12:14 pm, 30 Agosto 25 calendario

Tariffe Trump destinate all’annullamento: un duro colpo nel cuore della politica commerciale americana

Di: Redazione Metrotoday
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È un cortocircuito istituzionale quello innescato dalla recente sentenza della Corte d’Appello federale statunitense, che ha dichiarato “illegali” la maggior parte delle nuove tariffe imposte unilateralmente dall’amministrazione Trump. Una decisione che scuote le fondamenta del potere esecutivo in materia di commercio estero, restituendo la parola — e il peso — al Congresso.

Il verdetto che turba Washington

Con un voto di 7 contro 4, la Corte d’Appello ha confermato quanto già ipotizzato da alcuni tribunali specializzati: l’errore giuridico riguarda l’applicazione dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge degli anni ’70 pensata per gestire emergenze internazionali e mai concepita per giustificare l’imposizione generalizzata di dazi. Pur riconoscendo al Presidente un potere di intervento in circostanze straordinarie, la Corte ha stabilito che esso non può includere l’adozione di tariffe globali e strutturali, prerogativa che la Costituzione assegna al Congresso.

Il pronunciamento non ha effetti immediati: le tariffe rimarranno in vigore fino al 14 ottobre, tempo concesso all’amministrazione per valutare un ricorso alla Corte Suprema

Una battaglia legale che non si arresta

La decisione non rappresenta un episodio isolato. Sono già in corso numerose cause, promosse da aziende e associazioni di categoria, che contestano l’uso dell’IEEPA come base giuridica per la politica tariffaria. Alcuni tribunali avevano già ordinato la sospensione di specifici dazi, ritenendo che l’uso dello strumento emergenziale da parte dell’esecutivo fosse incompatibile con la natura stessa del provvedimento.

Le imprese coinvolte non lamentano soltanto un danno economico diretto, ma sottolineano anche la creazione di un precedente pericoloso: se il Presidente può introdurre dazi a sua discrezione, senza un dibattito parlamentare, viene meno l’equilibrio dei poteri che regola la democrazia americana.

Che cosa prevede davvero l’IEEPA

L’IEEPA, approvato nel 1977, autorizza il Presidente a regolare importazioni ed esportazioni in situazioni di emergenza nazionale. Tuttavia, la legge non è mai stata concepita per consentire l’imposizione di dazi generalizzati. Il termine chiave è “regolare”, non “tassare”: l’intenzione originaria del Congresso era quella di permettere restrizioni o controlli su scambi specifici legati a minacce esterne, non una revisione totale del sistema tariffario.

Secondo i giudici, l’amministrazione Trump avrebbe quindi forzato i limiti normativi, trasformando uno strumento eccezionale in un’arma di politica economica permanente.

Conseguenze concrete: dal Tesoro ai consumatori

Le ricadute della sentenza — e della politica tariffaria che ne è all’origine — si estendono su più fronti:

  • Supply chain in crisi: le piccole e medie imprese denunciano un aumento imprevisto dei costi e difficoltà a reperire materie prime e componenti. Alcune aziende hanno già annunciato piani di ridimensionamento o la chiusura delle proprie attività.
  • Rischio di rimborsi miliardari: se la decisione dovesse diventare definitiva, il governo federale potrebbe trovarsi costretto a restituire ingenti somme agli importatori colpiti dai dazi.
  • Incertezza diplomatica: le relazioni con partner strategici come Unione Europea, Cina e Messico si complicano ulteriormente. La percezione di un’America instabile nella definizione delle proprie politiche commerciali mina la credibilità internazionale del Paese.
  • Impatto sui consumatori: l’aumento dei prezzi su prodotti di largo consumo, dalle apparecchiature elettroniche ai beni alimentari, si è già fatto sentire nelle tasche degli americani, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie.

I protagonisti dello scontro

Donald Trump ha reagito con durezza, accusando la Corte di agire per motivi politici. L’ex Presidente ha annunciato che porterà la questione davanti alla Corte Suprema, sostenendo che la revoca delle tariffe sarebbe “una catastrofe per il Paese” e una resa nei confronti della concorrenza estera.

Alcuni giudici dissenzienti, in minoranza, hanno argomentato che il ricorso all’IEEPA poteva rientrare nei poteri del Presidente in un contesto di “emergenza economica” globale, ma la maggioranza ha respinto questa visione.

Sul fronte opposto, imprenditori, associazioni di categoria e governi statali chiedono al Congresso di riaffermare la propria centralità legislativa in materia di commercio estero, sottraendo l’economia nazionale alle oscillazioni di decisioni unilaterali.

Una riflessione istituzionale

La questione non è soltanto economica, ma profondamente politica e costituzionale. La separazione dei poteri negli Stati Uniti si fonda su una regola fondamentale: solo il Congresso può stabilire nuove imposte o dazi doganali. L’uso dell’IEEPA per aggirare questa prerogativa rischia di creare un precedente che altererebbe in modo permanente l’equilibrio istituzionale.

La sentenza della Corte d’Appello, quindi, non riguarda soltanto la legittimità delle tariffe, ma tocca il cuore del funzionamento democratico: chi decide davvero sulle politiche economiche di un Paese? Il Parlamento eletto o l’Esecutivo con i suoi decreti emergenziali?

Cosa succederà dopo il 14 ottobre

Il calendario è già fissato: entro metà ottobre il governo dovrà decidere se ricorrere alla Corte Suprema, che potrebbe scegliere di affrontare la questione entro la prossima sessione. Se la Suprema Corte confermasse l’illegittimità dei dazi, il colpo per l’amministrazione sarebbe devastante: le tariffe verrebbero annullate, con possibili rimborsi miliardari e un’immediata ridefinizione delle strategie commerciali.

Al contrario, un eventuale via libera consoliderebbe il potere del Presidente in materia di commercio estero, ampliando enormemente la discrezionalità dell’Esecutivo.

Nel frattempo, il mondo produttivo vive in un clima di grande incertezza, che ostacola investimenti, piani industriali e rapporti commerciali con partner internazionali.

La vicenda dei dazi Trump rappresenta molto più di una disputa commerciale: è una battaglia per la definizione dei poteri negli Stati Uniti. Da un lato c’è l’esigenza di proteggere l’economia nazionale e rispondere a sfide globali, dall’altro il rischio di scardinare i principi costituzionali che regolano la vita democratica americana.

La Corte Suprema avrà l’ultima parola. Una sentenza che non sarà guardata soltanto a Washington, ma anche a Bruxelles, Pechino e Tokyo, dove governi e mercati attendono di capire quale sarà il futuro del commercio mondiale.

30 Agosto 2025
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