🌐 Orso bruno marsicano investito e ucciso in Abruzzo
Sulle curve buie della strada statale Sora-Avezzano, un orso bruno marsicano di circa 4-6 anni è stato travolto e ucciso da almeno due veicoli in transito lungo il tratto al chilometro 27, nei pressi dell’uscita Le Rosce. Secondo le prime ricostruzioni, l’animale non è sopravvissuto ai gravi traumi riportati nell’impatto ed è morto quasi sul colpo, mentre uno dei conducenti coinvolti ha riportato un trauma alla spalla ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo e l’équipe veterinaria del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, allertati dalla centrale operativa: la carcassa dell’orso è stata trasferita alla sede del Parco a Pescasseroli e successivamente inviata all’Istituto Zooprofilattico di Teramo per la necroscopia. Le indagini sulla dinamica esatta della collisione sono tuttora in corso.
Una popolazione in pericolo critico
📌 Quella di questa settimana non è una notizia isolata, ma si inserisce in un quadro più ampio di mortalità che da anni minaccia la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie endemica dell’Appennino centrale e considerata in pericolo critico di estinzione. Le stime più recenti parlano di una popolazione complessiva che si aggira intorno alle poche decine di individui, con un centro di presenza stabile all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e sporadiche presenze in aree periferiche.
Proprio la mortalità per cause antropiche – tra cui incidenti stradali, bracconaggio e altre cause accidentali connesse all’attività umana – rappresenta una delle principali minacce per questa popolazione così fragile. Analisi di monitoraggio evidenziano che oltre il 70% delle morti accertate negli ultimi decenni è riconducibile direttamente o indirettamente all’uomo. La perdita di singoli individui, in particolare di femmine adulte in età riproduttiva, non rappresenta solo un dato numerico: significa togliere potenziali generazioni future alla specie.

Un passato segnato da incidenti e simboli di resilienza
La storia recente dell’orso marsicano è costellata di episodi simbolici – e spesso drammatici – che hanno catturato l’attenzione pubblica. Nel gennaio 2023, ad esempio, un giovane orso maschio affettuosamente soprannominato Juan Carrito – diventato famoso per le incursioni nei centri abitati e per aver “saccheggiato” una panetteria – è morto dopo essere stato investito da un’auto nei pressi di Castel di Sangro. La sua vicenda aveva suscitato grande commozione, tanto da portare residenti e turisti a seguirne gli spostamenti attraverso video e immagini, ma allo stesso tempo aveva rilanciato l’attenzione sulle difficoltà di gestire gli animali che perdono timore dell’uomo o si avvicinano troppo alle aree antropizzate in cerca di cibo facile.
Episodi simili avvennero anche nel passato recente: nel 2019, una femmina adulta venne travolta sulla Strada Statale 17 con il suo cucciolo, lasciando quest’ultimo a vagare vicino al corpo della madre in un’immagine che commosse e indignò l’opinione pubblica. L’evento portò a iniziative di sensibilizzazione e alla richiesta di interventi infrastrutturali mirati alla sicurezza stradale.
La strada come barriera
Gli animali selvatici non riconoscono le demarcazioni delle regioni o delle aree protette: per gli orsi marsicani i corridoi naturali attraversano spesso aree dove si concentrano strade di grande scorrimento e arterie trafficate, come la Sora-Avezzano, che collegano paesi e centri abitati nella valle. L’espansione delle infrastrutture umane, la frammentazione dell’habitat e l’aumento complessivo dei volumi di traffico rendono queste strade luoghi di pericolo costante per la fauna selvatica. In particolare durante le ore notturne o nelle stagioni di spostamento e ricerca di cibo, gli orsi si muovono su vaste distanze, attraversando i territori esterni al parco e quindi esponendosi a collisioni come quella di questa settimana.
Le richieste di soluzioni tecniche non mancano: associazioni ambientaliste e gruppi di tutela della fauna propongono l’adozione di passaggi fauna, reti e barriere visive, la riduzione dei limiti di velocità in aree critiche, nonché sistemi di allerta e segnalazione per gli automobilisti in corrispondenza dei corridoi più frequentati da animali selvatici.
Convivenza: un equilibrio difficile
Dietro ogni singola notizia di un orso investito c’è una popolazione che stenta a riprendersi dopo secoli di declino. La convivenza tra uomo e orso nell’Appennino centrale è possibile, ma richiede strategie integrate: dai piani di gestione del territorio e di prevenzione dei conflitti alla sensibilizzazione delle comunità locali e dei visitatori, fino a un approccio culturale che porti a una percezione più matura della fauna selvatica come componente insostituibile dell’ambiente naturale.
Ciò include anche protocolli di monitoraggio e piani d’azione già messi in campo – e talvolta aggiornati – per la tutela dell’orso marsicano, che puntano a ridurre mortalità accidentali, migliorare la conoscenza scientifica della specie e promuovere una gestione sostenibile degli habitat. La strada per un’effettiva stabilizzazione e crescita della popolazione resta lunga e difficile.
La morte del giovane orso sulla statale Sora-Avezzano rappresenta una scossa per istituzioni, esperti e cittadini. Non è soltanto la cronaca di un incidente stradale, ma la conferma che la fragilità di una popolazione in pericolo critico va affrontata con politiche e interventi concreti, accompagnati da una riflessione profonda sulla relazione tra infrastrutture moderne e presenza di grandi carnivori nei nostri paesaggi.
Ogni orso perso è una pagina strappata alla biodiversità italiana, e la sfida della convivenza resta aperta.
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