9:34 am, 10 Gennaio 26 calendario

🌐 Crolla il mercato NFT, speculazione finita

Di: Redazione Metrotoday
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Il mondo degli NFT (non-fungible token), un tempo emblema del boom digitale, oggi appare quasi spoglio: vendite e capitalizzazione crollate, progetti “morti” e piattaforme che chiudono. Tra miti infranti e uno sguardo al futuro, il mercato NFT si confronta con la realtà di un settore in profonda trasformazione.

All’apice della sua popolarità, il fenomeno degli NFT (non-fungible token) aveva catalizzato l’attenzione mondiale: opere digitali vendute per milioni, celebrità che immettevano collezioni private, brand globali che annunciavano piani futuristici per “tokenizzare” esperienze e beni. Oggi, tuttavia, degli NFT non è rimasto quasi niente: il clamore si è affievolito, i numeri sono precipitati e molte delle promesse tecnologiche si sono dissolte come neve al sole. Il mercato, che una volta faceva discutere di rivoluzioni nel mondo dell’arte, dell’intrattenimento e della proprietà digitale, ora sembra interrogarsi sul proprio stesso futuro.

Dal boom alle aspettative infrante

📌     Nel biennio 2021-2022, gli NFT vivevano una stagione di autentico trionfo: vendite esplosive, partecipazione di massa e un interesse speculativo che superava quello di molti mercati finanziari tradizionali. Opere d’arte digitali come Everydays: the First 5000 Days, venduta per oltre 69,3 milioni di dollari, testimoniavano il livello di interesse e capitali riversati nel settore.

Ma quel fervore si è rapidamente trasformato in una dinamica di crollo continuo. Nel 2024 e 2025 il mercato ha registrato una serie di cali impressionanti: volumi di scambio in picchiata, capitalizzazione globale dimezzata e, secondo alcune stime, addirittura ridotta del 72% entro la fine del 2025. In termini pratici, vendite record di bilioni di dollari sono diventate transazioni per poche centinaia di milioni, e collezioni una volta celebri hanno visto i loro valori sgonfiarsi drasticamente.

All’origine di questa frenata ci sono fattori sia interni — come la naturale fine di un’ondata speculativa — sia esterni, legati al più ampio andamento del mercato crypto e agli effetti della volatilità delle criptovalute su cui si basano gran parte delle transazioni NFT.

Il disincanto degli investitori

L’idea di possedere un’opera digitale unica, garantita da una blockchain immutabile, aveva attratto investitori e collezionisti provenienti da ogni parte del mondo. Per qualche tempo, quella promessa di unicità e sicurezza aveva alimentato una febbre da cui era difficile distaccarsi. Ma con il declino dei prezzi dei principali token come Ethereum — da cui dipende gran parte del mercato NFT — la speculazione pura si è prosciugata, lasciando spazio a una valutazione più realistica del valore degli asset digitali.

Molti progetti, soprattutto quelli lanciati nel pieno della bolla, sono definiti “morti” perché privi di una community attiva e di utilità reale. Alcuni rapporti hanno indicato che fino al 98% dei progetti NFT lanciati nel 2024 non ha più attività significativa, segno che la speculazione era la spinta principale dietro la maggior parte delle iniziative.

Una storia particolare racconta di un acquirente che comprò un NFT per circa 30.000 euro nel 2021: oggi quell’asset non vale nemmeno un centesimo. La reazione di chi lo possiede, ironica ma rivelatrice, riflette una realtà diffusa: l’appartenenza simbolica all’NFT sopravvive, ma il valore economico è evaporato.

Il ribasso dei titoli di riferimento

Le collezioni che avevano fatto la storia del mercato NFT, come CryptoPunks e Bored Ape Yacht Club (BAYC), non sono immuni dalla caduta. Queste serie, una volta simboli di esclusività e status, hanno registrato cali nei loro valori e volumi di scambio, riflettendo l’ampio disinteresse degli investitori per asset meramente speculativi.

