11:59 am, 2 Dicembre 25 calendario

🌐 La Bce dice “no” al prestito da 140 miliardi e l’Ucraina resta senza garante

Di: Redazione Metrotoday
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📌  Crisi di politica europea sui fondi e sugli asset russi congelati — impasse tecnico-legale, divisioni interne e il rischio che l’emergenza finanziaria di Kiev si trasformi in un test per la coesione dell’Ue.

La Banca centrale europea ha rifiutato di fornire una garanzia che avrebbe permesso all’Unione europea di varare un prestito da 140 miliardi di euro destinato all’Ucraina, destinato a essere in parte coperto con gli asset russi congelati presso depositari europei. La decisione, riferiscono fonti a conoscenza delle consultazioni, è motivata dalla convinzione che la proposta proseguita dalla Commissione europea avrebbe violato il mandato della Bce e rischiato di configurare una forma vietata di “finanziamento monetario” di obbligazioni sovrane. Questo passo indietro complica l’ambizioso progetto di Bruxelles e apre un dibattito politico e giuridico destinato a lasciare tracce profonde nella progettazione delle politiche di supporto a Kiev.

Un’operazione tecnica che diventa politico-diplomatica

L’idea alla base del piano era semplice nella formulazione ma complessa nella pratica: utilizzare parte delle riserve della Banca centrale russa, congelate in diversi paesi europei dall’inizio dell’invasione, come garanzia per un’operazione di prestito su larga scala a favore dell’Ucraina. L’obiettivo dichiarato — sostenere le finanze pubbliche di Kiev nei prossimi anni e permettere al paese di proseguire la resistenza e la ricostruzione — si è però scontrato con nodi tecnici e giuridici che la Bce, su sollecitazione di funzionari tecnici e legali, ha ritenuto insormontabili. In primo luogo, la possibile violazione del divieto di “monetary financing” previsto dai trattati europei, cioè del divieto per la banca centrale di finanziare direttamente gli Stati. In secondo luogo, situazioni di rischio legate alla custodia degli strumenti finanziari presso depositari come Euroclear, basati in Belgio, che potrebbero dover restituire gli asset in caso di successive decisioni giudiziarie o scelte politiche internazionali.

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Euroclear, la mappa del rischio e la posizione del Belgio

Al cuore della proposta c’era il ruolo di Euroclear — la grande infrastruttura belga che detiene e gestisce i titoli. L’idea era che Euroclear avrebbe potuto mettere a disposizione una corrispondente liquidità contro la garanzia costituita dalle attività russe bloccate nei suoi conti, mentre la Bce avrebbe agito come “lender of last resort” per evitare una crisi di liquidità del depositario. Ma Bruxelles ha trovato opposizione su più fronti: l’istituto stesso, diversi governi nazionali e infine la Bce. Il Belgio, paese ospitante, ha espresso perplessità: il timore è che, qualora domani una corte o un accordo internazionale impongano la restituzione di quei beni alla Russia, Euroclear (e in ultima istanza i contribuenti) si troverebbero esposti a un onere enorme. La Bce, valutando questi scenari, ha preferito non rendersi garante.

L’Ucraina continua a segnalare una necessità formidabile di liquidità per finanziare spese militari, sociali e di ricostruzione. Le stime internazionali parlano di un fabbisogno di decine di miliardi anche nel breve periodo e di una finestra di finanziamento cruciale per evitare shock macroeconomici. La proposta della Commissione — e la disponibilità di questa “fonte alternativa” basata su asset congelati — era vista come una risposta rapida per colmare il divario. Il rifiuto della Bce non cancella la necessità, ma impone a Bruxelles di cercare opzioni alternative: maggiore emissione sul mercato europeo supportata da garanzie statali, coinvolgimento di istituzioni multilaterali o nuovi strumenti di bilancio Ue che però richiederebbero tempo e consenso politico.

