9:59 am, 1 Gennaio 26 calendario

🌐 Israele vieta l’azione delle ONG a Gaza

Di: Redazione Metrotoday
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La decisione di Israele di vietare l’azione di decine di organizzazioni non governative (ONG) umanitarie nella Striscia di Gaza e di approvare nuove leggi che colpiscono duramente l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) segna un punto di svolta sconcertante nella crisi umanitaria e politica che da anni dissangua il territorio palestinese.
Le misure, presentate dalle autorità israeliane come strumenti di sicurezza, sono state accolte da una ondata di proteste internazionali e allarmi sulla catastrofe umanitaria che rischia di aggravarsi oltre ogni limite. 

Una stretta contro le ONG

Il governo israeliano ha annunciato che le licenze operative per 37 organizzazioni umanitarie internazionali – tra cui gruppi noti come Medici Senza Frontiere (MSF), CARE, Oxfam, il Consiglio norvegese per i rifugiati e numerose altre – non saranno rinnovate se non conformi alle nuove norme di registrazione richieste dallo Stato e quindi cesseranno di operare nella Striscia di Gaza dal 1° gennaio 2026.

Le autorità israeliane sostengono che le ONG che non hanno presentato liste dettagliate del personale, finanziamenti e struttura operativa avrebbero rifiutato di adeguarsi ai requisiti di sicurezza per impedire infiltrazioni di militanti, una giustificazione definita da molti osservatori arbitraria e infondata.

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Impatto immediato sull’aiuto umanitario

Organizzazioni umanitarie e diplomatici internazionali avvertono che l’uscita o la sospensione delle attività di questi gruppi – per molti dei quali le operazioni sanitarie, di distribuzione alimentare e di assistenza sociale rappresentano servizi essenziali – minaccia di aggravare drasticamente le condizioni di vita della popolazione civile a Gaza, già martoriata da anni di conflitto, blocco e recessione economica.

I gruppi esclusi operano in settori che vanno dalla salute alla nutrizione, dal supporto psicologico alla protezione dei minori e delle donne, e la loro assenza è destinata a lasciare vuoti difficilmente colmabili nei servizi di base, secondo esperti del settore.

UNRWA nel mirino: minate le fondamenta dell’agenzia ONU

📌 Parallelamente alla cancellazione delle licenze alle ONG, la Knesset israeliana ha approvato emendamenti a una legge che colpiscono direttamente l’UNRWA, l’agenzia ONU per il soccorso e i lavori nei confronti dei rifugiati palestinesi. Secondo la nuova normativa, le autorità israeliane potranno interrompere forniture essenziali come acqua, elettricità, carburante e comunicazioni alle strutture dell’agenzia, oltre a sequestrare proprietà dell’UNRWA a Gerusalemme Est e privare l’organizzazione di privilegi e immunità garantiti dal diritto internazionale. Il Commissario Generale dell’agenzia, Philippe Lazzarini, ha definito la legge “sconcertante” e un attacco diretto al mandato che l’UNRWA porta avanti da decenni in condizioni spesso difficili, sottolineando come il provvedimento sia in “palese violazione degli obblighi di Israele come Stato membro delle Nazioni Unite”. 

La mossa di Tel Aviv ha provocato forti reazioni diplomatiche su scala globale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato l’approvazione degli emendamenti anti‑UNRWA come incompatibile con il diritto internazionale e ha chiesto l’immediata revoca della legge, ribadendo l’importanza dell’agenzia nella fornitura di servizi umanitari vitali.

Parallelamente, un gruppo di dieci ministri degli Esteri di paesi occidentali ha espresso profonda preoccupazione per l’esclusione delle ONG e ha sollecitato Israele ad assicurare un accesso umanitario sostenuto e prevedibile nella Striscia, evidenziando che gli ostacoli burocratici non possono diventare strumenti di politica contro i più vulnerabili.

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Bruxelles e oltre

Anche l’Unione Europea si è detta contraria alla forma attuale delle restrizioni, sottolineando che tali regole non possono essere attuate senza violare il diritto umanitario internazionale e che tutti gli ostacoli all’accesso umanitario devono essere eliminati per proteggere civili e operatori sul campo.

Nel frattempo, nelle strade di Gaza e nei centri dove queste organizzazioni operavano, molti residenti temono che la sospensione delle attività umanitarie equivalga a un colpo diretto alla sopravvivenza quotidiana. Secondo alcune testimonianze raccolte da media presenti sul posto, le persone temono che l’assenza dei servizi delle ONG possa causare un aumento drammatico della mortalità tra i più vulnerabili, particolarmente bambini e anziani, e minacciare la fragile tregua raggiunta nelle ultime settimane del conflitto.

Con l’entrata in vigore delle misure  Gaza si prepara ad affrontare un inverno difficile senza il supporto di decine di organizzazioni internazionali. Le implicazioni di questa stretta non sono soltanto umanitarie, ma si estendono anche alla sfera legale e diplomatica, con possibili contenziosi davanti a corti internazionali e pressioni multilaterali per la salvaguardia degli obblighi umanitari di base.

1 Gennaio 2026
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