đ Strage CransâMontana, nomi delle vittime e indagati
La strage di CransâMontana del 1° gennaio 2026 ha gettato nello sconforto la Svizzera e lâEuropa: 40 morti e oltre 119 feriti nel devastante incendio al bar Le Constellation, con numerosi giovani tra le vittime identificate e i gestori del locale ora indagati per omicidio colposo e lesioni personali. Ă una ferita aperta che interroga su responsabilitĂ , sicurezza e memoria collettiva.
 La tranquilla localitĂ sciistica di CransâMontana, famosa per le sue piste innevate e il turismo internazionale, si è svegliata il 1° gennaio 2026 in un clima di lutto e incredulitĂ . Una festa di Capodanno al bar Le Constellation si è trasformata in una delle tragedie civili piĂš gravi della recente storia europea: un incendio devastante ha ucciso almeno 40 persone e ne ha ferite 119, molte delle quali in condizioni gravi nei reparti di terapia intensiva.
Lâincendio è scoppiato intorno allâ1:30 del mattino, durante la celebrazione del nuovo anno, in un locale affollato di giovani e turisti provenienti da diversi paesi. Le autoritĂ svizzere hanno confermato che la causa probabile è stata un incendio accidentale, nato quando delle âfontanelle pirotecnicheâ attaccate a bottiglie di champagne sono entrate in contatto con il soffitto, facendo scaturire una fiamma che ha rapidamente avvolto materiali infiammabili presenti nella sala.
Le vittime identificate
La procedura di identificazione delle vittime è stata estremamente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti corpi, costringendo gli specialisti a ricorrere a metodi come i test del DNA e lâesame dentale. Le forze dellâordine del Cantone Vallese, insieme al team di identificazione delle vittime, hanno finora confermato la morte di 24 persone, restituendo le salme alle famiglie.
Tra i nomi resi noti ci sono giovani di varie nazionalitĂ :
-
Giovanni Tamburi, 16 anni, studente di Bologna, Italia;
-
Emanuele Galeppini, 17 anni, giovane promessa del golf italiano, vissuto a Dubai;
-
Achille Barosi, 16 anni, anchâegli italiano;
-
quattro donne svizzere di 18, 15, 15 e 14 anni;
-
sei uomini svizzeri di etĂ compresa tra i 16 e i 31 anni;
-
due italiani di 16 anni;
-
un giovane con doppia cittadinanza italiana e degli Emirati;
-
un 18enne rumeno;
-
un 39enne francese;
-
un 18enne turco.
Questa devastante lista evidenzia un dato particolarmente doloroso: molti dei morti erano adolescenti o giovani adulti, con etĂ che vanno dai 14 ai 24 anni, presenti per festeggiare il nuovo anno.
La dinamica della tragedia
Le testimonianze di sopravvissuti e le immagini raccolte da testimoni oculari raccontano momenti di panico e disperazione. Allâinterno del locale, la rapida diffusione del fuoco e il fumo denso hanno creato una condizione infernale: scale strette, unâunica via dâuscita non adeguatamente accessibile e lâassenza di misure antincendio efficaci hanno trasformato la fuga in un incubo. Alcuni presenti hanno raccontato di aver dovuto rompere le finestre per cercare una via dâuscita, mentre altri soccorritori descrivono scene paragonabili a âfilm dellâorroreâ.Â
La capacitĂ di reazione dellâapparato sanitario svizzero è stata messa a dura prova: le unitĂ di terapia intensiva degli ospedali della regione sono state rapidamente saturate, costringendo il trasferimento di molti feriti in strutture specializzate in altre cittĂ svizzere o nei paesi vicini.
La responsabilitĂ dei gestori
Mentre il dolore per le vittime ha saturato lâopinione pubblica, le autoritĂ giudiziarie del Cantone Vallese hanno aperto unâindagine penale per fare luce sui fatti e sui possibili atti di negligenza che hanno contribuito alla catastrofe. I principali indagati sono i due gestori del locale, una coppia francese â Jacques e Jessica Moretti â sospettati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo.
Lâinchiesta si concentra ora su diversi nodi critici:
-
se il locale rispettasse le norme di sicurezza antincendio;
-
il corretto numero di vie di fuga e la loro accessibilitĂ ;
-
lâeventuale presenza di materiali infiammabili non conformi;
-
lâuso e la gestione di fuochi pirotecnici allâinterno del locale.
La Procura ha precisato che la presunzione di innocenza rimane valida fino a sentenza definitiva, ma la violazione delle norme di sicurezza rappresenta al momento la linea principale di indagine.
Una tragedia che scuote non solo la Svizzera
La strage di CransâMontana ha provocato una vasta ondata di cordoglio internazionale. Le autoritĂ italiane hanno mobilitato ambasciatori e squadre di assistenza per aiutare le famiglie dei connazionali coinvolti e fornire supporto ai feriti ricoverati nei vari ospedali svizzeri. Anche altri paesi europei hanno espresso vicinanza alle vittime, poichĂŠ tra i presenti câerano cittadini di varie nazionalitĂ , inclusi Francia, Romania, Turchia e paesi dellâUnione Europea.
Allâesterno di CransâMontana, nelle vie della cittadina alpina, si stanno moltiplicando memoriali spontanei: fiori, fotografie, messaggi e luci accese come tributo alle vite spezzate troppo presto. Le autoritĂ locali hanno annunciato giornate di lutto cittadino e iniziative pubbliche per commemorare le vittime di quella notte che doveva essere di festa.

Le domande che restano aperte
Accanto alla tragedia umana, emergono interrogativi piĂš ampi sulla regolamentazione della sicurezza nei locali pubblici, specialmente in spazi chiusi e affollati. La comunitĂ scientifica e gli esperti di sicurezza civile stanno analizzando la possibilitĂ che norme inadeguate, controlli superficiali o insufficiente formazione del personale abbiano contribuito a trasformare un incendio accidentale in un massacro.
In molti paesi europei, dopo tragedie analoghe in passato, si sono susseguiti dibattiti sulla necessitĂ di standard piĂš rigorosi, ispezioni piĂš frequenti e responsabilitĂ piĂš chiare dei proprietari e dei gestori di locali. Anche in Italia, episodi come la strage alla Lanterna Azzurra di Corinaldo hanno acceso un dibattito che ora, di fronte a questa nuova tragedia, riemerge con vigore.
Memoria, giustizia e prevenzione
La strage di CransâMontana non è solo un numero drammatico di vittime e indagati: è una ferita collettiva, una chiamata alla riflessione sulla sicurezza pubblica e sulla responsabilitĂ condivisa nella gestione di spazi di aggregazione. Dietro ogni nome identificato câè una famiglia spezzata, un futuro interrotto, un ricordo che merita rispetto e giustizia. Le indagini proseguono, mentre la comunitĂ internazionale osserva e riflette su come evitare che simili tragedie si ripetano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA







