10:44 am, 11 Dicembre 25 calendario

🌐 Caso David Rossi: “La pista è quella dell’omicidio”

Di: Redazione Metrotoday
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Caso David Rossi: la Commissione parlamentare definisce la pista come quella dell’omicidio dopo una perizia che ricostruisce dinamiche e lesioni; riemergono appelli di famiglia, richieste di nuovi accertamenti e il peso di dodici anni di indagini e contenziosi.

È una svolta che spezza anni di silenzi, archivi contestati e teorie contrapposte: la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso David Rossi ha annunciato che la pista da seguire «adesso è quella dell’omicidio», a seguito dell’illustrazione di una perizia che ha ricostruito dettagli ritenuti decisivi sulla dinamica della caduta e sulle lesioni riscontrate sui polsi della vittima.

La data rimane la stessa: 6 marzo 2013, una notte che ha trasformato la sede senese di una banca storica in un palcoscenico giudiziario. La vittima, ex capo della comunicazione dell’istituto, cadde da una finestra del suo ufficio. Quella sera la versione dominante — e per anni ufficiale — fu l’ipotesi del gesto volontario. La commissione parla chiaro: i nuovi rilievi tecnici e forensi rimettono in discussione la ricostruzione che per più di un decennio ha chiuso il caso.

La perizia che cambia il quadro

Gli elementi tecnici al centro della discussione riguardano le lesioni al polso sinistro e il comportamento dell’orologio indossato da Rossi: secondo i risultati illustrati ai commissari, le tracce di lesione e la posizione dell’orologio rispetto al corpo non sarebbero coerenti con una caduta autonoma. La perizia — condotta con rilievi di tipo tecnico, medico-legali e simulazioni sulla dinamica della caduta — suggerisce che la vittima sia stata trattenuta per il polso sinistro e successivamente lasciata cadere o spinta.

📌 Il tenente colonnello dei RIS che ha partecipato all’illustrazione ha riferito di segni sul polso compatibili con un trattenimento; il presidente della commissione ha sintetizzato con parole nette: o la persona è stata esposta fuori dalla finestra per essere poi richiamata, oppure è stata lasciata andare. In entrambi i casi, ha spiegato, si configura la possibilità di un omicidio o di un omicidio come conseguenza di altro reato.

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Dodici anni di piste contrastanti

Per comprendere la portata di questa dichiarazione è necessario tornare ai fatti e agli snodi che hanno segnato la vicenda in questi anni. Dopo la morte, le indagini locali, i successivi accertamenti e più di una inchiesta giudiziaria hanno prodotto archiviazioni, riaperture e polemiche: intercettazioni, testimonianze contraddittorie, rilievi tecnici contestati e l’attenzione mediatica di inchieste televisive. Molte pagine processuali sono state dedicate al racconto notturno di quella tragica caduta e ai rapporti interni dell’istituto coinvolto.

La famiglia di Rossi, in questi anni, non ha mai smesso di chiedere verità: appelli pubblici, denunce e battaglie legali miravano a dimostrare che non tutto era stato esplorato. L’annuncio di oggi rappresenta per i suoi legali e per la figlia un importante riconoscimento tecnico delle ipotesi che fin dall’inizio avevano avanzato dubbi sulla pista del suicidio.

Le prove contestate: orologio, video e sopralluoghi

🔎 Tra gli elementi che hanno attirato maggiore attenzione vi sono le condizioni dell’orologio ritrovato vicino al corpo e le immagini video raccolte nelle fasi immediatamente successive al fatto: i tecnici hanno sottolineato che il cinturino dell’orologio risulta spezzato e che ciò, unito alla posizione del corpo rispetto alla finestra, non è facilmente compatibile con una caduta in solitaria. Inoltre, nuovi sopralluoghi nel vicolo sottostante e ricostruzioni in 3D hanno fornito un quadro diverso della scena.

La perizia ha inoltre indagato sulle modalità con cui alcune ferite sarebbero state inferti e sulla possibilità che siano state causate durante una colluttazione. Il quadro che emerge, spiegano gli esperti della commissione, è di un evento dinamico e non di un unico atto isolato.

Politica, media e la pressione dell’opinione pubblica

Non è un caso se la vicenda, dopo anni di riletture giornalistiche e inchieste tv, sia tornata all’attenzione pubblica con forza. Le trasmissioni investigative e alcuni articoli di approfondimento hanno mantenuto vivo il dossier sollevando domande che la magistratura locale non aveva in precedenza ritenuto sussistenti per riaprire il procedimento. Oggi la commissione parlamentare — che ha poteri di raccolta e analisi diversi rispetto alla magistratura locale — mette sul tavolo elementi tecnici che chiedono un nuovo impulso alle indagini giudiziarie.

Un dato politico rilevante è la scelta della commissione di inviare parti dell’istruttoria alle procure competenti per valutare ulteriori azioni penali: il dossier tecnico non è un verdetto, ma costituisce un invito formale a riprendere accertamenti che finora erano rimasti incompleti o controversi.

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Le implicazioni giudiziarie

Dal punto di vista processuale, la nuova qualificazione della pista come «omicidio» comporta la necessità di verificare responsabilità e composite trame che potrebbero emergere dalle intercettazioni, dai rapporti interni alla banca e da ogni altra prova accessoria. La commissione ha già indicato che non intende fermarsi: ulteriori controlli, analisi e comparazioni delle conclusioni peritali verranno messi in relazione con atti giudiziari preesistenti.

Oltre agli aspetti tecnici e giudiziari, il caso Rossi ha segnato una ferita nella percezione collettiva sulla tenuta delle istituzioni e sulla qualità delle indagini. Per la città di Siena, la vicenda resta un punto dolente che riporta sotto i riflettori la storia di una banca antica, ma finita più volte sotto accusa per scelte manageriali e operazioni contestate. Per la famiglia e per chi cerca risposte, oggi si riapre una pagina che può portare a chiarimenti attesi da anni.

Un nuovo capitolo aperto

La dichiarazione del presidente della commissione — sintetica e forte — non è la parola finale, ma l’avvio di un nuovo capitolo. L’architettura giudiziaria italiana richiede che i fatti vengano ora ricondotti a prove processuali valutabili e opponibili. Se le conclusioni della perizia troveranno riscontro in ulteriori accertamenti, il dossier potrà cambiare destino: da episodio controverso a procedimento penale con nomi e responsabilità da accertare.

11 Dicembre 2025
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