Moldavia: Europa o Russia? Il voto decide una scommessa geopolitica
Le elezioni parlamentari in Moldavia del 28 settembre hanno confermato una svolta già in atto nel piccolo Paese tra Romania e Ucraina: la preferenza del corpo elettorale per una politica filo-europea, incarnata dalla presidente Maia Sandu e dal suo Partito di Azione e Solidarietà (PAS). Tuttavia, non è stata una vittoria netta, e le tensioni politiche restano forti. Questo risultato, da molti aspetti atteso ma anche incerto, apre ora una fase decisiva per il futuro istituzionale, economico e geopolitico di Chişinău.
Il risultato elettorale: cosa è emerso
Il dato più significativo è che il PAS ha ottenuto oltre il 50% dei voti validi secondo le prime indicazioni — un successo che, tuttavia, non si traduce in una maggioranza assoluta certa in Parlamento. Il PAS, che guida il governo e che ha come leader nazionale la presidente Sandu, è stato affiancato dal Blocco Patriottico, guidato dall’ex presidente Igor Dodon, filorusso, che ha conquistato un voto fra il 25 e il 30%, a seconda dei calcoli preliminari.
Altri soggetti politici, come il Blocco Alternativo pro-europeo, partiti minori e forze della diaspora, hanno fatto la loro parte nel ridare forza alla componente europeista, ma senza penetrare in modo rilevante nei territori dove il consenso verso Mosca resta radicato.
Maggioranza, opposizione, protesta
Nonostante la prevalenza nei voti, il PAS non ha ancora la certezza di governare da solo. Serve il controllo formale dei seggi per capire se potrà sostenere un governo stabile. Questa incertezza ha già innescato la reazione del Blocco Patriottico di Dodon, che afferma che l’opposizione — nel suo complesso — abbia totalizzato quasi la metà dei voti e rivendica la possibilità di formare un esecutivo differente.
Dodon ha già fatto appello alla mobilitazione, denunciando presunte irregolarità, richieste di riconteggio, accuse di brogli, e parla di “vittoria rubata” dell’opposizione. Le sue dichiarazioni tendono a incendiare gli animi in un contesto politico già fragile, in cui la fiducia nelle istituzioni non è mai scontata.

Tra aspirazioni europee e pressioni russe
Il percorso verso l’UE
Fin dall’invasione dell’Ucraina del 2022, la Moldavia ha accelerato il percorso di adesione all’Unione Europea: la richiesta formale è stata presentata, le riforme istituzionali e legislative stanno cercando di allinearsi ai criteri europei, e il paese ha ottenuto lo status di candidato. Ma il cammino è ancora irto: corruzione, inefficienze burocratiche, povertà, infrastrutture carenti, dipendenza energetica rimangono criticità concrete.
Le pressioni dell’Est
Al tempo stesso, il fronte filo-russo non è residuale: conta su base elettorale significativa soprattutto nelle aree rurali, tra parte della popolazione emarginata, nelle regioni come la Transnistria e Gagauzia, dove l’identità russa resta forte, dove l’influenza di Mosca, attraverso media, relazioni economiche e culturali, continua a essere concreta.
Non pochi sono gli osservatori che denunciano una serie di interferenze esterne: campagne di disinformazione, presunti attacchi informatici, allarmi bomba falsi nei seggi, movimenti sospetti di elettori – spesso collegati ai processi di reclutamento politico filo-russi. Importante anche il ruolo della diaspora, che da anni vota in favore dei partiti pro-UE, diventando un fattore chiave in molte tornate elettorali.
Implicazioni strategiche
Le istituzioni europee hanno interpretato il voto come un segnale chiaro: la Moldavia vuole restare sulla direzione dell’integrazione europea, della democrazia e delle riforme. Bruxelles vede in queste elezioni un banco di prova per la credibilità dell’allargamento e per la propria capacità di sostenere un paese vulnerabile alle pressioni esterne.
Da parte russa, invece, il discorso pubblico ufficiale smentisce interferenze, ma non mancano segnali diplomatici e mediatici dell’interesse a mantenere una influenza forte. L’agenda energetica, gli scambi commerciali, i legami culturali e religiosi, e il coinvolgimento nella politica interna moldava – diretti o indiretti – restano strumenti di peso.

I protagonisti
Maia Sandu: al suo secondo mandato come presidente, figura centrale del partito pro-europeo PAS. Ex funzionaria della Banca Mondiale, con un background di lotta alla corruzione, riforme istituzionali e tutela del pluralismo. È stata eletta nel novembre 2024 con un margine relativamente ampio contro il candidato filo-russo Alexandr Stoianoglo.
Igor Dodon: ex presidente, leader del fronte filorusso, figura polarizzante. Guida il Blocco Patriottico e rimane il punto di riferimento per chi nel paese guarda a Mosca come riferimento di sicurezza, cultura, economia. Le sue accuse post-voto, le sue promesse di poter guidare una alternativa di governo, riflettono una strategia politica basata sulla mobilitazione del dissenso interno e sull’uso dell’“antagonismo esterno” come elemento identitario.
I nodi da sciogliere
Costituire una maggioranza parlamentare
Il PAS deve valutare se riuscirà a governare da solo o se sarà costretto a costruire coalizioni con partiti minori europeisti, per garantire stabilità. Qualsiasi fragilità sarà terreno fertile per l’opposizione.
Gestione delle proteste e della contestazione sul voto
Dodon ha già chiamato a raccolta i suoi sostenitori. Ogni contestazione può tradursi in scontro istituzionale o, nel peggiore dei casi, in instabilità sociale. È fondamentale che le autorità garantiscano trasparenza, correttezza nel conteggio e nelle procedure elettorali.
Indipendenza della magistratura e libertà dei media
Per procedere nel percorso di adesione UE, la Moldavia dovrà dimostrare progressi misurabili in riforme giudiziarie, combattere la corruzione, assicurare pluralismo nei media e protezione contro la disinformazione.
Situazione economica e sociale
Inflazione, stagnazione economica, difficoltà energetiche, emigrazione restano problemi pressanti. Il consenso pro-UE è forte, ma se la qualità della vita non migliora, il malcontento potrebbe crescere.

Relazioni con la Russia e gestione delle regioni contese
Transnistria resta un punto di tensione latente. I rapporti energetici con Mosca o con la Federazione Russa sono essenziali, ma anche fonte di dipendenza e potenziale strumento di pressione politica.
Se il PAS riuscirà a consolidare una maggioranza e avviare le riforme richieste dall’Unione Europea, la Moldavia potrebbe effettivamente imboccare una strada di integrazione stabile nel blocco comunitario, con tutti i benefici che ne conseguono: accesso a fondi strutturali, crescita economica, miglioramenti nelle infrastrutture, maggior protezione geopolitica.
Ma questo scenario dipende da molte variabili che vanno ben oltre il semplice voto: la capacità di resistere alle pressioni esterne, l’efficacia nell’attuare le riforme, il controllo dell’economia, e la gestione delle diverse identità presenti nel Paese.
Le elezioni parlamentari del 2025 confermano che la Moldavia ha già scelto la sua bussola: verso l’Europa. Ma la direzione è ancora incerta, il viaggio è lungo e la meta non è garantita. Maia Sandu e il PAS hanno vinto una partita importante, ma non il gioco intero. Il vero esame ora è quello della concretezza: governo, alternanza, riforme, dialogo interno. E su quel banco sarà misurata non solo la loro legittimità, ma la tenuta della democrazia moldava in uno degli snodi strategici più delicati del continente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






