đ Eurovision 2024, Nemo restituisce il trofeo per Israele
Nemo, artista svizzero e primo vincitore nonâbinario dellâEurovision Song Contest 2024, ha annunciato la restituzione del trofeo conquistato, criticando lâUnione europea di radiodiffusione (EBU) per aver permesso la partecipazione di Israele alla manifestazione del 2026 nonostante le diffuse proteste per la sua politica in Medio Oriente.Â
Eurovision sotto assedio: valori, politica e identitĂ
đ La decisione di Nemo di restituire il trofeo arriva in un clima di forti tensioni politiche legate alla partecipazione di Israele allâEurovision Song Contest 2026, che si terrĂ a Vienna a maggio. Lâinclusione di Israele nonostante le critiche internazionali legate alla guerra in Gaza ha generato unâondata di boicottaggi annunciati da diverse emittenti nazionali, tra cui Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Islanda, che hanno dichiarato che non trasmetteranno nĂŠ parteciperanno allâevento in segno di protesta.
Nemo â che vinse lâedizione 2024 con il brano âThe Codeâ â ha spiegato che la partecipazione dello Stato israeliano contraddice i valori fondanti dellâEurovision: unitĂ , inclusione e dignitĂ . In un post sui social media lâartista ha affermato che non ritiene piĂš il trofeo un simbolo coerente con questi ideali, considerato che lâEBU ha scelto di non escludere Israele nonostante le gravi accuse internazionali in corso contro lo Stato. Il gesto simbolico di restituzione del microfonoâtrophĂŠe è stato accompagnato da un messaggio chiaro: finchĂŠ le parole dellâEurovision non si tradurranno in azioni che riflettano valori umanitari, il premio non può restare in possesso di chi lo ha vinto.Â
Questa protesta segna uno dei momenti piĂš divisivi nella storia recente della celebre competizione musicale, che dallâimmediato dopoguerra è sempre stata vista come una piattaforma di dialogo culturale. GiĂ in passato contestazioni politiche avevano riguardato questioni di voto o partecipazione â come lâespulsione della Russia nel 2022 dopo lâinvasione dellâUcraina â ma la restituzione volontaria di un trofeo resta senza precedenti.
Boicottaggi e divisioni: la musica ai tempi dei conflitti
Il dibattito sullâEurovision 2026 ha trascinato varie emittenti e broadcaster in una decisione difficile: aderire allâevento rischiando di legittimare la partecipazione di uno Stato sotto accusa, oppure rinunciare per preservare un approccio umanitario. Le scelte di Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Islanda aprono un precedente per futuri boicottaggi culturali basati su considerazioni eticoâpolitiche, e non piĂš solo su interessi commerciali o di audience.
LâEBU, da parte sua, ha giustificato la presenza di Israele affermando che il concorso resti un evento ânon politicoâ. Tuttavia, critici interni e osservatori esterni sostengono che ignorare le dinamiche geopolitiche quando coinvolgono stati membri e partecipanti sia impossibile e contraddittorio.Â
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