🌐 «Lista stupri» al Liceo Classico Giulio Cesare: uno choc che scuote la scuola
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Toggle…. ed esplode l’emergenza culturale
All’interno del bagno del secondo piano riservato agli studenti maschi del Liceo Classico Giulio Cesare di Roma, è comparsa una scritta agghiacciante: “LISTA STUPRI”, seguita da nove nomi e cognomi — per lo più di studentesse, alcune molto giovani — un elenco catalogato come bersagli per un’aggressione sessuale.
A denunciare il fatto sono stati il collettivo studentesco Zero Alibi insieme ai rappresentanti d’istituto. In poche ore, la notizia ha travalicato i corridoi scolastici, provocando un’ondata di indignazione nella comunità e scuotendo l’opinione pubblica nazionale. La dirigente scolastica, Paola Senesi, non ha esitato a condannare il gesto definendolo “ottusi graffiti vandalici”, e ha dichiarato che l’istituto «non è ricettacolo d’intolleranza».
Ma ciò che emerge con forza è che non si tratta di una semplice “ragazzata”. Si tratta di un atto di violenza simbolica, di minaccia, di intimidazione. Un gesto che rivela quanto ancora sia radicata nella società — e nei contesti di formazione — una cultura della violenza di genere, del controllo e della sopraffazione.
Una scuola che cerca di rispondere
Le reazioni sono arrivate immediate e forti. Alcune delle studentesse coinvolte — una di loro preferisce restare anonima e si fa chiamare “S.” — hanno raccontato lo choc, la vergogna, la paura. «Quando ho visto quella foto girare — ha detto — mi sono vergognata e sentita esposta, umiliata davanti a tutti».
Gli studenti, riuniti in assemblea straordinaria, hanno deciso di manifestare dentro il cortile della scuola, con cartelloni e scritte di solidarietà verso le compagne e contro la violenza. «Un muro si può cancellare, ma la cultura alla base di quel messaggio no, va combattuta» — ha dichiarato il collettivo Zero Alibi.
Dal piano politico e istituzionale sono arrivate condanne nette. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito l’episodio «un fatto grave che va indagato e sanzionato duramente», sottolineando come, secondo le nuove norme, la scuola abbia tutti gli strumenti per intervenire.
Anche movimenti e associazioni impegnate nella lotta contro la violenza di genere hanno preso posizione: per molte di loro non è un problema isolato, ma la manifestazione di una cultura patriarcale che deve essere affrontata sul serio, a partire dalla scuola.
I precedenti simili e un pattern preoccupante
Il caso del Giulio Cesare richiama alla mente fatti analoghi di pochi mesi fa: il 5 giugno 2024, al Liceo Visconti di Roma era emersa una “lista delle conquiste”, con nomi di studentesse che alcuni maturandi vantavano di aver baciato o con cui dichiaravano di aver avuto rapporti. Una goliardata, si disse allora — ma le ragazze coinvolte si sentirono violate e umiliate, e chiesero che l’episodio non venisse banalizzato.
Oggi, però, la situazione sembra peggiorata: non più una “lista di conquiste”, ma una “lista di stupri”. Con una brutalità simbolica che fa emergere con chiarezza che il confine tra “bravata” e minaccia è molto sottile, e che certi gesti non si potevano più considerare come “normali” goliardate.
Un problema strutturale
Secondo psicologhe e operatori che si occupano di violenza di genere, la “lista stupri” del Giulio Cesare non è solo un episodio isolato, ma un campanello d’allarme di un’emergenza culturale.
Il gesto — fonti specializzate dicono — rivela una grave mancanza di consapevolezza sui concetti di consenso, rispetto, dignità. E segnala che, per molte giovani generazioni, il corpo femminile continua a essere percepito come oggetto, come spazio su cui esercitare dominio e sopraffazione, non come soggetto titolare di diritti.
Per prevenire tali abusi — non solo fisici, ma verbali e simbolici — serve un’azione strutturata e sistemica: educazione sessuale e affettiva, corsi di sensibilizzazione al rispetto e al consenso, momenti di ascolto e confronto, ma anche un impegno costante da parte di scuole, famiglie e istituzioni.
Scuola, governo, società
Alla luce di quanto accaduto, e delle perplessità che l’episodio suscita, emergono alcuni punti che sembrano imprescindibili per provare a cambiare rotta:
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Educazione al rispetto e al consenso, non solo dopo fatti gravissimi, ma come parte integrante del curriculum scolastico. Non è sufficiente dichiarare l’intolleranza verso la violenza: serve insegnare cosa siano consenso, pari dignità, rispetto delle differenze, sin dalla giovane età.
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Spazi di ascolto e supporto nelle scuole, per le vittime, per chi assiste, per chi vuole capire. Creare contesti in cui studentesse e studenti possano elaborare, denunciare, difendersi.
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Partecipazione attiva degli studenti, perché la trasformazione culturale venga “dal basso”: assemblee, gruppi di discussione, iniziative di sensibilizzazione, coinvolgimento della comunità scolastica.
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Responsabilizzazione e sanzioni reali per chi compie atti di violenza simbolica o materiale, per far capire che certi comportamenti non sono tollerati e non sono “normali”.
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Collaborazione con le famiglie e le istituzioni, affinché il tema della violenza di genere venga affrontato non come problema individuale, ma come questione sociale, culturale, educativa.
Oltre il Giulio Cesare, un allarme per tutte le scuole
L’episodio del Giulio Cesare non può restare confinato a un singolo istituto o considerato un “caso estremo”. È un campanello d’allarme per tutte le scuole, per tutte le comunità educative.
Perché se una “lista di stupri” può essere concepita, disegnata, scritta su un muro — in un bagno scolastico — vuol dire che siamo molto lontani da un’educazione al rispetto, all’uguaglianza, alla dignità. E che c’è bisogno di un cambio di paradigma, dentro e fuori le aule.
Perché il rispetto non è un optional: è l’unico antidoto che può impedire che un muro — o uno scarabocchio — diventi il preludio di un’atrocità.
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