La Fed di Powell tra inflazione e debolezza del lavoro

Il 2025 si è rivelato un anno cruciale per la politica monetaria statunitense. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha affrontato sfide senza precedenti, cercando di bilanciare l’inflazione persistente con un mercato del lavoro che mostra segnali di debolezza. Le sue dichiarazioni al Simposio di Jackson Hole hanno suscitato reazioni contrastanti e acceso il dibattito su quale direzione intraprendere.
Il contesto economico
Nel primo semestre del 2025, l’economia statunitense ha registrato una crescita del PIL dell’1,2%, un rallentamento rispetto al 2,5% dell’anno precedente. Questo dato ha sollevato preoccupazioni riguardo a una possibile stagnazione economica. Allo stesso tempo, l’inflazione core è rimasta sopra il 2%, complicando ulteriormente la situazione per la Fed.
Il mercato del lavoro: segnali di debolezza
Uno degli aspetti più preoccupanti emersi è il rallentamento nel mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione tra maggio e luglio è scesa a una media di 35.000 posti al mese, rispetto ai 168.000 del 2024. Questo calo è stato attribuito a una combinazione di fattori, tra cui la riduzione dell’offerta di lavoratori dovuta a politiche migratorie più restrittive e una domanda di lavoro meno robusta da parte delle imprese.
Le dichiarazioni di Powell a Jackson Hole
Durante il suo intervento al Simposio di Jackson Hole, Powell ha dichiarato:
“Con una politica ancora in territorio restrittivo, potrebbe rendersi necessario un aggiustamento.”
Questa affermazione ha aperto la possibilità di un taglio dei tassi di interesse già a partire dalla riunione di settembre. Powell ha sottolineato che i rischi per l’occupazione sono in aumento, mentre quelli per l’inflazione rimangono elevati ma sotto controllo.
Le reazioni dei mercati
Le parole di Powell hanno avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. Wall Street ha registrato un rialzo significativo, con l’indice Dow Jones in crescita dell’1,6% e l’S&P 500 dell’1,24%. Anche i rendimenti dei titoli di Stato a 2 anni sono scesi, indicando aspettative di un futuro allentamento della politica monetaria.
Le pressioni politiche
Il presidente Donald Trump ha intensificato le sue critiche nei confronti della Fed, accusando Powell di non aver abbassato i tassi in tempi più rapidi. Inoltre, ha minacciato di licenziare la governatrice Lisa Cook a causa di presunti conflitti di interesse legati a mutui. Queste pressioni hanno sollevato interrogativi sull’indipendenza della banca centrale e sulla sua capacità di prendere decisioni autonome.
Le sfide future
La Fed si trova ora di fronte a una decisione delicata. Un possibile taglio dei tassi potrebbe stimolare l’economia e sostenere l’occupazione, ma potrebbe anche alimentare l’inflazione se non accompagnato da un controllo rigoroso. D’altra parte, mantenere i tassi elevati potrebbe rischiare di soffocare la crescita economica e aumentare la disoccupazione.
Il 2025 rappresenta un anno di transizione per la politica monetaria statunitense. Le decisioni prese dalla Fed nei prossimi mesi avranno implicazioni significative per l’economia globale. La sfida per Powell e per la banca centrale sarà quella di navigare tra le acque turbolente dell’inflazione e della disoccupazione, cercando di mantenere l’equilibrio senza compromettere la stabilità economica.
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