Flotilla pro-Gaza “Global Sumud” e l’attacco sospetto
Un’ombra sul mare
Nella notte tra l’8 e il 9 settembre un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza – il “Family Boat”, battente bandiera portoghese e parte di una coalizione di 20 navi da 44 nazioni – è stata protagonista di un inquietante incidente nel porto di Sidi Bou Saïd, in Tunisia. Secondo il gruppo attivista, la barca sarebbe stata colpita da un drone. Le fiamme esplose sul ponte e nella zona sottocoperta, ma fortunatamente nessuno degli equipaggi o dei passeggeri è rimasto ferito
Un video diffuso dagli attivisti mostra un bagliore proveniente dall’alto, seguito da un’esplosione che ha scosso la tranquillità della notte tunisina
Miguel Duarte, uno dei testimoni a bordo, ha raccontato: “Ho visto un drone, chiaro, a quattro metri sopra la mia testa… ha lasciato cadere quello che sembrava una bomba. Un’enorme esplosione, tante fiamme… avremmo potuto morire”

La ricerca della verità nel mezzo delle accuse
Le autorità tunisine, tuttavia, negano l’esistenza di qualsiasi drone nella zona. La Guardia Nazionale ha attribuito l’incendio a una scintilla provocata da un accendino o una sigaretta vicino ai giubbotti di salvataggio, assicurando che non c’è alcuna prova di un attacco esterno
Greta Thunberg e il filo delle flotillas
Il “Family Boat” fa parte di una lunga tradizione di missioni navali umanitarie volute da attivisti per sfidare il blocco marittimo imposto da Israele alla Striscia di Gaza. Greta Thunberg, figura di spicco in queste iniziative, si è unita a più missioni coronate da eventi controversi:
Maggio 2025: un’altra nave della Freedom Flotilla Coalition, la Conscience, viene attaccata da droni in acque internazionali vicino Malta. Fiamme, danni alla chiglia e fuga degli attivisti
Giugno 2025, a bordo della Madleen: l’imbarcazione viene avvicinata da droni quadricotteri che spruzzano una sostanza irritante, prima di essere intercettata e dirottata in acque internazionali da forze israeliane. Thunberg e altri vengono arrestati; alcuni deportati, altri detenuti.

Questa escalation di aggressioni, intercettazioni e controversie ha trasformato ogni viaggio da atto simbolico a vero campo di scontro politico e umanitario.
Un urlo internazionale: La flottiglia come voce del diritto e della giustizia
Non si tratta solo di una protesta, ma di una testimonianza visiva e globale. Durante la missione di settembre:
Greta Thunberg ha denunciato l’immobilismo della comunità internazionale, evocando il concetto di “livestreamed genocide” e rimandando al ruolo di responsabilità legale che le élite globali avrebbero nel prevenire crimini contro l’umanità
In Spagna, la flotilla è stata derisa in ambienti di estrema destra come un teatrino “woke”, con attacchi alla moralità degli attivisti e accuse infondate su finanziamenti e retoriche xenofobe
Nonostante critiche e derisioni, i promotori della flottiglia restano determinati: “continuare a rompere l’assedio di Gaza” resta la parola d’ordine.

Ciò che vediamo è solo la punta dell’iceberg
Il mapa di frontiera tra testimonianza attivista e negazione istituzionale rende la flottiglia un prisma di verità distorte. Da un lato, la potente immagine evocata da Greta e altri attivisti: protesta pacifica, bisogno umanitario, richiamo alle leggi internazionali. Dall’altro, la reazione ufficiale che minimizza la portata degli eventi e attacca il simbolismo come vezzo ideologico.
Eppure, la storia non emerge solo dai media o dai tweet: è nelle fiamme spente, nei timori condivisi, nell’unione tra attivisti da decine di paesi, nella musica delle sirene, nel bagliore delle notti incendiate.
Un diario aperto, tra memoria, dolore e speranza
Se guardiamo al passato recente:
Nel 2010, il confronto israelo-turco sulla nave Mavi Marmara, culminato in morte e diplomazia, segnò una pietra miliare nei tentativi di rompere il blocco via mare.
Oggi, questa nuova generazione di attivisti – anche con visibilità globale come Greta – riprende in mano quella tradizione, spostando lo sguardo su Gaza, ma amplificando la solidarietà.
Le flotillas sono forse uno degli strumenti più potenti di comunicazione politica: navi cariche di speranza, dirette verso l’impossibile. In mezzo all’oceano, tra onde e ondeggiamenti, tra luci intermittenti e voci corali, valgono più di mille discorsi.

Mediterraneo come frontiera critica
Nel cuore del Mediterraneo, un campo di tensioni si disegna tra volontà di aiuto e guerra di narrazioni. Ogni attacco – reale o presunto – spalanca finestre sulle fragilità del diritto internazionale, sulla sospensione delle gare tra Stati e sulla potenza dell’azione civile.
La flotilla non è solo una moltitudine d’imbarcazioniÈ un messaggio. Una sfida. Una storia che si scrive nel mare.
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