11:36 am, 26 Dicembre 25 calendario

🌐 “Filmlovers!”: una memoria collettiva senza scala di valori

Di: S.D.P.
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Cosa succede alla realtà quando viene proiettata? Quando diventa cinema? Di colpo ‘ brilla di significati’ ! Ecco si può partire da qui per parlare del cinema. Del cinema e  della domanda sul perché lo amiamo, sul perché non smettiamo di guardare film.

Sul perché c’è’ chi piange al cinema e chi si vergogna di farlo, chi si abbandona ad ogni emozione e chi vede film per non pensare. Poi c’è chi va al cinema in cerca di emozioni e chi cerca un altro da se’, chi giura ” al cinema mi sembra di ricordare la mia vita” e chi candidamente confessa “al cinema ci vedo per vivere perché non ho il tempo di vivere davvero”. Ecco , oltre a parlare di quella cosa meravigliosa che è il cinema, ‘tempo fermato e fotografato’ , qui si parla di tutti loro. Di tutti quelli che il cinema lo amano e al cinema si sono persi , più di una volta nella vita.

Questo ‘Filmlovers!’, firmato da Arnaud Desplechin, in concorso lo scorso anno al Festival di Cannes e dal 28 dicembre nei nostri cinema, è dedicato a tutti loro .

Come dice il regista: ‘Filmlovers !’ è un’elegia. Volevo accogliere e permettere ad ogni inclinazione dello spettatore di proiettarsi sull’immagine. Volevo anche includere la televisione e il modo in cui i film venivano guardati sul piccolo schermo. Inizia con l’immagine di Paul, bambino, che aspetta la nonna davanti alla porta prima di andare al cinema, un’immagine tenera.

📌    Nel film ogni spettatore racconta un’esperienza così comune e al tempo stesso così singolare. Emergono storie preziose. Come per esempio, il bambino algerino che scopre il suo villaggio ne La battaglia di Algeri, la giovane ragazza che piange davanti a West Side Story; un uomo la cui vita viene cambiata dal film Ai nostri amori…per raccontare il cinema di ognuno confesso che ho dimenticato tutto ciò che riguarda la cinefilia accademica. Non mi sento a mio agio con l’idea di un’arte maggiore o minore nel cinema. Per me non esiste nulla di ‘bello’ o ‘non bello’, per usare le parole di Stanley Cavell. John McTiernan si trova fianco a fianco con Orson Welles e Godard. Un film commerciale ha tanto diritto di esistere quanto un film d’autore. La bellezza è ovunque. Ciò che mi ha sorpreso è che non ho mai fatto una raccolta dei film che amo. Molti dei miei film preferiti non compaiono in Filmlovers!.Per esempio, c’è solo un film giapponese menzionato, nonostante io ne conti moltissimi nella mia raccolta personale. Non volevo imporre il mio gusto, ma piuttosto miscelare le mie scelte con quelle delle altre persone che appaiono nel film. Ciò che appartiene a noi, a noi tutti insieme. È una memoria collettiva senza scala di valori”.

Ma come è nata l’idea della struttura del film?

“Evoca una sorta di mappa del tesoro per gli appassionati di cinema di ogni genere. Il film è un saggio. Bisogna mettere da parte le linee temporali formali. Quindi, come far sì che gli spettatori non si perdano? Volevo giocare con il pubblico, tessere un dialogo con tutti. Di solito realizzo film narrativi. In questo film, più del solito, dovevo destreggiarmi tra una grande varietà di digressioni, di associazioni di idee. Ho utilizzato ciò che chiamo “inquadrature alla Wes Anderson”. Le scene di finzione dovevano iniziare con gli attori che si presentano allo spettatore con uno sguardo perfettamente calibrato verso la camera. Il giovane Paul aspetta la nonna per andare al cinema e ci guarda con aria di sfida…Poi, nel caffè dei filosofi, la giovane attrice Olga Milshtein guarda anche lei in camera, prende il tè e improvvisamente entriamo nella scena. È un modo per guidare lo spettatore attraverso la nostra mappa del tesoro, così che possa inventare i propri punti di riferimento e intrecciare insieme i propri ricordi e i sogni ad occhi aperti alla struttura che ho realizzato.Ciò che è diventato subito evidente nella scrittura è stata la cascata di citazioni cinematografiche, l’inondazione di immagini. Ma non volevo menzionare gli autori di queste immagini, perché il soggetto del film è lo spettatore dei film, non i loro creatori”.

E che cosa vuol suggerire tutto questo?

“Questo film dice una sola cosa: il cinema è nostro. È per questo che la parola conversazione che Stanley Cavell usa in diversi suoi libri, è così importante: come si fa a condividere le parole? I film — e qui sta la genialità del cinema — si condividono meccanicamente, perché in sala guardiamo tutti un unico punto di vista, quello registrato dal  regista. Condividiamo questo punto di vista per tutta la durata della proiezione. E la meraviglia è che possiamo uscire dalla sala in totale disaccordo! La conversazione ha inizio. Ne parliamo, li discutiamo, tutti alla pari. La sala cinematografica è il luogo più democratico che ci sia. È un enigma da risolvere, che ci appartiene e che ci aiuta a vivere”.

 

26 Dicembre 2025
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