🌐 Industrial Evolution per la trasformazione industriale ENI
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ToggleCos’è Eni Industrial Evolution
A partire dal 1° gennaio 2026, il ramo dell’unità di business Refining Evolution & Transformation è stato conferito alla neonata Eni Industrial Evolution S.p.A., una società dedicata alla gestione degli asset tradizionali del gruppo – raffinerie, depositi e hub logistici – e alla promozione di nuove filiere industriali orientate all’economia circolare e alla decarbonizzazione.
Alla guida del nuovo soggetto è stato nominato Umberto Carrara, che assume il ruolo di presidente e amministratore delegato, con l’obiettivo di plasmare una società capace di mantenere competitivi gli asset tradizionali di Eni, ma anche di reinterpretarli in chiave sostenibile.
Tra le attività trasferite nella newco figurano le raffinerie di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia), Taranto, la partecipazione nella joint venture della Raffineria di Milazzo e la raffineria di Livorno, oltre allo stabilimento di Robassomero, il Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela e i principali asset logistici come depositi e oleodotti.
La creazione di Industrial Evolution non è un semplice cambio di insegna: si tratta di una rivoluzione organizzativa che risponde a due esigenze chiave.
La prima è quella di snellire la gestione degli impianti tradizionali, consentendo una maggiore autonomia operativa e decisionale. Questo permette di accelerare i processi di innovazione e di adattare i business alle sfide poste dall’energia del futuro. La seconda, più strategica, è legata alla transizione energetica: l’azienda vuole infatti essere protagonista di nuovi modelli produttivi più sostenibili senza abbandonare del tutto le attività storiche.
Il piano si inserisce nel più ampio orizzonte della strategia di Eni, che mira a offrire un pacchetto di energia completamente decarbonizzato, sia nei processi produttivi sia nella fase di utilizzo da parte dei clienti, cogliendo al contempo le opportunità di crescita offerte dall’energia rinnovabile, dalla bioeconomia e dalle filiere industriali emergenti.
I cambiamenti nel downstream di Eni
La decisione di creare Industrial Evolution non nasce dal nulla. Già nel 2025 Eni aveva esplorato la possibilità di creare una nuova unità che raggruppasse raffinerie e impianti di stoccaggio, integrando lavoratori e competenze per rendere la struttura più efficiente e orientata verso attività di biotrasformazione. All’epoca i sindacati avevano indicato la possibile partecipazione di quasi 2.000 dipendenti e la conversione di alcune unità in bioraffinerie.
Le trattative con le organizzazioni sindacali e i confronti sul futuro degli stabilimenti, come quello di Livorno, avevano già portato a un accordo di subentro di una nuova società nella gestione dell’intero processo di raffinazione e logistica, evidenziando la complessità e l’importanza sociale del progetto.
Così, Industrial Evolution rappresenta l’esito di una strategia avviata da tempo: non un taglio netto con il passato, ma una reinterpretazione dello stesso attraverso nuovi modelli di gestione, innovazione e sostenibilità.
Economia circolare e nuove filiere industriali
Uno degli obiettivi principali annunciati dalla società è lo sviluppo di nuove filiere industriali in ottica di economia circolare. Questo significa che gli impianti non dovranno limitarsi alla trasformazione di prodotti fossili, ma dovranno integrarsi in sistemi produttivi dove gli scarti diventano risorsa, i consumi energetici si riducono e i processi di riciclo e rigenerazione diventano parte integrante della catena del valore.
Per esempio, la possibile conversione di raffinerie tradizionali in bioraffinerie, capaci di lavorare materie prime alternative come oli vegetali o residui biologici per produrre carburanti sostenibili, è una delle frontiere tecniche e industriali più promettenti. Già in passato Eni aveva ottenuto finanziamenti per convertire la raffinazione di Livorno in impianti capaci di trattare biogenic feedstock per diesel sostenibile, segnando la direzione verso cui il gruppo intende muoversi.
L’impatto sul sistema industriale italiano ed europeo
La creazione di Industrial Evolution ha un impatto che va oltre i confini aziendali: essa rappresenta una risposta concreta alle sfide europee della decarbonizzazione industriale. Con le normative comunitarie sempre più orientate a ridurre le emissioni e a promuovere forme di energia pulita, la nuova società di Eni potrebbe diventare un modello replicabile anche in altri paesi, dove asset storici del petrolio devono affrontare la transizione verso modelli sostenibili.
In Italia, la presenza di impianti strategici come quelli di Taranto, Livorno e Sannazzaro rende Industrial Evolution un elemento chiave nel teatro produttivo nazionale: non solo per il suo valore economico e occupazionale, ma anche per la sua funzione di ponte tra passato e futuro industriale.
Non mancano tuttavia le sfide. Convertire e modernizzare impianti tradizionali richiede investimenti significativi, dialogo costante con le istituzioni e visione strategica per creare valore in mercati sempre più competitivi. La capacità di Industrial Evolution di attrarre nuove tecnologie, capitali e collaborazioni sarà fondamentale per determinare il successo della sua missione industriale e sostenibile.
Il compito non è semplice: bilanciare la gestione di raffinerie e infrastrutture tradizionali con l’impulso verso l’economia circolare richiede una governance attenta, innovazione continua e la capacità di interpretare rapidamente i cambiamenti del mercato energetico globale.
Eni Industrial Evolution non è solo il nome di una nuova società: è l’emblema della trasformazione di un gigante dell’energia che sceglie di reinventarsi. In un mondo dove l’energia sostenibile non è più un’opzione ma una necessità, questa iniziativa rappresenta un passo strategico per un equilibrio tra eredità industriale e sostenibilità ambientale.
Resta da vedere se questa trasformazione produrrà risultati concreti in termini di decarbonizzazione e competitività. Tuttavia, l’avvio di Industrial Evolution segna un momento importante per Eni e per il settore energetico europeo, confermando che la transizione non è un percorso lineare, ma una continua evoluzione di modelli industriali e culturali.
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