Addio a Sebastião Salgado, maestro della fotografia e della giustizia sociale
La carriera e lo stile di Sebastião Salgado: un viaggio tra immagini e impegno sociale
Nato nel 1944 a Conceição do Capim, nel Minas Gerais, Sebastião Salgado ha abbandonato la carriera di economista dopo un viaggio in Africa che ha cambiato radicalmente la sua vita. Questa esperienza lo ha spinto a dedicarsi alla fotografia, diventando uno dei più influenti documentaristi del nostro tempo. I suoi reportage, tra cui quello sulla siccità del Sahel e sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa, hanno segnato l’inizio di una carriera straordinaria.
Salgado ha viaggiato in luoghi remoti e spesso inaccessibili, immortalando ingiustizie sociali, guerre e migrazioni con una sensibilità unica. Ha documentato la realtà dei lavoratori rurali, dei rifugiati e delle popolazioni indigene, utilizzando uno stile inconfondibile che unisce emozione, riflessione e un forte appeal estetico. La sua padronanza della luce naturale e il suo approccio lirico hanno reso le sue opere un potente strumento di denuncia.
Negli anni ’90, Salgado affrontò una crisi personale dopo aver documentato le atrocità del genocidio in Ruanda. Questa esperienza traumatizzante lo portò a ritirarsi dalla fotografia documentaristica e a concentrarsi su progetti alternativi. Nel ranch di famiglia in Brasile, insieme alla moglie Lélia Deluiz Wanick Salgado, avviò un ambizioso progetto di riforestazione, piantando alberi per ripristinare la foresta pluviale distrutta.
Il suo impegno per l’ambiente si riflette nel lavoro successivo, ‘Genesis’, un omaggio alla bellezza naturale del pianeta. Salgado ha continuato a fotografare usando pellicola in bianco e nero e una fotocamera da 35 mm, preferendo le macchine Leica per la qualità dei loro obiettivi. La sua attenzione ai dettagli nella stampa finale era evidente, utilizzando tecniche artigianali per ottenere risultati impeccabili.
Nel 2014, il documentario ‘Il sale della terra’, diretto da suo figlio Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders, ha messo in luce la vita e le opere del fotografo, ricevendo una nomination agli Oscar nel 2015. Questo film racconta non solo la sua carriera, ma anche il suo impegno per la giustizia sociale.
Salgado, laureato in economia con un master presso l’Università di San Paolo e la Sorbona, ha iniziato a fotografare con una Leica durante viaggi di lavoro in Africa. Nel 1981, un incidente storico lo ha visto documentare il tentato omicidio di Ronald Reagan, il che gli ha permesso di finanziare il suo primo progetto originale in Africa. Il suo primo libro, ‘Outras Américas’ (1986), ha rappresentato un ritorno alle origini, documentando la vita nelle città costiere brasiliane e in paesi come Bolivia, Cile e Guatemala.
Nel 2000, ha pubblicato ‘Exodus’, una monumentale opera che esplora i movimenti migratori del XX secolo, contribuendo al dibattito pubblico sui diritti umani e la disuguaglianza globale. La sua carriera si può considerare un’opera d’arte in sé, con i suoi libri che fungono da veri e propri monumenti alla condizione umana e alla lotta per la giustizia.
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