9:47 am, 14 Dicembre 25 calendario

🌐 Aumento prezzi sigarette e sigarette elettroniche nella nuova legge di bilancio

Di: Redazione Metrotoday
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Fino a circa 40 centesimi in più e impatto su tabacco tradizionale e prodotti alternativi

Dal 1° gennaio 2026 nel portafoglio degli italiani fumatori arriva una stangata fiscale che mette sotto pressione almeno due milioni di consumatori abituali: con la Manovra economica 2026, il governo ha deciso di aumentare le accise su sigarette, tabacco trinciato e prodotti per lo svapo, includendo anche le sigarette elettroniche e i loro liquidi. Una mossa che incide su consumi e bilanci familiari, ma che si inscrive in una strategia di politica fiscale e sanitaria più ampia, tra esigenze di gettito e obiettivi di salute pubblica.

Secondo la relazione tecnica allegata alla legge di bilancio, gli aumenti delle accise saranno graduali ma significativi: già nel 2026 le accise sul tabacco lavorato per sigarette passeranno a 32 euro al chilo per poi salire a 35,50 euro nel 2027 e a 38,50 euro dal 2028. Il risultato, secondo le stime, sarà un aumento del prezzo al consumo di circa 15 centesimi a pacchetto nel 2026, con un incremento medio complessivo di circa 40 centesimi entro il 2028.

Ma la misura non riguarda solo le “bionde” classiche: anche il tabacco trinciato, utilizzato per confezionare sigarette artigianali, subirà rincari sensibili, con accise che saliranno da circa 148,5 euro al chilo agli oltre 169 euro nel triennio. I consumatori di trinciato potrebbero quindi assistere a un aumento del costo di circa 80 centesimi a confezione entro il 2028. E non finisce qui: le sigarette elettroniche e i prodotti associati, come i liquidi da inalazione sia con nicotina sia senza, saranno interessati da un innalzamento delle aliquote, con variazioni progressive della percentuale di accisa.

Svolta fiscale e sanitaria dopo anni di rincari progressivi

📌  La decisione del governo italiano non arriva in un vuoto normativo: negli ultimi anni la pressione fiscale sui prodotti del tabacco è stata una costante. Già nel 2024 si erano registrati aumenti delle accise che avevano portato il prezzo di un pacchetto a salire in media di oltre 20 centesimi, con un impatto annuo di circa 72 euro per chi fuma un pacchetto al giorno.

A livello europeo, si avverte un’analoga spinta verso una maggiore tassazione dei prodotti da fumo, come previsto da una proposta di revisione della Direttiva sulle accise del tabacco della Commissione UE, che mira ad aumentare i livelli minimi di tassazione su sigarette e alternative come tabacco riscaldato ed e-cigarette. Questo potrebbe tradursi in aumenti più incisivi nei prossimi anni per uniformare i prezzi tra gli Stati membri.

Il contesto europeo, infatti, non solo vede l’Italia muoversi verso prezzi più alti, ma riflette una tendenza più ampia: diversi Paesi membri valutano o hanno già implementato aumenti delle imposte sui tabacchi con l’obiettivo dichiarato di migliorare la salute pubblica e di ridurre il peso economico delle malattie correlate al fumo.

L’impatto concreto sui consumatori 

Il primo effetto immediato sarà sul prezzo finale dei pacchetti di sigarette: se oggi il costo medio si aggira tra i 5,30 e i 5,50 euro, entro il 2028 potrebbe stabilizzarsi tra 5,70 e 5,90 euro o più, a seconda delle strategie di prezzo dei produttori e dei distributori.

Questo aumento per chi fuma un pacchetto al giorno comporta una spesa extra che, moltiplicata per l’anno, può arrivare a diverse decine di euro, con effetto cumulativo non banale sul bilancio delle famiglie. Secondo alcune proiezioni di analisti economici, se si considera un rincaro di circa 40 centesimi a pacchetto, il peso sulle spese mensili di un fumatore potrebbe superare i 10 euro in più ogni mese.

Non solo sigarette: anche i fumatori che utilizzano dispositivi di svapo o tabacco riscaldato potrebbero vedere un aggravio nei costi, soprattutto per i liquidi con nicotina, il cui peso fiscale salirà nei prossimi anni.

Dietro i rincari ….

Il governo italiano giustifica la scelta con una doppia finalità: da un lato, quella fiscale di aumentare le entrate per sostenere la manovra economica e rispettare gli impegni con l’Unione Europea, e dall’altro quella sanitaria di disincentivare il consumo di tabacco, considerato uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari e tumori.

L’aumento graduale delle accise permette di inserire i nuovi livelli all’interno di un quadro di programmazione triennale più ampio, dando tempo ai produttori e ai consumatori di assorbire l’impatto. Tuttavia, la misura ha suscitato critiche da parte di alcune categorie economiche e di consumatori, che la vedono principalmente come un modo per aumentare il gettito statale piuttosto che come una vera politica di salute pubblica.

Fumo e salute

La relazione tra prezzo del tabacco e comportamento dei fumatori non è un tema nuovo: molti studi hanno dimostrato che aumenti significativi dei prezzi tendono a ridurre la prevalenza del fumo, soprattutto tra i giovani e i consumatori occasionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e gruppi per la salute pubblica sostengono da tempo che prezzi più alti sono uno strumento efficace per ridurre il consumo e le malattie correlate, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e i tumori polmonari.

Nel dibattito pubblico italiano, queste argomentazioni hanno spinto anche gruppi di oncologi e associazioni per la salute a proporre misure ancora più drastiche: dall’aumento dei prezzi fino a +5 euro per pacchetto per finanziare direttamente il Servizio Sanitario Nazionale, alla promozione di campagne anti-fumo più incisive.

Questa spinta riflette una consapevolezza crescente dei costi sociali e sanitari del tabagismo: si stima che in Italia il fumo sia associato a decine di migliaia di decessi ogni anno e comporti costi elevati per il sistema sanitario.

L’aumento dei prezzi delle sigarette non è un mero fatto economico ma diventa un nodo politico e sociale. Da un lato, associazioni dei consumatori e rappresentanti dei fumatori lamentano un aggravio ingiustificato sui bilanci familiari, soprattutto in un momento di incertezze economiche generali. Dall’altro, gruppi per la salute pubblica accolgono con favore misure che potrebbero ridurre l’abitudine al fumo e migliorare gli indicatori di salute a lungo termine.

Nel contesto europeo, inoltre, la possibile revisione delle politiche fiscali sui tabacchi porta in alcuni Paesi a confronti accesi tra industria, lobby e istituzioni politiche, con timori di effetti collaterali come l’aumento del contrabbando o della vendita illecita.

Per molti fumatori, l’aumento dei prezzi diventa così un’occasione di riflessione: alcuni valutano di ridurre il consumo o tentare di smettere, mentre altri guardano con attenzione alle offerte e ai prodotti alternativi come i dispositivi senza combustione.

La Manovra 2026 segna un punto di svolta nella politica fiscale italiana verso il tabacco. Con accise più alte su sigarette e prodotti correlati, e rincari progressivi fino al 2028, il governo prova a coniugare esigenze di bilancio e obiettivi di salute pubblica.

14 Dicembre 2025 ( modificato il 13 Dicembre 2025 | 15:50 )
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