đ La mummia Ătzi aveva il papilloma virus
Una nuova scoperta sulle tracce genetiche dellâHpv16 nella mummia Ătzi rivoluziona la conoscenza dellâantica convivenza tra lâuomo e i virus, con implicazioni scientifiche e culturali che riscrivono la storia dei virus oncogeni e dellâevoluzione umana.
Nel ghiaccio per oltre 5.300 anni prima di essere riscattato alla luce del sole e dellâattenzione scientifica, Ătzi, lâUomo del Similaun, continua a sorprendere gli studiosi. Dalla sua scoperta nel 1991 ai piedi del ghiacciaio del Similaun, tra Italia e Austria, questa mummia naturale è stata una fonte quasi inesauribile di informazioni sullâuomo del Neolitico, rivelando dettagli su abitudini, dieta, salute e perfino sulle malattie che colpivano le popolazioni preistoriche. Adesso, una nuova ricerca ha portato alla luce un elemento fino ad oggi inedito: tracce genetiche del papilloma virus umano (Hpv16) sono state identificate nel materiale biologico di Ătzi, suggerendo che il virus oncogeno fosse presente nella nostra specie giĂ migliaia di anni fa.
Una scoperta che cambia prospettiva
đ  Lâanalisi, condotta da un gruppo di biologi dellâUniversitĂ Federale di San Paolo in Brasile e pubblicata preliminarmente sulla piattaforma bioRxiv, ha isolato tracce di sequenze riconducibili allâHpv16 â una delle varianti di virus del papilloma umano oggi associata a tumori genitali e orofaringei â nei campioni di DNA antico estratti da Ătzi. La stessa variante è stata anche riscontrata in un altro individuo preistorico, UstâIshim, vissuto circa 45.000 anni fa nella Siberia occidentale. Questo dato suggerisce che la convivenza tra Homo sapiens e virus oncogeni sia molto piĂš antica di quanto finora documentato, con una possibile circolazione su scala geografica ampia e tempi evolutivi lunghi.Â

ÂŤAbbiamo la piĂš antica prova dellâHpvÂť, ha dichiarato Juliana Yazigi, bioinformatica coinvolta nello studio, sottolineando come questa scoperta possa colmare lacune significative nella storia evolutiva di questi virus. Lâanalisi comparativa indica che le sequenze identificate sono simili a ceppi giĂ suggeriti in studi precedenti come associati a popolazioni di Neanderthal, rafforzando lâidea di una storica presenza di Hpv nella linea evolutiva umana.
 Ătzi: il patrimonio nei ghiacci
La mummia dellâUomo del Similaun, meglio conosciuta come Ătzi, rappresenta uno dei piĂš importanti ritrovamenti paleoantropologici del XX secolo. Scoperto nel 1991 da due escursionisti tedeschi nel ghiacciaio del Similaun, il corpo è rimasto eccezionalmente conservato per millenni grazie alle condizioni ambientali estreme. Oggetti personali, abiti e attrezzature trovati accanto al corpo offrono una straordinaria finestra sulla vita quotidiana dellâetĂ del Rame.
Fin dalle prime ricerche, Ătzi ha donato alla scienza dettagli sempre piĂš precisi sul suo aspetto e sul suo stile di vita: analisi del DNA hanno permesso di ricostruire caratteristiche fisiche come il colore della pelle e degli occhi, la predisposizione alla calvizie e persino lâorigine genetica dei suoi antenati, rivelando radici in popolazioni di agricoltori dellâAnatolia risalenti a oltre 5.000 anni fa.

Un quadro di salute sorprendentemente complesso
La scoperta del papilloma virus si aggiunge a una lunga lista di condizioni patologiche giĂ identificate in Ătzi. Studi precedenti hanno dimostrato che la mummia soffriva di parassiti intestinali, intolleranza al lattosio, carie, livelli elevati di colesterolo e segni di aterosclerosi, una condizione considerata tipica delle societĂ moderne ma giĂ presente in epoche remote. Queste informazioni, ottenute attraverso la moderna paleopatologia e lâanalisi del DNA antico, mostrano un quadro sanitario assai piĂš complesso di quanto si potesse immaginare per individui preistorici.
La presenza dellâHpv16 in Ătzi porta il concetto di âmalattie anticheâ a un nuovo livello: non solo infezioni batteriche o parasitiche, ma anche virus oncogeni che continuano a influenzare la salute umana. Il fatto che la stessa variante sia stata identificata in un individuo separato da migliaia di anni e migliaia di chilometri di distanza suggerisce una diffusione globale e una coevoluzione con la nostra specie piĂš profonda di quanto precedentemente ipotizzato.

Papilloma virus: dallâantichitĂ ai giorni nostri
Oggi, il virus del papilloma umano (HPV) è noto soprattutto per la sua capacitĂ di causare verruche e, in alcuni ceppi ad alto rischio come lâHpv16, di aumentare il rischio di tumori del collo dellâutero, delle vie genitali e della gola. La sua prevalenza nella popolazione mondiale e lâadozione di vaccini specifici rappresentano un importante capitolo nella medicina preventiva moderna.
Ma la sua presenza in Ătzi apre una nuova prospettiva storica: se questi virus erano giĂ presenti in popolazioni preistoriche, ciò implica che la relazione tra lâuomo e questi agenti patogeni è antichissima, probabilmente coevolvendo con la nostra specie sin dalle prime migrazioni fuori dallâAfrica e lâespansione in Eurasia. Questo non solo getta luce sullâevoluzione dei virus, ma invita anche a ripensare come si sono sviluppate nel tempo le interazioni tra agenti infettivi e ospiti umani.

La paleoâvirologia e il futuro della ricerca
La scoperta delle tracce di papilloma virus in Ătzi contribuisce a consolidare la paleoâvirologia come un campo emergente di studio, che combina genetica, paleontologia e medicina per esplorare la storia delle malattie. Ogni nuovo dato non solo arricchisce la conoscenza scientifica di episodi millenari, ma fornisce anche contesti importanti per comprendere meglio le dinamiche delle infezioni e delle risposte immunitarie nellâuomo.
Gli scienziati insistono tuttavia nella necessitĂ di ulteriori conferme: lo studio brasiliano è stato finora condiviso su una piattaforma preprint e deve ancora superare la revisione paritaria per essere pubblicato su una rivista scientifica peerâreviewed. Nonostante ciò, la scoperta è stata accolta con interesse da esperti esterni, che vedono in essa un potenziale spartiacque nella comprensione dellâevoluzione dellâHpv e della storia delle malattie virali.
La presenza del papilloma virus nella mummia di Ătzi non è solo un dettaglio aggiunto alla biografia di un individuo vissuto oltre 5.000 anni fa; è un tassello fondamentale per comprendere come i virus oncogeni abbiano accompagnato, plasmato e influenzato lâuomo nel corso della sua evoluzione. Nel corpo congelato dellâUomo del Similaun si intrecciano cosĂŹ storie di migrazioni, di genetica, di salute e di malattia, rivelando un legame profondo tra passato e presente.
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