🌐 Yemen, oltre 400 turisti bloccati a Socotra
Un paradiso naturale trasformato in un nodo drammatico per i viaggiatori. Oltre 400 turisti di diverse nazionalità, tra cui 86 italiani, si trovano bloccati sull’isola di Socotra dopo la cancellazione dei voli di rientro dovuta all’escalation di tensioni nell’area dello Yemen meridionale. La situazione ha messo in luce la vulnerabilità di un turismo che cercava un angolo incontaminato del pianeta, ora sospeso tra bellezza naturale, instabilità politica e difficoltà logistiche.
Un viaggio nel limbo: l’esodo mancato dei viaggiatori
Da giorni l’aeroporto principale di Socotra ha visto cancellare tutti i voli di rientro programmati per i turisti che avevano scelto l’arcipelago come meta esotica per le vacanze di fine anno. I programmi sono saltati in seguito al peggioramento della situazione di sicurezza nel vicino Yemen continentale, dove scontri e tensioni tra gruppi armati hanno portato alla chiusura dello spazio aereo e a misure di emergenza.
L’arcipelago — noto per le sue specie endemiche, alcune delle quali non si trovano in nessun’altra parte del mondo, e per la sua incredibile biodiversità che gli è valso l’inserimento nella lista dei siti UNESCO — si è ritrovato improvvisamente isolato da ogni collegamento aereo con il resto del mondo.
La maggior parte dei turisti, tra cui i 86 italiani, si trova sparsa tra hotel, campeggi e villaggi turistici improvvisati sull’isola. Non tutti appartenevano a gruppi organizzati e molti hanno prenotato tramite diverse agenzie, complicando ulteriormente le operazioni di assistenza e rientro.

Ambasciate, tour operator e contatti
L’Unità di crisi della Farnesina è fin da subito al lavoro per monitorare la situazione, in stretto raccordo con l’ambasciata italiana competente, situata a Riad (Arabia Saudita), e con i tour operator coinvolti. Attraverso una serie di contatti quotidiani, la Farnesina invita i connazionali bloccati a mantenere comunicazioni costanti con gli operatori e con la propria famiglia, assicurando supporto e aggiornamenti.
Fonti diplomatiche italiane confermano che non esiste ancora una data certa per il rientro, a causa del perdurare della chiusura dello spazio aereo. Tra le ipotesi al vaglio figurano voli speciali deviati attraverso paesi terzi o imbarcazioni cargo che colleghino Socotra con l’Oman o altri porti regionali — soluzioni, queste, onerose e non prive di rischi logistici.
Socotra: non solo natura, ma storia e geopolitica
📌 Situata nel mare Arabico, a circa 350 chilometri dalla costa yemenita, Socotra è un luogo di straordinaria biodiversità, spesso descritta come la “Galápagos dell’Oceano Indiano” per le sue specie botaniche e animali endemiche. La più iconica tra esse è il Dracaena cinnabari, l’“albero del sangue di drago”, la cui linfa rossa è alla base di leggende millenarie.
Nonostante la sua fama di destinazione relativamente tranquilla, l’isola fa parte di uno Stato — lo Yemen — teatro di una guerra civile che dura da oltre un decennio. Il conflitto ha polarizzato la scena politica tra i ribelli Houthi, che controllano gran parte del nord, e gruppi filo-governativi e separatisti nel sud, supportati da attori regionali come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Questa situazione di frammentazione ha anche investito Socotra: nel 2020 il Southern Transitional Council (STC), sostenuto dagli Emirati, ha preso il controllo de facto dell’arcipelago, accentuando un contesto di instabilità amministrativa e militare.

Intrappolati nel cuore di un conflitto
Il blocco dei turisti non è un evento senza precedenti. Già nel maggio del 2024 un gruppo di 15 italiani rimase trattenuto sull’isola a causa della cancellazione del volo di ritorno. Anche allora, nonostante Socotra fosse percepita come relativamente sicura rispetto al continente, la crisi dello Yemen aveva inevitabilmente condizionato i collegamenti aerei e la possibilità di lasciare l’arcipelago.
La ricorrenza di tali episodi ha sollevato interrogativi sulla responsabilità di operatori turistici e autorità governative nel consigliare o meno questo tipo di viaggi verso destinazioni considerate “sicure” nonostante siano formalmente parte di uno Stato in conflitto. Le autorità di viaggi e ambasciate di diversi paesi, comprese quelle australiane e canadesi, sconsigliano espressamente qualsiasi viaggio nello Yemen, inclusa Socotra, proprio per le incertezze legate alla sicurezza e alle difficoltà di assistenza consolare.
Il “turista bloccato”: quotidianità sospesa nell’arcipelago
I racconti raccolti dai turisti sull’isola raccontano di una situazione surreale: vacanze che si trasformano in giorni di attesa, incapacità di programmare il ritorno e risorse economiche che si esauriscono, lasciando molti visitatori in difficoltà logistica e finanziaria. Alcuni hanno raccontato di essere costretti a gestire contanti limitati, con difficoltà a prelevare valuta estera, mentre la popolazione locale — accogliente e pronta a offrire ospitalità — cerca di mitigare le preoccupazioni con gesti di solidarietà.
Nonostante ciò, nessuno dei turisti ha riportato timori legati alla propria incolumità personale sull’isola, che resta relativamente lontana dalle aree più attive del conflitto, ma tutti evidenziano come l’incertezza sul rientro sia fonte di stress e difficoltà pratiche.

La chiusura dello spazio aereo attorno allo Yemen e le ripercussioni sul turismo a Socotra dimostrano come conflitti e tensioni regionali possano riverberarsi anche su località apparentemente isolate dalle dinamiche belliche. La riapertura dei voli dipenderà strettamente dall’evoluzione dello scontro tra forze locali e dai negoziati internazionali volti a stabilizzare almeno alcune rotte civili nella regione.
Per i turisti bloccati, la combinazione tra diplomazia, diplomazia consolare e iniziative dei tour operator sarà cruciale per assicurare un rientro sicuro. Tuttavia, l’esperienza lascia emergere una riflessione più ampia sulla sostenibilità e la responsabilità del turismo in aree geografiche segnate da instabilità cronica, dove la bellezza naturale convive con rischi latenti difficilmente prevedibili.
La vicenda di Socotra — arcipelago incontaminato, patrimonio naturale di valore mondiale — si è tramutata in un’odissea per centinaia di viaggiatori. Il blocco dei voli e l’incertezza sui rientri rappresentano un monito forte per chi sceglie mete esotiche ma contigue a scenari di conflitto, dove anche la tranquillità apparente può dare luogo a situazioni imprevedibili e complesse.
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