🌐 Caso Orlandi: nuova indagata dopo 42 anni
A oltre 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, un nuovo e clamoroso sviluppo: indagata ex allieva della scuola di musica, Laura Casagrande, accusata di false informazioni al pubblico ministero. Una svolta che riapre l’interesse mediatico e giudiziario su uno dei casi più enigmatici della cronaca italiana, tra lacune, contraddizioni e nuove domande sul destino della quindicenne scomparsa a Roma nel 1983.
📌 Quando, il 22 giugno 1983, la quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi sparì nel nulla uscendo dalla scuola di musica nel centro di Roma, nessuno poteva immaginare che, quarantadue anni dopo, la sua scomparsa sarebbe rimasta uno dei capitoli più irrisolti e controversi della storia giudiziaria italiana. Quel pomeriggio, dopo una lezione di musica, Emanuela non fece più ritorno a casa, dando avvio a una vicenda di misteri, piste investigativi, sospetti di complotti internazionali, teorie giornalistiche e increduli interrogativi ancora oggi senza risposta.
Il caso, che ha attraversato decenni di inchieste, commissioni parlamentari e indagini giudiziarie, torna oggi tragicamente sotto i riflettori con una novità inattesa: una donna, ex compagna di studi di Emanuela alla scuola di musica, è stata iscritta nel registro degli indagati per aver fornito false informazioni ai magistrati.
Una “amica” nel registro degli indagati
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Laura Casagrande, oggi 57enne, amica ed ex allieva della stessa scuola di musica frequentata da Emanuela. Sulla donna pende l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, una contestazione che deriva, secondo gli inquirenti, da versioni contraddittorie fornite nel tempo sulle fasi immediatamente precedenti la scomparsa di Emanuela.
Casagrande è stata ascoltata questa mattina negli uffici di piazzale Clodio dagli investigatori della Procura, accompagnata dal proprio avvocato. La sua presenza negli atti investigativi non è del tutto nuova: la donna era già stata sentita poco più di un anno fa davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul caso Orlandi e su quello di Mirella Gregori, un’altra adolescente scomparsa nello stesso periodo.
Per alcuni testimoni e secondo alcune prime valutazioni investigative, Laura Casagrande potrebbe essere stata una delle ultime, se non l’ultima, persona ad aver visto Emanuela il giorno stesso della sparizione, in corso Rinascimento, poco dopo che la giovane aveva lasciato l’Istituto di musica. Tale circostanza ha contribuito, tra gli inquirenti, a ritenere rilevante approfondire il ruolo e le dichiarazioni di Casagrande.
Una storia di indagini senza fine
La scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, fu subito trattata come un caso di persona scomparsa: la quindicenne avrebbe dovuto tornare a casa dopo la lezione di musica, ma quel pomeriggio di giugno del 1983 la sua traccia si perse. Nel corso degli anni la Procura di Roma ha indagato su molte piste: dal presunto sequestro a scopo di estorsione alle ipotesi di coinvolgimenti criminali di gruppi organizzati; dalle teorie di collegamenti con la Banda della Magliana alle interpretazioni più fantasiose legate a complotti internazionali. In nessun caso, tuttavia, sono emerse prove decisive.
Negli ultimi decenni il caso ha generato un patrimonio enorme di atti giudiziari, deposizioni, commissioni parlamentari e innumerevoli speculazioni giornalistiche e popolari. Tra le piste più discusse nel corso degli anni ci sono quelle che coinvolgono ambienti vaticani, apparati criminali e persino servizi segreti, sebbene nessuna abbia mai portato a una verità processuale accertata.
L’ombra dei “non ricordo”
Il punto di svolta nell’analisi delle dichiarazioni di Casagrande riguarda alcune dichiarazioni contraddittorie che la donna avrebbe reso nel tempo circa i momenti cruciali di quel pomeriggio fatale del giugno 1983. Secondo quanto emerso dai verbali, in diverse occasioni di audizione la sua ricostruzione dei fatti sarebbe stata accompagnata da espressioni come “non ricordo”, “buio totale”, “il nulla”, elementi che hanno alimentato i sospetti degli investigatori sull’attendibilità di quelle versioni.
In un’intervista resa davanti alla Commissione parlamentare alcuni anni fa, Casagrande parlò anche di un presunto “telefonista” che chiamò la sua famiglia, con voce che la testimone descrisse come “tra l’arabo e l’orientale”. Una conversazione lunga e concitata che la donna affermò di non essere riuscita a seguire completamente — un particolare che, all’epoca, fu annotato ma non ritenuto conclusivo.
Questi elementi, riportati nella relazione della Commissione, sono ora oggetto di nuova attenzione da parte della Procura romana, che intende verificare se tali versioni inconsistenti possano aver ostacolato o sviato il corso delle indagini.
Le reazioni della famiglia Orlandi
La notizia dell’iscrizione di Casagrande nel registro degli indagati ha suscitato reazioni nella famiglia di Emanuela. Pietro Orlandi, fratello della giovane scomparsa nel 1983, ha definito la novità “una notizia importante”, sottolineando la fiducia nella serietà delle indagini condotte nel massimo riserbo dalle autorità giudiziarie. Allo stesso tempo, la legale della famiglia ha espresso rispetto per il lavoro della Procura, evidenziando che l’iscrizione nel registro degli indagati deve essere vista nell’ambito di un procedimento di approfondimento di prove e testimonianze che potrebbe dare nuovo impulso alla ricerca della verità.

Dagli ambienti investigativi emerge la convinzione che la scelta di procedere all’iscrizione di un’indagata, a distanza di oltre quattro decenni, non sia casuale ma frutto di un lungo lavoro di analisi di atti e testimonianze accumulate nel tempo. L’obiettivo, spiegano fonti vicine al fascicolo, è di chiarire se alcune informazioni fornite negli anni passati abbiano contribuito a creare piste fuorvianti o a ritardare l’avanzamento delle indagini.
Un caso che continua a inquietare
Il ritorno dell’attenzione pubblica sul caso Orlandi, dopo decenni di indagini, documentari, libri e confronti mediatici, riporta in primo piano la ferita aperta di una storia che ha segnato generazioni. Mentre l’inchiesta prosegue, con accertamenti giudiziari e riscontri investigativi, la figura di Laura Casagrande rappresenta oggi un possibile punto di svolta in un mosaico complesso di elementi ancora tutti da riorganizzare.
A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela, il mistero resta — e con esso il desiderio di una verità che possa finalmente dare risposte a una famiglia e a un paese intero. Quella stessa verità che, decenni fa, sembrava sempre sfuggire tra le pieghe di testimonianze, piste e contraddizioni, e che oggi torna a essere al centro di un’inchiesta che non accenna a chiudere i suoi capitoli.
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