6:18 pm, 29 Maggio 25 calendario

Gino Bartali: il campione che ha sfidato il fascismo con coraggio e silenzio

Di: Redazione Metrotoday
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Il coraggio silenzioso di Gino Bartali: un campione contro il fascismo

Quando i fascisti lo convocano, quel giorno, Gino Bartali avverte una profonda paura. Non può però sottrarsi all’incontro, poiché sanno dove abita e ha un bimbo piccolo da proteggere. Fino a quel momento, le sue esperienze durante la guerra lo avevano visto affrontare controlli frequenti, ma ogni volta la sua notorietà come campione del Giro d’Italia, del Tour de France e della Milano-Sanremo gli aveva consentito di eludere i pericoli.

Quella giornata, però, è diversa: Bartali è stato convocato a Villa Triste, il palazzo dove alloggiano i membri della Banda Carità, una delle formazioni fasciste più crudeli, specializzata in rastrellamenti e torture. Villa Triste è un luogo noto per le grida delle vittime sottoposte a torture e, a volte, per la musica di un pianoforte suonato per coprire le urla.

All’arrivo, Bartali viene immediatamente condotto nelle cantine, dove si rende conto della realtà che ha sempre temuto: armi, bastoni e strumenti di tortura medievali sono esposti, pronti per essere utilizzati. Anche un uomo forte come lui, capace di affrontare ogni sfida sui pedali, è sopraffatto dalla paura. “Erano tempi in cui la vita non costava niente. Era appesa a un filo, al caso, agli umori degli altri”, dirà in seguito.

Il gerarca fascista Mario Carità ha intercettato delle lettere dal Vaticano indirizzate a Bartali, che lo ringraziano per il suo aiuto. Le lettere sono sul tavolo e Carità chiede: “Di che aiuto si tratta, Bartali? Cosa ha fatto per meritarsi i ringraziamenti del Vaticano? Ha portato armi?” Bartali, con fermezza, risponde: “Io nemmeno so sparare!” E quando Carità insiste, Bartali ribadisce: “Ho solo mandato caffè, farina e zucchero e altro cibo ai bisognosi.”

Carità, con uno sguardo freddo, non sembra convinto: “E lei mi vuole far credere che il Vaticano scriverebbe a un campione come lei per ringraziarla di aver mandato caffè, farina e zucchero?” Bartali, mantenendo la calma, ribadisce la verità. In quegli anni, ha salvato un numero imprecisato di vite, ma ha mantenuto la promessa fatta al Cardinale di non rivelare nulla a nessuno, nemmeno alla moglie Adriana o al figlio Andrea, per proteggerli.

Anche dopo la guerra, Bartali tiene il segreto per sé, convinto che “quando fai un favore, ci pensi per una notte, ma te ne dimentichi il giorno dopo.” Solo quando il padre è molto anziano, Andrea, sentendo voci su questa storia, riesce a ottenere spiegazioni su quanto accaduto. “Ma tu non devi dirlo a nessuno, eh!” insiste il campione. “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.”

La storia di Gino Bartali è un esempio di coraggio silenzioso e di altruismo in tempi bui, un campione che ha fatto la differenza non solo nello sport, ma anche nella vita di molte persone.

29 Maggio 2025 ( modificato il 22 Maggio 2025 | 18:21 )
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