9:28 am, 2 Gennaio 26 calendario

🌐 Il mistero delle strutture geometriche sul fondale marino antartico

Di: Redazione Metrotoday
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L’anno passato sta entrando negli annali delle spedizioni polari come un anno di sorprese: una recente campagna di esplorazione nei mari antartici ha rivelato al mondo centinaia di strutture geometriche sul fondale marino, visibili grazie alle riprese effettuate da un veicolo subacqueo telecomandato dotato di tecnologia di ultima generazione. Questa scoperta ha sollevato domande, entusiasmo e, naturalmente, anche molti interrogativi nella comunità scientifica internazionale. 

La spedizione, parte di una ricerca più ampia nel mare di Weddell, è stata guidata da team oceanografici interessati alla comprensione degli ecosistemi profondi e delle dinamiche geologiche delle regioni polari più remote. È qui, immediatamente sotto strati di ghiaccio millenari, che sono state notate strutture che appaiono con forme ordinate, quasi geometriche, disseminate sul fondale come se fossero un’opera artistica sottomarina.

La natura delle strutture geometriche

Quando si è diffusa la notizia, la curiosità del pubblico si è subito focalizzata su ipotesi affascinanti e persino fantascientifiche, ma la spiegazione più plausibile — e allo stesso tempo più sorprendente — proviene da un fenomeno biologico documentato da recenti studi. Pesci della famiglia dei nototenidi, in particolare il yellowfin notie o specie simili di rockcod, sono stati osservati costruire nidi con disegni geometrici regolari sui fondali del mare antartico.

Queste piccole creature marine scavano il sedimento con le pinne per creare gallerie e depressioni circolari o disposte in configurazioni ordinate, che servono a proteggere le uova dalle minacce bentoniche come stelle marine o vermi predatori. Studi recenti hanno documentato oltre mille nidi organizzati in varie forme, che vanno da semplici cerchi a disegni più complessi, in diversi siti esplorati.

L’evidenza suggerisce che si tratti di un comportamento intenzionale da parte dei maschi, che, difendendo le uova deposte nei nidi, contribuiscono alla creazione di queste forme regolari e ripetute nel tempo: un fenomeno che conferma come gli animali marini più piccoli possano avere comportamenti sorprendentemente sofisticati.

La tecnologia che rivela l’ignoto: ROV e mappatura dei fondali

📌 La scoperta è stata resa possibile dall’utilizzo di un ROV (Remotely Operated Vehicle) dotato di videocamere ad alta risoluzione e sonar avanzati, in grado di esplorare profonde pieghe del fondale antartico che fino a pochi anni fa erano completamente fuori portata. Questo strumento, soprannominato affettuosamente “Lassie” dagli scienziati, ha permesso alle telecamere robotiche di percorrere chilometri di distese abissali, mostrando un mondo fino ad allora invisibile.

I dati raccolti non solo hanno rivelato le forme geometriche, ma stanno contribuendo alla prima mappatura dettagliata di questi habitat profondi, fondamentali per comprendere il funzionamento del bioma marino antartico, un ecosistema che si propone come cruciale nell’equilibrio climatico globale. Queste scoperte arrivano in un momento di grandi progressi delle tecnologie marine: sonde autonome, droni subacquei e sonar multifascio stanno cambiando il modo in cui gli scienziati percepiscono il fondo degli oceani, rivelando canyon sottomarini, colline e sistemi fluviali di sedimenti.

Un laboratorio naturale di biodiversità

Il comportamento che genera queste forme geometriche non è solo un fatto curioso: è parte di un più ampio mosaico di interazioni tra specie e ambiente estremo. Il mare antartico è noto per ospitare creature uniche come la medusa fantasma gigante, una specie rara avvistata nelle profondità delle acque antartiche, che rappresenta un altro tassello della complessità biologica di queste regioni.

Questi ecosistemi sono estremamente sensibili ai cambiamenti climatici e alle variazioni di temperatura, salinità e ghiaccio marino. La produzione di nidi organizzati da parte di alcune specie potrebbe suggerire adattamenti comportamentali evoluti per assicurare la sopravvivenza in ambienti dove la competizione e la predazione sono variabili chiave. La scoperta di tali strutture amplia la nostra visione della vita in acque profonde, fino ad oggi spesso percepite come carcasse statiche di natura geologica o biologica.

Quando la scienza incontra il sensazionalismo

È inevitabile: ogni volta che emergono immagini di geometrie insolite nelle profondità marine, spuntano congetture alternative su antiche civiltà sommerse, archeologia fantomatica o persino strutture artificiali aliene. In passato, ad esempio, un oggetto chiamato “antenna Eltanin”, fotografato nel 1964 da una nave di ricerca, fu interpretato da alcuni come un artefatto non terrestre, mentre successivamente si è compreso che si trattava molto probabilmente di una spugna sottomarina dalle forme regolari.

Allo stesso modo, sul web circolano ricostruzioni di “misteriose piramidi” in Antartide viste da Google Earth o immagini radar di linee e forme subglaciali, che non trovano conferma nelle evidenze geologiche ufficiali. Queste narrazioni, benché affascinanti, evidenziano come l’ignoto stimoli sempre interpretazioni che vanno oltre il metodo scientifico.

I risultati di queste spedizioni non sono un semplice aneddoto curioso da pagina di cronaca, ma rientrano in un quadro più ampio di ricerca delle dinamiche oceaniche profonde, di interazioni biologiche complesse e di conservazione degli ecosistemi più remoti del nostro pianeta. Comprendere come e perché certe specie costruiscono nidi geometrici può aiutare a conoscere meglio la catena alimentare bentonica, a valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla riproduzione animale e a identificare aree che meritano protezione come zone marine protette.

In un pianeta dove oltre il 70% della superficie è coperta da oceani, e dove gran parte dei fondali resta ancora inesplorata, ogni nuova scoperta ci avvicina a una conoscenza più completa della Terra, delle sue forme di vita e dei processi che ne regolano l’equilibrio. L’Antartide, con le sue acque profonde e gelide, si conferma ancora una volta come una delle ultime grandi frontiere dell’esplorazione scientifica. 

Un mondo sommerso che parla ai nostri tempi

Le strutture geometriche del fondale marino antartico non sono semplici geometrie enigmatiche: sono testimonianze viventi di un adattamento evolutivo e di interazioni tra specie e ambiente che la scienza sta appena iniziando a comprendere. In un’era segnata da cambiamenti climatici e pressioni antropiche, queste scoperte ci ricordano che ogni angolo del pianeta — anche quello più remoto e inospitale — può offrire lezioni uniche sulla resilienza, la complessità e la sorprendente varietà della vita sulla Terra.

2 Gennaio 2026 ( modificato il 29 Dicembre 2025 | 19:43 )
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