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Il perimetro legale: perché la Bce ha detto no

La Bce ha argomentato che agire come garante in questo schema avrebbe rischiato di violare i suoi vincoli statutari. La normativa europea vieta alla banca centrale l’acquisto diretto o il finanziamento dei deficit pubblici degli Stati membri: un principio che tutela la stabilità monetaria e impedisce usi politici della politica monetaria. Anche se la proposta non prevedeva un trasferimento diretto di fondi della Bce a Kiev, il ruolo di backstop per Euroclear sarebbe apparso come una forma di sostegno a un’operazione pubblica. L’istituzione di Francoforte ha quindi richiamato la necessità di rispettare le sue competenze e il perimetro dei trattati, scegliendo la prudenza tecnica in un campo dove un errore potrebbe avere conseguenze pratiche e reputazionali.

A rendere più complicata la partita sono le divisioni all’interno dell’Ue. Alcuni Stati, preoccupati dalle conseguenze politiche e legali, hanno chiesto garanzie collettive e la condivisione dei rischi: un’ipotesi che però incontra resistenze in paesi riluttanti a un’esposizione diretta. Altri hanno espresso invece la preoccupazione che ogni rallentamento nel finanziamento a Kiev possa avere un effetto destabilizzante sul terreno. Il dibattito tra chi spinge per soluzioni innovative e chi invoca prudenza tecnica è destinato a diventare politico: la partita non è più solo tecnica ma investe responsabilità e rischi che i leader europei dovranno affrontare nelle prossime settimane.

Con la Bce fuori dal perimetro, la Commissione sta valutando percorsi alternativi. Tra questi: emissioni di titoli europei garantiti dagli Stati membri (con un meccanismo di ripartizione del rischio), il ricorso ad istituzioni multilaterali come la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo o al Fondo monetario internazionale per strumenti di bridge financing, e soprattutto la ricerca di formule che non richiedano l’uso diretto della Bce come garante. Ognuna di queste strade richiede però tempo, trattative e consistenti convergenze politiche, che nel contesto attuale non sono scontate.

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Rischi geopolitici e messaggi a Mosca

A livello geopolitico, la decisione della Bce manda un segnale a Mosca: l’Unione europea è divisa e trova limiti nel trovare soluzioni unilaterali per sostenere Kiev. Questo potrebbe essere interpretato dalla Russia come un’opportunità di propaganda o di pressioni diplomatiche. D’altro canto, il rispetto delle norme da parte delle istituzioni europee è anche la prova che l’Ue non intende superare paletti giuridici che reggono l’intero sistema monetario e finanziario. In termini pratici, la politica dovrà ora dimostrare di saper costruire strumenti efficaci senza infrangere i limiti che regolano la governance economica europea.

🔎  Questo episodio mette in gioco tre piani che si sovrappongono: la credibilità dell’Europa come blocco capace di affrontare crisi straordinarie; la solidarietà concreta verso un Paese aggredito; e la necessità di non compromettere la stabilità delle istituzioni finanziarie che reggono l’area euro. L’equilibrio tra questi valori è fragile: trovare la via che concili tempestività degli aiuti e rigore giuridico sarà la vera prova di maturità politica per Bruxelles e per i capi di governo.

Il calendario politico potrebbe diventare serrato. A livello tecnico, la Commissione dovrà presentare alternative praticabili; a livello politico, i leader europei dovranno pronunciarsi su modalità di condivisione del rischio. E sul terreno, l’urgenza di Kiev non si placa: ritardi e indecisioni potrebbero tradursi presto in problemi concreti per i conti pubblici ucraini. L’attenzione di Bruxelles si concentrerà quindi su due priorità: evitare un vuoto finanziario a Kiev e non oltrepassare limiti che potrebbero mettere a rischio la stabilità istituzionale europea.

La Bce ha tracciato una linea: il mandato della banca centrale e i limiti del quadro giuridico europeo non possono essere messi in secondo piano, nemmeno di fronte a esigenze strategiche urgenti. La decisione apre una fase complessa per l’Ue: trovare un’alternativa credibile e rapida per sostenere l’Ucraina senza compromettere i pilastri giuridici e finanziari su cui si regge l’unione monetaria. È una prova di responsabilità istituzionale, ma anche una sfida politica: il test sarà misurare se l’Europa saprà trasformare la prudenza tecnica in una risposta politica unitaria ed efficace.

2 Dicembre 2025
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