7:49 am, 6 Gennaio 26 calendario

🌐  Alzheimer: dormire bene combatte l’Alzheimer e protegge la memoria

Di: Redazione Metrotoday
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Nuove evidenze scientifiche confermano che dormire bene combatte l’Alzheimer: un sonno profondo di qualità può rallentare l’accumulo di proteine neurotossiche, sostenere la memoria e rappresentare un elemento chiave nella prevenzione della demenza.

In un mondo in cui l’invecchiamento della popolazione rende la lotta all’Alzheimer una priorità di salute pubblica, emerge un alleato insospettabile: il sonno profondo. Secondo una recente ricerca internazionale, la qualità del riposo notturno, soprattutto nella fase di sonno profondo non‑REM a onde lente, può svolgere un ruolo cruciale nel contrastare la progressione dei danni cerebrali tipici della malattia di Alzheimer, proteggendo le funzioni cognitive anche in presenza di segnali biologici precoci di patologia.

Il sonno come “scudo naturale”

Lo studio, condotto da un gruppo di neuroscienziati di Berkeley, Stanford e Irvine, ha coinvolto un piccolo ma significativo gruppo di anziani cognitivamente sani. I partecipanti che hanno sperimentato un sonno profondo intenso e regolare hanno ottenuto risultati significativamente migliori nei test di memoria rispetto a chi ha avuto un sonno di qualità inferiore, pur avendo gli stessi livelli di proteine amiloidi, una delle principali caratteristiche della malattia di Alzheimer.

Secondo gli autori, il sonno profondo non è semplicemente un periodo di inattività: è un momento in cui il cervello si attiva per consolidare ricordi, riparare tessuti e – soprattutto – rimuovere scorie metaboliche e proteine dannose accumulate durante la veglia, attraverso un sistema di “pulizia” interno chiamato sistema linfatico.

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Il “salvagente” della memoria

Il neuroscienziato Matthew Walker, uno degli autori principali, ha descritto il ruolo del sonno profondo come un vero e proprio salvagente per la memoria, capace di mantenere la funzione cognitiva anche di fronte a cambiamenti biologici che si associano all’Alzheimer. Questo concetto apre la porta a un’idea di prevenzione basata non solo sulla genetica o sui farmaci, ma su un comportamento quotidiano accessibile a tutti: dormire bene.

Perché il sonno profondo conta così tanto

Negli ultimi anni, una crescente mole di studi ha evidenziato l’importanza della qualità del sonno nel rischio di sviluppare demenza. Ricercatori di Monash University in Australia hanno dimostrato che anche una riduzione minima del sonno profondo – dell’1% all’anno dopo i 60 anni – si traduce in un aumento del rischio di demenza fino al 27%.

Allo stesso modo, ricerche dell’Università di Berkeley hanno evidenziato che il sonno profondo può fungere da fattore di riserva cognitiva, aiutando il cervello a contrastare gli effetti delle proteine tossiche come la beta‑amiloide.

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Sonno e accumulo di proteine: un circolo da spezzare

Non è solo una questione di quantità, ma di architettura del sonno: i disturbi del ritmo sonno‑veglia e la frammentazione del riposo notturno sono stati associati a un maggiore accumulo di proteine come beta‑amiloide e tau, nei tessuti cerebrali, contribuendo alla progressione della malattia.

Questa relazione bidirezionale – in cui la malattia stessa può disturbare il sonno, accelerando la sua progressione – è uno degli aspetti più preoccupanti e allo stesso tempo più promettenti: interrompere il circolo vizioso migliorando la qualità del sonno potrebbe rallentare o mitigare i danni cognitivi.

Le evidenze scientifiche si intrecciano con storie di vita reale: sempre più anziani riferiscono problemi di sonno e difficoltà di memoria che si intrecciano in un ciclo difficile da spezzare. In molte famiglie, difficoltà a dormire diventano un primo campanello d’allarme, spesso ignorato fino a quando i sintomi peggiorano. L’esperienza clinica suggerisce che intervenire presto, educando al valore del sonno, può fare una differenza significativa nella qualità della vita.

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Consigli pratici per dormire meglio (e proteggere il cervello)

Secondo gli esperti, esistono strategie semplici e naturali per favorire il sonno profondo e quindi sostenere la salute cerebrale:

  • Evitare la caffeina nel pomeriggio e sera.

  • Esercizio fisico regolare, che migliora la qualità del riposo.

  • Limitare l’esposizione agli schermi prima di andare a letto.

  • Creare una routine rilassante, come una doccia calda prima di dormire.

Queste abitudini, note come “igiene del sonno”, sono state associate a miglioramenti non solo nella latenza dell’addormentamento, ma anche nella profondità del sonno stesso.

Al contrario, l’uso di sonniferi tradizionali è spesso sconsigliato: questi farmaci possono interferire con le fasi più rigeneranti del sonno, senza affrontare le cause profonde della sua alterazione.

Verso una prevenzione del cervello più consapevole

La scoperta che dormire bene combatte l’Alzheimer non elimina la necessità di cure farmacologiche o di terapie avanzate. Tuttavia, evidenzia un approccio complementare e accessibile a tutti per preservare la salute cerebrale con un gesto quotidiano: riposare. Oltre a fattori come dieta, attività fisica e controllo di pressione e diabete, il sonno profondo si inserisce tra i pilastri di un’efficace prevenzione. 

In un’epoca in cui le diagnosi precoci e i trattamenti personalizzati assumono un ruolo centrale, il valore del sonno profondo emerge come una risorsa sottovalutata ma fondamentale: non più semplice riposo, ma un alleato attivo nella difesa della nostra mente.

6 Gennaio 2026 ( modificato il 30 Dicembre 2025 | 17:54 )
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