12:00 pm, 30 Agosto 25 calendario

Quando il click diventa violenza: lo scandalo dell’esposizione sessualizzata

Di: Redazione Metrotoday
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Nelle ultime settimane l‘opinione pubblica italiana è stata scossa da un’ondata di casi che ha messo in luce il lato oscuro del web: foto di donne ritratte nella quotidianità, decontestualizzate, commentate e sexualizzate, diffuse su piattaforme inaccessibili alla tutela tradizionale. La chiusura di uno di questi siti ha fatto da spartiacque, ma il fenomeno resta.

Chiusura di un portale, ma l’attivismo non si ferma

Un sito noto per ripubblicare immagini di donne ritratte in modo sessualizzate ha annunciato la chiusura. La pagina, che ospitava foto scattate in contesti quotidiani ma commentate con tono volgare, ha ammesso di aver fallito nel contenimento dei contenuti nocivi. Gli amministratori hanno precisato di aver collaborato negli anni con le autorità, ma di non essere più riusciti a controllare gli interventi degli utenti anonimi. Nel frattempo, molte vittime hanno sporto denuncia presso la Polizia Postale, segnando un nuovo capitolo nella battaglia contro la mercificazione del corpo femminile online.

Parallelamente, è emersa una denuncia collettiva promossa da esponenti femminili del Partito Democratico, che hanno puntato il dito contro la “cultura dello stupro” e il disegno, fin troppo diffuso, che trasforma immagini ordinarie in stupefacenti oggetto dell’osservazione virale. Il dibattito politico ha forzato il tema all’attenzione di governo e Parlamento, con il ministro per le Pari Opportunità che ha annunciato iniziative per il monitoraggio, la segnalazione attiva e l’adozione di strumenti contro la violenza digitale.

Dalla diffamazione alla sextortion:

Chi pubblica o commenta foto intime o sessualmente esplicite può incorrere in pesanti conseguenze penali. La legislazione italiana contempla vari reati: dalla diffamazione aggravata — con pene fino a tre anni e sanzioni pecuniarie — alla violazione della privacy, fino alla responsabilizzazione civile per danni morali e psicologici. In casi estremi, i commenti possono configurare istigazione a delinquere, con pene fino a cinque anni.

Il quadro legale si arricchisce poi di fattispecie più recenti, come la Diffusione Non Consensuale di Immagini Intime (DNCII), introdotta nel 2019 per contrastare il revenge porn. Infine, la sextortion — l’estorsione basata sulla minaccia di diffusione di materiale sessuale — è un fenomeno in crescita, che sfrutta la vergogna e la paura delle vittime per ottenere denaro o favori. La tutela giuridica prevede reati specifici e il supporto della Polizia Postale, che offre indicazioni precise per chi subisce ricatti o condivisioni illecite.

Cyberstalking, violenza digitale e reati aggravati

Il cyberstalking, ossia gli atti persecutori ripetuti via strumenti digitali, è riconosciuto dalla legge come reato. Il nostro codice penale prevede l’articolo 612-bis, con aggravanti quando lo stalking avviene attraverso canali telematici. Molte vittime di violenza digitale subiscono stalking, molestie, interventi diffamatori o minacce dirette, tutti veicolati da chat, messaggi o social.

L’effetto pubblico della tragedia Cantone

Il caso di Tiziana Cantone, morta suicida nel 2016 dopo la diffusione non autorizzata di video privati, ha rappresentato una svolta nel dibattito pubblico. La sua tragedia ha accelerato l’introduzione, nel 2019, del reato di revenge porn nel nostro ordinamento, con un emendamento che ha dato avvio al cosiddetto “Codice Rosso”: la tutela delle donne vittime di violenza, anche digitale, è diventata priorità legislativa e sociale.

Un fenomeno che cresce: la cyber violenza

Secondo dati recenti, in Italia si registra un aumento continuo della violenza digitale contro le donne. Da molestie sessuali online a condivisioni non consensuali, passando per hate speech di genere e usi distorti dei dati personali, le conseguenze per le vittime si estendono ben oltre lo schermo. L’esperienza spesso travalica l’ambito digitale, con effetti psicologici profondi: isolamento, ansia, e perdita della serenità quotidiana.

Tutela, prevenzione, cultura

Contrastare questo “voyeurismo misogino” richiede un approccio multilivello. La legge sta facendo passi avanti, ma servono misure efficaci di enforcement, educazione civica, alfabetizzazione digitale e responsabilità delle piattaforme online. Le vittime vanno ascoltate e supportate non solo con strumenti tecnologici di rimozione e segnalazione, ma anche con assistenza psicologica e legale.

Un percorso per la protezione e il cambiamento

  • Legale Rafforzare pene e accelerare i tempi, anche nei confronti delle piattaforme
  • Culturale Sensibilizzare contro l’oggettificazione del corpo femminile
  • Preventivo Promuovere educazione digitale nelle scuole e tra i giovani
  • Solidale Offrire supporto alle vittime per uscire dall’isolamento mediatico

La chiusura di un sito può sembrare un successo, ma è solo un frammento del puzzle più grande: un’epoca in cui il confine tra vita privata e pubblico virtuale è sottile, e il corpo femminile diventa, troppo spesso, preda di una violenza che circola su schermi. Le soluzioni esistono — dalla denuncia, alla legge, fino alla consapevolezza collettiva — ma senza impegno civile e istituzionale quotidiano, rischiamo di ricadere nello stesso orrore.

La sfida è proteggere l’identità e la dignità nel mondo digitale, rendendo ogni clic deterrente della violenza, non sua amplificazione.

30 Agosto 2025
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