12:10 pm, 26 Dicembre 25 calendario

🌐 Ho scoperto d’essere dislessico: il peso dei disturbi di cognizione

Di: Redazione Metrotoday
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Giampaolo Morelli racconta come aver scoperto la dislessia a oltre trent’anni abbia influito sulla sua vita, portando a depressione e senso di inadeguatezza. Una confessione che riapre il dibattito sull’importanza di una diagnosi precoce dei disturbi specifici di apprendimento (DSA).

Scoprire di essere dislessici all’età di 30 anni o più è un’esperienza che, pur diluita nel tempo, lascia un segno profondo nella psicologia e nelle scelte di vita di molte persone. Ne è un esempio eclatante la recente testimonianza dell’attore e regista Giampaolo Morelli, noto al grande pubblico per il ruolo del Commissario Coliandro, che ha raccontato apertamente come il ritardo nella diagnosi di dislessia abbia contribuito a un lungo percorso di senso di inadeguatezza e depressione.

📌   La sua storia — resa pubblica in occasione della promozione del libro scritto insieme alla moglie Dislessico famigliare. Cronache (s)connesse di una famiglia straordinariamente normale — ha riacceso l’attenzione su un tema spesso trascurato: la necessità di riconoscere e diagnosticare precocemente i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) per evitare che difficoltà di lettura, scrittura e calcolo compromettano non solo il rendimento scolastico ma anche il benessere emotivo e psicologico.

Quando la diagnosi arriva tardi: il peso psicologico della dislessia non riconosciuta

Secondo le linee guida internazionali sui DSA, la mancata diagnosi precoce può interferire profondamente con sviluppi accademici, sociali e lavorativi. Negli adulti, i sintomi — spesso mitigati da strategie di compensazione adottate nel corso degli anni — tendono a emergere nelle difficoltà persistenti legate alla lettura lenta e al carico emotivo di un’esistenza costantemente confrontata con “normalità” percepite come inarrivabili. 

Morelli ha spiegato che per molto tempo ha convissuto con un senso di inferiorità difficilissimo da scalfire, alimentato dalla scuola e da un contesto che non aveva gli strumenti per cogliere il disturbo. Questo senso di inadeguatezza, combinato con le difficoltà quotidiane di chi fatica a leggere e a codificare testi come gli altri, lo ha portato anche a confrontarsi con episodi di depressione, una delle conseguenze psicologiche più frequenti nei dislessici non diagnosticati.

Il problema è venuto fuori dalla società, dalla scuola”, ha dichiarato Morelli, sottolineando come l’ambiente esterno possa peggiorare l’autostima di chi già lotta con difficoltà invisibili.

La lotta per l’identità e la riscoperta di sé

La confessione dell’attore va oltre il semplice racconto biografico: tocca molte delle dinamiche vissute da adulti che scoprono solo tardivamente di essere dislessici. Molti di loro ricordano anni di frustrazione, autovalutazione negativa e convinzioni profondamente radicate di “non essere abbastanza bravi”, a causa di ripetute difficoltà nella lettura e nella scrittura, giudicate erroneamente come lentezza o pigrizia.

Su forum e comunità online, non mancano testimonianze di persone che, come Morelli, hanno passato tutta la vita senza sapere di avere la dislessia fino a quando, da adulti, non hanno affrontato test di valutazione. Alcuni ammettono di aver vissuto anni di imbarazzo, rabbia o frustrazione, convinti di essere “meno capaci” rispetto ai pari proprio a causa di queste difficoltà.

I casi in cui la diagnosi arriva in età adulta sono meno frequenti rispetto alle diagnosi scolastiche, ma non sono rari. In diverse storie emerge il tema comune dell’identificazione tardiva, spesso dovuta alla mancanza di screening o alla scarsa consapevolezza diffusa in anni passati circa i DSA.

La scuola ieri e oggi

In Italia, il riconoscimento formale dei DSA è avvenuto con la legge 170 del 2010, che ha introdotto strumenti di supporto come il Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questi strumenti mirano a garantire ai ragazzi con dislessia e altri disturbi specifici di apprendimento un percorso educativo più equo, con misure compensative e dispensative.

Tuttavia, per generazioni cresciute prima di questa normativa, come Morelli, la scuola non offriva tali opportunità. Senza strumenti di supporto né un adeguato riconoscimento, molti studenti con difficoltà di lettura cercavano di “arrangiarsi” con strategie individuali, spesso con costi emotivi elevati.

Oggi la situazione è diversa: la diagnosi precoce è incoraggiata dagli specialisti, pedagogisti e psicologi, grazie a test che valutano le abilità di lettura, scrittura e calcolo, individuando precocemente segnali che possono portare a interventi mirati.

L’adulto con dislessia

Essere diagnosticati da adulti presenta caratteristiche uniche: spesso si è sviluppata una serie di strategie di compensazione — meccanismi mentali e comportamentali per aggirare difficoltà specifiche — che possono mascherare i sintomi ma non eliminare il disagio psicologico di fondo.

I professionisti sottolineano l’importanza di un approccio multidisciplinare anche in età adulta: psicologi, logopedisti e specialisti dei DSA possono offrire strumenti per gestire il disturbo in ambiti lavorativi, sociali e personali, aiutando gli individui a riconoscere e valorizzare le proprie capacità, anziché focalizzarsi sulle difficoltà.

Storie di riscatto e di consapevolezza

La letteratura internazionale e le testimonianze di chi ha vissuto l’esperienza di un ritardo diagnostico raccontano spesso di un percorso di riscoperta personale. Alcuni adulti affermano che la diagnosi, pur arrivata tardi, ha rappresentato una sorta di “liberazione”: finalmente hanno potuto dare un nome alle loro difficoltà, comprendere errori e frustrazioni accumulate negli anni e lavorare su un percorso di accettazione e resilienza.

Altri racconti sottolineano come la diagnosi abbia già migliorato la loro qualità di vita: comprendere la propria neurodivergenza permette di adottare soluzioni personalizzate, come software di lettura assistita, organizzazione del lavoro compatibile con lo stile cognitivo individuale e percorsi psicologici mirati.

Dal senso di inadeguatezza alla costruzione di sé

Morelli stesso riflette su come la sua identità sia stata modellata da anni di difficoltà e pregiudizi, ma anche su come questo percorso abbia contribuito alla sua crescita personale. Oggi riconosce che le sue qualità, incluse quelle indissolubilmente legate alla dislessia — come creatività e capacità di pensare “per immagini” — sono parte integrante di chi è, pur portando con sé ferite emotive che ha dovuto imparare a gestire. 

26 Dicembre 2025
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