Una stretta contro le ONG
Il governo israeliano ha annunciato che le licenze operative per 37 organizzazioni umanitarie internazionali â tra cui gruppi noti come Medici Senza Frontiere (MSF), CARE, Oxfam, il Consiglio norvegese per i rifugiati e numerose altre â non saranno rinnovate se non conformi alle nuove norme di registrazione richieste dallo Stato e quindi cesseranno di operare nella Striscia di Gaza dal 1°âŻgennaio 2026.
Le autorità israeliane sostengono che le ONG che non hanno presentato liste dettagliate del personale, finanziamenti e struttura operativa avrebbero rifiutato di adeguarsi ai requisiti di sicurezza per impedire infiltrazioni di militanti, una giustificazione definita da molti osservatori arbitraria e infondata.

Impatto immediato sullâaiuto umanitario
Organizzazioni umanitarie e diplomatici internazionali avvertono che lâuscita o la sospensione delle attivitĂ di questi gruppi â per molti dei quali le operazioni sanitarie, di distribuzione alimentare e di assistenza sociale rappresentano servizi essenziali â minaccia di aggravare drasticamente le condizioni di vita della popolazione civile a Gaza, giĂ martoriata da anni di conflitto, blocco e recessione economica.
I gruppi esclusi operano in settori che vanno dalla salute alla nutrizione, dal supporto psicologico alla protezione dei minori e delle donne, e la loro assenza è destinata a lasciare vuoti difficilmente colmabili nei servizi di base, secondo esperti del settore.
UNRWA nel mirino: minate le fondamenta dellâagenzia ONU
đ Parallelamente alla cancellazione delle licenze alle ONG, la Knesset israeliana ha approvato emendamenti a una legge che colpiscono direttamente lâUNRWA, lâagenzia ONU per il soccorso e i lavori nei confronti dei rifugiati palestinesi. Secondo la nuova normativa, le autoritĂ israeliane potranno interrompere forniture essenziali come acqua, elettricitĂ , carburante e comunicazioni alle strutture dellâagenzia, oltre a sequestrare proprietĂ dellâUNRWA a Gerusalemme Est e privare lâorganizzazione di privilegi e immunitĂ garantiti dal diritto internazionale. Il Commissario Generale dellâagenzia, Philippe Lazzarini, ha definito la legge âsconcertanteâ e un attacco diretto al mandato che lâUNRWA porta avanti da decenni in condizioni spesso difficili, sottolineando come il provvedimento sia in âpalese violazione degli obblighi di Israele come Stato membro delle Nazioni Uniteâ.Â
La mossa di Tel Aviv ha provocato forti reazioni diplomatiche su scala globale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato lâapprovazione degli emendamenti antiâUNRWA come incompatibile con il diritto internazionale e ha chiesto lâimmediata revoca della legge, ribadendo lâimportanza dellâagenzia nella fornitura di servizi umanitari vitali.
Parallelamente, un gruppo di dieci ministri degli Esteri di paesi occidentali ha espresso profonda preoccupazione per lâesclusione delle ONG e ha sollecitato Israele ad assicurare un accesso umanitario sostenuto e prevedibile nella Striscia, evidenziando che gli ostacoli burocratici non possono diventare strumenti di politica contro i piĂš vulnerabili.
Bruxelles e oltre
Anche lâUnione Europea si è detta contraria alla forma attuale delle restrizioni, sottolineando che tali regole non possono essere attuate senza violare il diritto umanitario internazionale e che tutti gli ostacoli allâaccesso umanitario devono essere eliminati per proteggere civili e operatori sul campo.
Nel frattempo, nelle strade di Gaza e nei centri dove queste organizzazioni operavano, molti residenti temono che la sospensione delle attivitĂ umanitarie equivalga a un colpo diretto alla sopravvivenza quotidiana. Secondo alcune testimonianze raccolte da media presenti sul posto, le persone temono che lâassenza dei servizi delle ONG possa causare un aumento drammatico della mortalitĂ tra i piĂš vulnerabili, particolarmente bambini e anziani, e minacciare la fragile tregua raggiunta nelle ultime settimane del conflitto.
Con lâentrata in vigore delle misure  Gaza si prepara ad affrontare un inverno difficile senza il supporto di decine di organizzazioni internazionali. Le implicazioni di questa stretta non sono soltanto umanitarie, ma si estendono anche alla sfera legale e diplomatica, con possibili contenziosi davanti a corti internazionali e pressioni multilaterali per la salvaguardia degli obblighi umanitari di base.






