đ Apnea notturna e rischio Parkinson: un legame insidioso
Respirare nel sonno, respirare per la vita
Lâapnea ostruttiva del sonno è un disturbo estremamente comune: durante il sonno, i muscoli della gola si rilassano, lâaria fatica a passare, la respirazione si interrompe ripetutamente â tutto questo provoca cali di ossigeno nel sangue e risvegli frammentati.
Nel lungo periodo, spiegano gli autori, questa carenza cronica di ossigeno potrebbe danneggiare i neuroni, aumentando la vulnerabilitĂ a malattie neurodegenerative.
Secondo la ricerca, tra i pazienti con OSA che non hanno usato la CPAP, il rischio di sviluppare il Parkinson è quasi raddoppiato rispetto a chi ha ricevuto la terapia. Il dott. Gregory Scott, co-autore dello studio, è chiaro: Non è affatto una garanzia che si sviluppi il Parkinson, ma aumenta significativamente le probabilità .
 
Il potere della CPAP: intervenire presto per proteggersi
La CPAP è considerata il trattamento standard per lâapnea del sonno: una maschera a naso o naso-bocca, collegata a un piccolo dispositivo che invia un flusso continuo dâaria, mantiene aperte le vie respiratorie durante la notte.
Nel loro lavoro, gli scienziati hanno messo a confronto tre gruppi di pazienti con OSA:
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chi non aveva usato la CPAP;
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chi lâaveva iniziata presto, entro due anni dalla diagnosi;
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chi lâaveva cominciata dopo due anni dal riconoscimento del disturbo.
I risultati sono stati sorprendenti: chi ha iniziato la CPAP entro due anni ha mostrato un tasso di diagnosi di Parkinson significativamente inferiore rispetto agli altri gruppi.
Tuttavia, gli autori avvertono: non tutti i pazienti che avevano una CPAP registrata nel dossier clinico la usavano effettivamente ogni notte â un limite importante nello studio.  E non si può certo parlare di prova di causalitĂ : la ricerca analizza associazioni, non esperimenti clinici randomizzati.
Il colpo di scena dellâipossia cerebrale
PerchĂŠ lâapnea notturna potrebbe favorire il Parkinson? Il meccanismo proposto è principalmente legato allo stress ossidativo: periodi ripetuti di ipossia (carenza dâossigeno) durante il sonno potrebbero danneggiare le cellule nervose, specialmente quelle deputate alla produzione di dopamina â la sostanza chiave nel morbo di Parkinson.
Lee Neilson, neurologo e primo autore dello studio, afferma: ÂŤSe smetti di respirare e lâossigeno non è a livelli normali, i tuoi neuroni probabilmente non funzionano in modo ideale. Se questo accade notte dopo notte, anno dopo anno⌠può spiegare perchĂŠ correggere il problema con la CPAP costruisce una certa resilienza neurologicaÂť.
Non è la prima volta che si sospetta un legame tra disturbi del sonno e malattie neurodegenerative. Studi precedenti, ad esempio dal database di Taiwan, avevano giĂ evidenziato un rischio aumentato di Parkinson tra chi soffre di OSA. Altri lavori su grandi coorti europee e americane hanno collegato apnee, insonnia e perfino una eccessiva durata del sonno con un piĂš alto rischio di demenza e malattie neurodegenerative.Â
Ma la ricerca attuale è particolarmente solida per via dellâampiezza del campione (oltre 11 milioni di cartelle sanitarie) e dellâanalisi attenta dei fattori confondenti: etĂ , obesitĂ , ipertensione e tanti altri.
Nonostante ciò, diversi ricercatori indipendenti sottolineano la necessità di nuovi studi per consolidare i risultati. Ad esempio, Danny Eckert, esperto di medicina del sonno presso la Flinders University, mette in guardia: Non è uno studio randomizzato, quindi chi fa uso della CPAP potrebbe essere semplicemente piÚ incline a uno stile di vita sano.
Implicazioni cliniche e sociali
Le implicazioni di questi risultati sono molteplici:
Diagnosi precoce dellâapnea: molti casi di OSA rimangono non diagnosticati per anni, perchĂŠ spesso i pazienti non si rendono conto della gravitĂ dei risvegli notturni o attribuiscono a colpa della stanchezza ad altri fattori.
Accesso alla CPAP: garantire che chi riceve una diagnosi di OSA abbia accesso rapido e supporto per lâuso della CPAP potrebbe non solo migliorare la qualitĂ della vita, ma anche avere un ruolo protettivo nei confronti del Parkinson.
Educazione alla salute del sonno: medici di base, pneumologi, neurologi e specialisti del sonno dovrebbero collaborare piĂš strettamente per sensibilizzare pazienti e professionisti sul ruolo del sonno nella prevenzione neurologica.
Ricerca futura: servono studi prospettici, possibilmente randomizzati, per testare direttamente se la terapia dellâapnea possa modificare lâincidenza del Parkinson. Sarebbe anche utile esplorare se altri disturbi del sonno â come il disturbo comportamentale del sonno REM (RBD) â abbiano un effetto simile.
Un invito a non sottovalutare il respiroâŚ
In un mondo dove spesso si sottovaluta il sonno â bollato come un lusso o un optional â questa ricerca rilancia lâimportanza di respirare bene, anche di notte. Non si tratta solo di migliorare la qualitĂ del riposo o di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari: potrebbe trattarsi di una leva concreta per contrastare il declino neurologico piĂš temuto.
Se soffri di russamento, risvegli frequenti, sensazione di stanchezza anche dopo una notte piena, vale la pena parlare con uno specialista. Una diagnosi e un trattamento tempestivi dellâapnea non solo possono restituire un sonno migliore: potrebbero anche offrire una protezione significativa contro il Parkinson.
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