Trump e i vertici Big Oil su Venezuela e petrolio

Di: Redazione Metrotoday
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Donald Trump convoca alla Casa Bianca i principali dirigenti delle Big Oil per promuovere investimenti nel petrolio venezuelano e delineare la futura gestione degli idrocarburi del Paese sudamericano:100 miliardi in sicurezza e influenza globale

Con una svolta geopolitica ed economica dai contorni storici, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca i vertici delle principali compagnie petrolifere internazionali, nel tentativo di tracciare una nuova era di investimenti nel settore energetico venezuelano dopo l’arresto e la deposizione di Nicolás Maduro. L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è stimolare investimenti privati per oltre 100 miliardi di dollari volti a rilanciare una industria petrolifera in profonda crisi ma ancora tra le più ricche di risorse al mondo.

📌 L’incontro, avvenuto a borse chiuse in un clima di grande attenzione mediatica e diplomatica, è stato descritto dal presidente Usa come “un’opportunità unica per gli Stati Uniti e per le compagnie energetiche americane di tornare a operare in Venezuela, paese con riserve petrolifere tra le più grandi al mondo”. La Casa Bianca sostiene che questi investimenti possano non solo rilanciare la produzione venezuelana, ma anche contribuire al calo dei prezzi globali del petrolio e rafforzare la sicurezza energetica statunitense.

“Big Oil”: una chiamata alle armi economiche

All’appuntamento hanno partecipato i dirigenti di alcune delle principali compagnie petrolifere mondiali, tra cui Chevron, ExxonMobil, ConocoPhillips, con delegazioni di altre società energetiche e servizi correlati. Presenti anche figure di spicco europee come Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, che hanno discusso le prospettive di investimento e le condizioni contrattuali con l’amministrazione Usa.

'Whole different Venezuela': Trump says US to decide which oil firms will operate in Latin American nation; meets companies at White House

“Vogliamo vedere grandi investimenti, non fondi governativi”, ha affermato Trump, rimarcando che i 100 miliardi devono provenire dai capitali privati delle compagnie, mentre lo Stato americano si impegna a fornire garanzie di sicurezza e protezione agli investitori. Secondo la narrazione ufficiale, “gli Stati Uniti decideranno quali compagnie lavoreranno in Venezuela”, segnando un deciso cambio di ruolo rispetto alla storica gestione delle risorse petrolifere venezuelane.

Il presidente ha inoltre sottolineato che il Venezuela, dopo le recenti trasformazioni politiche e l’uscita di scena di Maduro, rappresenta un terreno “sicuro e prospero” per gli investimenti, pur mantenendo la supervisione americana sulle attività critiche.

Sicurezza, infrastrutture e opportunità energetiche

Il piano di Trump si fonda su una visione ambiziosa: ricostruire l’infrastruttura petrolifera venezuelana, deteriorata da anni di mancati investimenti, sanzioni e nazionalizzazioni, e riportare la produzione su livelli significativi. Secondo fonti statunitensi, la produzione venezuelana attuale si aggira intorno a 900mila‑1 milione di barili al giorno, ben lontana dai picchi storici di oltre 3 milioni.

In conferenza stampa, Trump ha rassicurato i dirigenti: “Avete totale sicurezza operativa in Venezuela”, specificando che le compagnie non tratteranno direttamente con il governo venezuelano ma con il sostegno della Casa Bianca e delle istituzioni Usa.

Una componente cruciale della strategia Usa è anche il controllo delle esportazioni di petrolio venezuelano, con l’intento di indirizzarne una parte significativa verso gli impianti di raffinazione statunitensi e di sfruttarne le entrate per stabilizzare la regione. Tuttavia, questa prospettiva ha già sollevato critiche da parte di analisti internazionali che osservano con preoccupazione la possibile sovrapposizione tra obiettivi economici e influenza geopolitica.

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Reazioni nel settore e cautela delle compagnie

Nonostante le promesse di sicurezza e potenziali guadagni, le grandi compagnie petrolifere non hanno abbracciato incondizionatamente il progetto. Per esempio, ExxonMobil ha dichiarato che valuterà la possibilità di tornare in Venezuela inviando un team tecnico nei prossimi giorni, ma ha sottolineato come sia necessario prima affrontare questioni legali e di garanzie contrattuali.

Alcuni dirigenti hanno espresso prudenza, evidenziando il rischio reputazionale e finanziario legato alla storica instabilità del settore energetico venezuelano. ConocoPhillips, ad esempio, dopo aver subito la nazionalizzazione dei propri asset in passato, ha definito la situazione “complessa” ma resta disponibile al dialogo, mentre Chevron ha mostrato più ottimismo, almeno sulla possibilità di espandere la sua presenza in loco.

Analisti del settore osservano che la riluttanza delle Big Oil deriva non solo dai rischi politici, ma anche dall’incertezza normativa e dalle elevate spese infrastrutturali necessarie per riportare gli impianti venezuelani a una capacità competitiva. Tuttavia, la prospettiva di un ritorno in un paese con riserve petrolifere così vaste mantiene alto l’interesse strategico delle compagnie.

Un mosaico geopolitico più ampio

La riunione tra Trump e i vertici delle Big Oil non si inserisce in un vuoto politico: essa è la punta di un più ampio mosaico di cambiamenti delle relazioni Usa‑Venezuela, sviluppatosi in seguito all’intervento militare che ha portato all’arresto di Maduro. Gli effetti di questa operazione si riverberano non solo nel settore energetico, ma anche nella politica estera americana, nelle reazioni di paesi come Cina, Russia e membri dell’OPEC, e nel dibattito interno statunitense.

Per alcuni critici, l’accento messo da Trump sugli investimenti petroliferi e sul controllo delle risorse potrebbe trasformarsi in una forma di neo‑interventismo economico, dove l’accesso alle risorse naturali si intreccia con l’influenza militare e diplomatica. Per altri, invece, si tratta di una strategia volta a rivitalizzare una componente cruciale dell’economia globale, stimolando la cooperazione commerciale e la stabilità energetica.

L’incontro di venerdì alla Casa Bianca segna un momento critico nella storia delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela, con il petrolio al centro di un nuovo ordine energetico internazionale. La sfida ora sarà tradurre le parole in fatti: convincere le compagnie petrolifere a investire su vasta scala, garantire condizioni legali stabili e navigare le complesse dinamiche politiche di un paese che dispone delle risorse ma è segnato da profonde ferite storiche.

Mentre il mondo osserva, la partita del petrolio venezuelano rischia di diventare uno dei nodi più controversi e strategici della politica internazionale degli anni a venire.

10 Gennaio 2026
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