🌐 Asteroide a rotazione estrema: 2025 MN45 rivoluziona gli studi
Un nuovo record nella scienza planetaria: l’asteroide 2025 MN45 — con una rotazione estrema di meno di 2 minuti per giro nonostante i suoi 710 metri di diametro — è il corpo con spin più rapido mai osservato oltre i 500 m. La scoperta, resa possibile dal telescopio più potente al mondo al Vera C. Rubin Observatory, apre nuove prospettive su struttura interna, formazione degli asteroidi e futuro della ricerca spaziale.
In un angolo relativamente tranquillo del cinturone principale di asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove, un corpo celeste sta facendo girare la testa agli astronomi di tutto il mondo. L’asteroide 2025 MN45, largo circa 710 metri, compie una rotazione estrema in meno di 2 minuti — più precisamente circa 1,88 minuti (113 secondi) — stabilendo un record senza precedenti per oggetti di queste dimensioni. La scoperta è stata annunciata da ricercatori che hanno analizzato i primi dati della potente LSST Camera del Vera C. Rubin Observatory, un progetto che promette di rimodellare la nostra visione della volta celeste.

Quando ruotare troppo vuol dire sorprendere
📌 Gli asteroidi ruotano su se stessi con periodi che vanno da poche ore a giorni interi. La maggior parte di quelli di grande taglia — specie quelli oltre i 500 metri di diametro — mostra periodi di rotazione relativamente lenti: tipicamente alcune ore o anche più di 2,2 ore, soglia oltre la quale un oggetto molto solido potrebbe iniziare a frammentarsi se ruotasse più velocemente. Questa rotazione “critica” è legata alla combinazione di gravità e coesione interna: i classici “rubble pile” — cumuli di detriti tenuti insieme da gravità debole — non potrebbero resistere a spin così rapidi senza disgregarsi.
Ma 2025 MN45 è diverso: il suo record di rotazione estrema suggerisce che non sia un semplice ammasso di detriti. Deve essere qualcosa di molto più resistente, simile a un blocco massiccio di roccia solida capace di sopportare le forze centrifughe che altrimenti l’avrebbero spinto a disgregarsi. Questo aspetto rompe vecchie idee su come la maggior parte degli asteroidi si formi e si evolva, costringendo gli scienziati a ripensare alcuni modelli tradizionali di dinamica degli asteroidi.
Una scoperta nata dallo sguardo più attento del cielo
La scoperta nasce dai dati raccolti dal Vera C. Rubin Observatory, situato in Cile e dotato di una delle più potenti telecamere digitali mai costruite. Progettato per la decennale Legacy Survey of Space and Time (LSST), il Rubin sta già mostrando quanto può trasformare la mappatura del cielo: nelle prime osservazioni tempestive sono stati individuati migliaia di oggetti, con centinaia di asteroidi più oscuri e distanti di quanto molti telescopi precedenti potessero vedere. Tra questi, 2025 MN45 è emerso non per la sua grandezza — modesta rispetto agli asteroidi giganti del Sistema Solare — ma per la sua straordinaria velocità rotazionale.
“Non avevamo mai visto niente di simile per un oggetto così grande,” ha commentato un astronomo coinvolto nella ricerca. Periodi di rotazione così brevi, si pensava, fossero possibili solo per asteroidi di dimensioni molto più piccole, dove la coesione interna è maggiore rispetto alla gravità superficiale debole. Con un diametro superiore a mezzo chilometro, 2025 MN45 sfida queste aspettative.

Cosa ci insegna la rotazione estrema
Secondo gli astronomi, la rotazione estrema non è soltanto un numero curioso nel registro delle scoperte: è una finestra sulla composizione e sulla storia dell’oggetto. Una rotazione così rapida implica che la struttura dell’asteroide sia monolitica, cioè costituita di materiale uniforme e solido, e non di detriti scoordinati. Questo può derivare da antiche collisioni che hanno frantumato un corpo progenitore più grande e disperso i pezzi più compatti, oppure da compressioni e fusioni dovute ad impatti successivi lungo milioni di anni.
Inoltre, misurare esattamente questo tipo di rotazioni permette ai ricercatori di dedurre proprietà fondamentali quali densità media dell’oggetto, distribuzione di massa interna e resistenza meccanica del materiale. Tali informazioni sono cruciali non soltanto per la storia evolutiva del cinturone principale, ma anche per la comprensione dei rischi potenziali nel caso asteroidi simili si trovino su orbite che intersecano quella terrestre — sebbene 2025 MN45 stesso non costituisca una minaccia di impatto.
Lezioni dal passato: rotazioni estreme e teoria
Questo non è il primo caso di asteroide rotante rapidamente nella storia delle osservazioni, ma la sua dimensione è ciò che lo rende unico. Negli anni ’90, ad esempio, un piccolo asteroide noto come 1998 KY26, lungo circa 30 metri, fu osservato ruotare in appena 10,7 minuti, già allora sorprendendo gli astronomi per la sua velocità relativa. Questo oggetto era però molto più piccolo e quindi capace di sostenere tale spin pur essendo solido o monolitico.
Simili anomalie sono state studiate anche nei decenni successivi: asteroidi come 2001 OE84 e 2005 UW163 sono noti per le loro rapide rotazioni rispetto alle dimensioni moderate, ma nessuno ha combinato la mole di 2025 MN45 con un periodo così breve come fa ora. Queste osservazioni hanno portato gli scienziati a formulare teorie sulla coesione interna degli oggetti e sugli effetti dinamici a lungo termine come il cosiddetto effetto YORP, un fenomeno in cui la luce solare riflessa e la radiazione termica possono gradualmente accelerare o rallentare la rotazione di un corpo celeste attraverso sottili ma costanti spin.

Implicazioni future: dal Sistema Solare ai viaggi spaziali
La scoperta di 2025 MN45 arriva in un momento particolarmente eccitante per l’astronomia e la scienza planetaria. Con progetti come il Rubin Observatory che si apprestano a una survey decennale estremamente dettagliata, gli scienziati prevedono di scoprire milioni di piccoli corpi nel Sistema Solare e di raccogliere un archivio di dati senza precedenti sulle loro traiettorie, rotazioni e composizioni. Queste informazioni saranno fondamentali per l’apprendimento dei processi di formazione planetaria, per future missioni robotiche e, chissà, per eventuali strategie di difesa planetaria contro asteroidi pericolosi.
Secondo gli esperti, la raccolta sistematica di dati sui periodi di rotazione degli asteroidi fornirà anche la possibilità di monitorare l’effetto di forze esterne come collisioni, scontri gravitazionali con pianeti e l’evoluzione a lungo termine delle orbite. Ogni nuovo oggetto caratterizzato è un piccolo tassello nel grande mosaico della storia del nostro vicinato cosmico.

Un futuro di sorprese dallo spazio
Se la scoperta di 2025 MN45 è rappresentativa di un fenomeno più diffuso di quanto precedentemente ritenuto, allora il Sistema Solare potrebbe essere popolato da una popolazione più ampia di “super‑fast rotators” di quanto si pensasse. Il Rubin Observatory e altri strumenti di nuova generazione continueranno a spalancare le porte di un universo di asteroidi che non soltanto circondano il nostro pianeta, ma raccontano storie complesse di collisioni, evoluzioni e forze dinamiche antiche di miliardi di anni.
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