Un altro fenomeno indicativo è stato il drastico ridimensionamento delle piattaforme e dei servizi correlati al mondo NFT. Aziende tecnologiche di primo piano avevano sperimentato marketplace dedicati: basti pensare a un grande produttore di elettronica che aveva lanciato una piattaforma NFT integrata nelle proprie smart TV, ora definitivamente chiusa dato il progressivo disinteresse degli utenti. Allo stesso modo, marketplace di nicchia hanno dovuto reinventarsi o chiudere del tutto di fronte a volumi di scambio in caduta libera.

Una ridefinizione del ruolo degli NFT

Nonostante il tono pessimista che circonda il mercato, è fuorviante parlare di “morte degli NFT”. Molti esperti preferiscono interpretare la situazione come una fase di riassestamento e maturazione. Dopo il boom speculativo, il mercato sta abbandonando l’epoca delle immagini profilo e degli asset digitali senza utilità concreta, spostando l’attenzione verso casi d’uso più solidi: gaming blockchain, token collegati a identità digitali, certificazioni e persino integrazioni con intelligenza artificiale.

Il co-fondatore di una grande piattaforma NFT ha paragonato l’attuale fase a quella successiva alla bolla delle dot-com: “All’inizio, tutti pensavano che internet fosse una moda. Poi, aziende solide hanno trasformato la tecnologia in infrastruttura quotidiana”. Secondo questa visione, solo i progetti con utilità reale e comunità coesa avranno un futuro sostenibile.

I casi di successo rimasti

Sebbene molte collezioni abbiano perso solidità, alcune nicchie stanno mostrando segni di vitalità. NFT legati ai videogiochi e agli asset interoperabili tra piattaforme digitali stanno mantenendo un certo interesse, così come token collegati a servizi o esperienze reali. Gli investitori più accorti stanno infatti guardando a progetti che si integrano con utility tangibili, non solo come collezionabili ma come accessi privilegiati, licenze digitali o strumenti di coinvolgimento sociale.

In alcuni verticali — come l’arte digitale certificata per musei, o gli NFT connessi a diritti d’autore e royalties — si intravedono potenziali fioriture future, pur in un contesto molto più ristretto rispetto all’epoca d’oro.

Il lato oscuro della speculazione

Le critiche al mercato NFT non mancano. Fin dall’inizio, è stato osservato che molte transazioni erano gonfiate da attività di wash trading, cioè compravendite fittizie tra conti collegati per aumentare artificialmente i volumi e i prezzi percepiti. Studi accademici hanno evidenziato come queste pratiche abbiano contribuito a creare un’impressione di crescita non sostenibile.

Inoltre, episodi giudiziari legati a speculazioni e irregolarità — come casi di insider trading, tasse non dichiarate o dispute legali su proprietà digitali — hanno ulteriormente complicato l’immagine pubblica degli NFT, allontanando investitori meno avventurosi e rafforzando la percezione che il settore fosse dominato da eccessi più che da innovazione reale.

Verso un nuovo equilibrio

La conclusione del lungo periodo di euforia non implica necessariamente la fine definitiva degli NFT. Piuttosto, sembra delinearsi un mercato più piccolo, più selettivo e più orientato a casi d’uso concreti. Le cifre di scambio ora indicano una fase in cui gli NFT sono strumenti da valorizzare in contesti specifici — come l’arte digitale di qualità, i diritti di proprietà intellettuale o l’uso in piattaforme gaming — piuttosto che oggetti speculativi generalizzati.

Questa transizione può essere letta come un’opportunità: liberarsi della bolla per costruire fondamenta più solide, con progetti che integrano tecnologie blockchain con applicazioni reali. Il mercato degli NFT non è morto, ma si è evoluto, lasciando dietro di sé il rumore e la leggerezza di un fenomeno del passato per abbracciare una nuova fase più rigorosa e sostenibile.

10 Gennaio 2026 ( modificato il 9 Gennaio 2026 | 21:39 )
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