🌐 Venezuela: esplosioni a Caracas, attacco USA e cattura di Maduro
Nella notte la capitale del Venezuela Caracas è stata scossa da una serie di potenti esplosioni, accompagnate dal rumore di aerei a bassa quota e colonne di fumo visibili in vari quartieri e installazioni militari della città e dei dintorni. Decine di residenti, svegliati nel cuore della notte, hanno raccontato il fragore dei boati e la fuga per le strade mentre il cielo si illuminava di bagliori spettrali.
Le detonazioni hanno interessato obiettivi strategici come basi militari, aeroporti e siti di comando delle forze venezuelane, tra cui La Carlota Air Base e il complesso di Fuerte Tiuna, mentre blackout diffusi hanno colpito alcuni quartieri, alimentando il panico tra la popolazione.

L’annuncio-bomba di Washington
A poche ore dagli eventi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato tramite i suoi canali ufficiali che Washington ha condotto un attacco militare “su larga scala” contro il Venezuela, definendo l’operazione un successo. Secondo il presidente americano, nell’azione militare il leader venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sarebbero stati catturati e portati fuori dal paese, destinati a rispondere davanti alla giustizia statunitense.
Fonti statunitensi parlano di un’operazione condotta con la collaborazione delle forze speciali Delta Force, noto reparto dell’esercito USA, esperto in missioni chirurgiche ad alto rischio. Le autorità di Caracas, nel frattempo, non hanno fornito conferme ufficiali sull’effettiva cattura né sulla condizione dei due, e la vicepresidente Delcy Rodríguez ha chiesto “prove di vita” per Maduro e la first lady.
📌 Il governo venezuelano ha definito l’attacco una gravissima aggressione militare da parte degli Stati Uniti, denunciando una violazione della Carta delle Nazioni Unite e un tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale del paese. In una nota ufficiale è stato annunciato lo stato di emergenza nazionale e l’invito alla mobilitazione popolare per difendere la sovranità.
Non solo Caracas: la crisi ha già scatenato reazioni a catena in tutta la regione. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha invocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, parlando apertamente di un bombardamento in corso che minaccia la stabilità regionale. Allo stesso tempo, il presidente argentino Javier Milei ha espresso sostegno alla cattura di Maduro, mentre Cuba ha condannato l’azione come un “attacco criminale” e ha manifestato solidarietà con il governo venezuelano.

Il Venezuela prima del 3 gennaio
La situazione venezuelana, già fragile da anni, era entrata in una fase di gravissima tensione interna e internazionale. Dopo contestate elezioni del 2024, in cui Maduro è stato dichiarato vincitore nonostante forti critiche e accuse di irregolarità, il paese ha visto un aumento della repressione interna, un’economia in profonda crisi e l’isolamento diplomatico crescente.
Negli ultimi mesi, i rapporti tra Washington e Caracas si erano ulteriormente deteriorati: accuse di narco-traffico rivolte dagli USA contro il regime venezuelano, l’intensificarsi di operazioni militari nel Mar dei Caraibi e il dispiegamento di risorse americane nella regione avevano allarmato gli analisti geopolitici.
La risposta globale all’attacco e alla presunta cattura di Maduro è stata immediata. Alcuni governi occidentali hanno chiesto chiarimenti e trasparenza da parte degli Stati Uniti; altri, particolarmente in America Latina, hanno espresso timori per un’escalation che possa travolgere interi paesi della regione. Organismi multilaterali come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e le Nazioni Unite sono stati sollecitati a intervenire con sessioni straordinarie per affrontare la crisi in corso.
Al di là del dibattito diplomatico, l’azione militare lanciata da Washington rappresenta una delle escalation più significative nella storia delle politiche statunitensi verso un paese sovrano da decenni, superando per impatto perfino l’intervento in Panama del 1989.
Residenti della capitale, media locali e testimoni oculari hanno descritto scene di caos, con famiglie in fuga, strade illuminate da colonne di fumo e mezzi d’assalto a caccia di rifugi. Molti hanno postato video e immagini sui social, mostrando una città incredula davanti all’intensità dell’attacco e colpita da blackout e interruzioni delle comunicazioni.

Mentre il mondo segue con apprensione gli sviluppi, il Venezuela si trova in un momento di svolta potenzialmente epocale. Che si tratti di una rapida transizione politica interna, di un lunga negoziazione diplomatica o di una possibile guerra regionale, la notte del 3 gennaio 2026 rimarrà nella memoria collettiva come un evento di portata storica.
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