12:10 pm, 4 Gennaio 26 calendario

🌐 Venezuela dopo Maduro: Delcy Rodríguez ad interim

Di: Redazione Metrotoday
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Dopo l’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro, la Corte Suprema del Venezuela ha nominato Delcy Rodríguez presidente ad interim, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annuncia che gli USA gestiranno il paese in una transizione giudiziosa. La situazione politica e diplomatica è esplosa in un mosaico di dichiarazioni, reazioni internazionali e rischio di nuove tensioni globali.

In un giorno che entrerà nella storia recente dell’America Latina, il Venezuela si trova proiettato da una crisi interna alla scena geopolitica globale. La cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi in un blitz militare e il suo trasferimento a New York — dove deve rispondere di accuse federali legate al narcotraffico e ad attività terroristiche — ha aperto una fase di emergenza politica che rischia di stravolgere l’assetto istituzionale della nazione sudamericana e di allo stesso tempo riaccendere antichi contrasti internazionali.

Un colpo di scena: la nomina di Delcy Rodríguez

Poche ore dopo la cattura di Maduro e della moglie Cilia Flores, la Corte Suprema venezuelana ha comunicato che la vicepresidente Delcy Rodríguez — figura di lungo corso della politica chavista — assumerà la carica di presidente ad interim del Venezuela. La decisione è stata motivata formalmente con la necessità di garantire “la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione” in un momento di profonda instabilità istituzionale.

📌 Rodríguez, 56 anni, è una veterana del governo chavista, avvocato, diplomatica e figura di spicco nelle istituzioni venezuelane da oltre un decennio, con ruoli di rilievo che vanno dalla comunicazione al petrolio, fino alla presidenza dell’Assemblea costituente. La sua nomina, seppur prevista dalla riforma costituzionale in casi di vacanza del potere, arriva in circostanze così straordinarie da sollevare dubbi e contestazioni sia interne che esterne.

Alla televisione nazionale, nella sua prima apparizione dopo la nomina, Rodríguez ha definito ciò che è accaduto come un “atto di aggressione e rapimento illegale” verso Maduro e la sua famiglia, chiedendo prove pubbliche della loro vita e libertà e ribadendo la sua fedeltà politica alla linea chavista. Ha inoltre evocato la difesa delle risorse nazionali, in particolare energetiche e minerarie, come patrimonio del popolo venezuelano.

Trump e gli Stati Uniti: “Gestiremo la transizione”

Mentre a Caracas si consumava lo scontro istituzionale, a Washington il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto una conferenza stampa che ha catturato l’attenzione dei media internazionali. Trump ha dichiarato apertamente che gli Stati Uniti “gestiranno il Venezuela” fino a quando non potrà verificarsi una transizione adeguata, sicura e giudiziosa, indicando che l’operazione di cattura di Maduro rappresenta un passo determinante per riportare stabilità in un paese strategico per il mercato energetico globale.

La retorica di Trump ha richiamato alla memoria interventi militari del passato e solleva questioni sensibili sul rispetto della sovranità nazionale e della legalità internazionale. Aggiungendo enfasi all’aspetto economico e infrastrutturale, il presidente statunitense ha aggiunto che il coinvolgimento degli Stati Uniti potrebbe includere anche la riattivazione della produzione petrolifera venezuelana, strettamente legata all’interesse delle compagnie americane.

Tra sostegno, opposizione e incertezza

La nomina di Delcy Rodríguez come presidente ad interim non è accolto in modo univoco all’interno del Venezuela. Secondo dichiarazioni ufficiali delle forze armate di Caracas, la presidenza di Rodríguez è stata riconosciuta come garanzia di continuità democratica, nel tentativo di evitare un vuoto di potere che potrebbe precipitare il paese nel caos.

Allo stesso tempo, esponenti dell’opposizione — tra cui la leader Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace — hanno salutato con favore la caduta di Maduro, definendola “l’ora della libertà” per il Venezuela, pur senza essere indicate ufficialmente come parte della transizione. Machado era stata considerata in alcune analisi come possibile guida di un governo post-Maduro, ma l’amministrazione statunitense ha dichiarato che non dispone del sostegno necessario per governare in questo momento.

Critiche sono arrivate anche da esponenti internazionali e da organizzazioni per i diritti umani, che hanno definito l’azione degli Stati Uniti come una violazione del diritto internazionale e hanno espresso forte preoccupazione per i rischi di escalation delle violazioni dei diritti umani in un contesto di conflitto aperto.

Diplomazia e reazioni globali: una crisi internazionale

Le reazioni oltre oceano non si sono fatte attendere. Pechino, tradizionale alleato di Caracas, ha chiesto con fermezza il rilascio immediato di Maduro, bollando l’operazione come una palese violazione della sovranità venezuelana. Diversi paesi del Sud America, tra cui Argentina e Perù, hanno reagito chiudendo le frontiere ai funzionari del governo precedente di Maduro.

All’interno degli Stati Uniti, figure politiche di spicco come il segretario di Stato Marco Rubio hanno espresso la posizione che la leadership ad interim di Rodríguez non è considerata legittima dal punto di vista elettorale, sostenendo che solo elezioni libere e trasparenti potranno restituire legittimità alla guida del Venezuela nel lungo periodo.

Un passato di tensioni e un futuro incerto

Questa crisi non è un evento isolato ma l’ultimo atto di una lunga sequela di contrasti fra Venezuela e Stati Uniti, iniziata negli anni di Hugo Chávez e proseguita con Nicolás Maduro. Le relazioni tra Washington e Caracas sono state caratterizzate da sanzioni economiche, accuse reciproche di ingerenza e conflitti diplomatici, con il petrolio venezuelano come uno degli elementi chiave di interesse strategico internazionale. 

Il ruolo di Delcy Rodríguez come presidente ad interim apre un nuovo capitolo in questo contesto, ma la sua posizione appare tutt’altro che consolidata. Da un lato, deve confrontarsi con la propria base politica e con un apparato istituzionale scosso; dall’altro, deve valutare le pressioni e le aspettative di una comunità internazionale divisa tra chi propone un negoziato e chi invoca il rispetto delle norme internazionali.

Una partita aperta

Il Venezuela è un paese sospeso tra l’arresto del suo ex leader, l’ascesa di un presidente ad interim e l’ingerenza dichiarata di una potenza straniera. Il futuro politico e sociale della nazione resta imprevedibile: manterrà la sua sovranità effettiva, navigando tra alleanze globali e pressioni esterne, oppure scivolerà in un’altra forma di dipendenza politica ed economica

4 Gennaio 2026
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