🌐 Agenzia delle Entrate, controlli dal 2026: partite IVA “nel mirino”
Dal 1° gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate lancia un piano di controlli mirati su oltre 270.000 contribuenti e partite IVA, con criteri basati su ISA, algoritmi e lettere di compliance. La strategia segna un salto di qualità nei controlli fiscali, tra tecnologia, prevenzione e rilievo per i piccoli professionisti.
Con l’avvio del nuovo anno fiscale, l’Agenzia delle Entrate si prepara a una svolta significativa nella gestione dei controlli fiscali automatici e mirati su contribuenti, professionisti e imprese. A partire dal 1° gennaio 2026 scatterà un piano di verifiche più selettivo, supportato da strumenti digitali, incroci di dati e punteggi statistici: un sistema di “allerta fiscale” che individua i soggetti considerati più esposti a incongruenze nelle dichiarazioni dei redditi, dichiarano gli esperti del settore.
Il nuovo assetto non rappresenta un “controllo a tappeto” ma una strategia basata sulla combinazione di criteri predittivi — dagli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) alle anomalie nei ricavi dichiarati — che attiva l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in modo più preciso ed efficiente.

Chi sono i soggetti a rischio controllo
Secondo le linee guida operative diffuse negli ultimi giorni, i principali osservati speciali sono:
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Partite IVA con punteggi ISA bassi — soprattutto sotto la soglia di affidabilità statistica, indicativa di discordanze fra ricavi dichiarati e valore atteso secondo le caratteristiche di settore e struttura dei costi.
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Piccoli imprenditori e liberi professionisti, soprattutto in caso di anomalie nei ricavi, mancata risposta alle comunicazioni dell’Agenzia o non adesione agli strumenti di compliance collaborativa.
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Contribuenti che non hanno aderito al Concordato Preventivo Biennale (CPB) o che risultano decaduti, destinati a una maggiore attività di verifica da parte di fisco e Guardia di Finanza.
Il meccanismo non è punitivo in partenza: il sistema utilizza lettere di compliance per invitare il contribuente a chiarire le eventuali criticità prima di passare a fasi sanzionatorie o accertamenti più invasivi.
Prima dei controlli: lettere e pre‑accertamenti
📌 Negli ultimi anni l’Agenzia ha sviluppato sempre più quella che viene definita compliance collaborativa: l’invio di comunicazioni preventive — come lettere di avviso di possibili incongruenze — consente al contribuente di spiegare, correggere o documentare la propria posizione prima che si avvii formalmente un accertamento fiscale. In termini numerici, si parla di milioni di lettere inviate negli ultimi due anni.
Questa fase preventiva è considerata cruciale: evita contenziosi inutili, permette al contribuente di regolarizzare errori involontari e riduce i carichi di lavoro degli uffici nella fase delle verifiche ufficiali.

Strumenti tecnologici e incroci di dati
La chiave del nuovo approccio è l’uso di algoritmi e sistemi digitali avanzati che permettono di analizzare grandi flussi di dati, individuando schemi ricorrenti, anomalie o profili di rischio. Non si tratta di “big brother”, ma di un’evoluzione digitale dei controlli che integra:
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dati delle dichiarazioni dei redditi (modello 730 e Redditi PF/SC),
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indici statistici di affidabilità fiscale (ISA),
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dati anagrafici e economici disponibili in banche dati pubbliche,
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informazioni trasmesse da terzi (come i dati sanitari, utili a confrontare spese dichiarate e reddito percepito).
L’obiettivo dichiarato dall’Agenzia è semplificare la gestione dei controlli formali e concentrarsi sui casi più probabili di irregolarità, migliorando l’efficacia senza aumentare ingiustamente il peso burocratico per i contribuenti onesti.
Partite IVA e piccoli imprenditori nel mirino
Le partite IVA saranno dunque al centro delle attenzioni nel 2026. Il criterio ISA — che misura la congruità e coerenza dei dati dichiarati rispetto a quanto statistico atteso per attività simili — diventa determinante: un punteggio basso può far scattare l’alert e attivare la fase di verifica.
Lo stesso sistema, nel corso del 2025, ha già generato un aumento di avvisi bonari, lettere e richieste di chiarimenti ai contribuenti, preparatorie a un controllo più approfondito nel nuovo anno.

Il nuovo ciclo di controlli si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione del fisco italiano ed europeo:
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la sospensione delle comunicazioni fiscali durante il mese di dicembre ha consentito agli uffici di completare molte attività di elaborazione in vista delle verifiche del 2026; in questo periodo la normativa prevede che alcune comunicazioni investigative non possano essere inviate.
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la riforma complessiva del fisco è stata rinviata al 2027, concedendo però un anno cuscinetto per aggiornare infrastrutture digitali e strumenti di controllo.
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a livello europeo, l’entrata in vigore di direttive come la DAC8 promette un controllo più ampio su redditi transfrontalieri, stipendi e criptovalute, riducendo progressivamente le aree di segreto fiscale.
In altri ambiti, l’Agenzia ha già ottenuto accesso diretto ai dati sanitari (come spese per spese sanitarie e farmaceutiche), che utilizzati in modo aggregato possono supportare l’analisi delle dichiarazioni dei 730 e dei redditi delle famiglie.
Il ruolo del Concordato Preventivo Biennale e degli adempimenti volontari
Un capitolo importante riguarda il Concordato Preventivo Biennale (CPB), istituto che permette alle imprese con posizione fiscale coerente di accedere a un percorso premiale con semplificazioni. Chi aderisce regolarmente al CPB, presentando dichiarazioni tempestive e coerenti con gli ISA, può godere di un approccio meno aggressivo da parte dell’amministrazione fiscale, mentre chi non aderisce può trovarsi sotto maggiore osservazione.
Timori dei contribuenti
L’introduzione di controlli mirati basati su algoritmi ha suscitato sia consenso che critiche:
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da un lato, si apprezza la maggiore precisione nella selezione dei casi e la riduzione delle verifiche a tappeto,
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dall’altro, alcuni contribuenti esprimono preoccupazione per una possibile “fiscalità predittiva” che potrebbe generare allarmi ingiustificati o errori di valutazione.
La comunità dei commercialisti, in particolare, richiama alla necessità di trasparenza sui criteri utilizzati e sulla possibilità di accesso dei contribuenti alle valutazioni che li riguardano.

Cosa cambia per i contribuenti
Con l’inizio del nuovo anno, la platea italiana di partite IVA e professionisti dovrà:
monitorare la propria posizione fiscale con maggiore attenzione, soprattutto se si trovano in settori con punteggi ISA bassi.
rispondere prontamente alle lettere di compliance, utilizzandole come opportunità di chiarimento e regolarizzazione.
valutare l’adesione agli strumenti premiali, come il Concordato Preventivo Biennale, ove possibile.
cooperare con professionisti qualificati, per interpretare correttamente gli avvisi ricevuti e preparare eventuali memorie difensive o documentazioni esplicative.
Il 2026 si apre come un anno di cambiamento profondo nei controlli fiscali italiani. L’Agenzia delle Entrate punta sull’utilizzo di dati, algoritmi e lettere di compliance per individuare con maggiore precisione le anomalie e concentrare le risorse operative sui casi di maggiore rischio, tutelando allo stesso tempo i contribuenti corretti.
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