Gaza, la Chiesa rifiuta l’evacuazione: un atto di testimonianza e resistenza

Nel cuore della Striscia di Gaza, la Chiesa della Sacra Famiglia si erge come simbolo di speranza e resilienza. Nonostante gli ordini di evacuazione imposti dalle autorità israeliane, il clero e le suore cattoliche hanno deciso di rimanere al fianco della popolazione locale, condividendo le sofferenze e offrendo assistenza a chi ne ha bisogno. Questa scelta è stata ribadita dai patriarchi di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa e Teofilo III, che hanno dichiarato che lasciare Gaza e cercare di fuggire verso sud sarebbe una condanna a morte per molti dei rifugiati che hanno trovato accoglienza nelle strutture ecclesiastiche.
La Chiesa come ultimo rifugio
La Chiesa della Sacra Famiglia, situata nel centro di Gaza City, è uno dei pochi luoghi che continua a offrire rifugio e assistenza ai civili. Ospita circa 450 sfollati, molti dei quali sono cristiani che hanno perso tutto a causa del conflitto in corso. Nonostante i danni subiti durante un raid israeliano lo scorso luglio, che ha provocato tre morti e diversi feriti, la parrocchia ha continuato a funzionare come centro di accoglienza e cura.
I sacerdoti e le suore presenti hanno scelto di rimanere, rifiutando gli ordini di evacuazione. Questa decisione non è solo un atto di fede, ma anche un gesto di solidarietà verso una popolazione che vive in condizioni estreme, senza accesso a servizi essenziali e con risorse limitate.
Un atto di resistenza spirituale
La scelta della Chiesa di non evacuare è stata definita dai patriarchi come un atto di resistenza spirituale. In un contesto in cui le istituzioni internazionali sembrano impotenti di fronte alla violenza, la Chiesa offre una testimonianza di speranza e di impegno per la pace. Il rifiuto dell’evacuazione è anche una denuncia contro la politica di sfollamento forzato dei civili, che i patriarchi considerano una violazione dei diritti umani fondamentali.
Inoltre, la presenza continua della Chiesa nella Striscia di Gaza rappresenta un legame profondo con la tradizione cristiana locale. Leggende e tradizioni locali affermano che la Sacra Famiglia, di ritorno dall’Egitto, si sarebbe fermata a Gaza, conferendo alla città un significato spirituale particolare per i cristiani. Questa connessione storica rende ancora più significativa la decisione della Chiesa di rimanere al fianco della sua comunità.
La reazione della comunità internazionale
La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per la situazione a Gaza, ma le risposte concrete sono state limitate. Papa Leone XIV ha rinnovato il suo appello per la pace durante l’ultima udienza del mercoledì, chiedendo la fine della guerra e della carestia nella Striscia. Tuttavia, le azioni diplomatiche non sono riuscite a fermare l’escalation del conflitto o a proteggere i civili.
La scelta della Chiesa di non evacuare solleva interrogativi sul ruolo delle organizzazioni religiose in contesti di conflitto. Mentre alcune istituzioni internazionali cercano soluzioni politiche, la Chiesa offre una presenza concreta e tangibile, mettendo in pratica i principi di carità e giustizia.
In un contesto di violenza e incertezza, la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza rappresenta un faro di speranza e di umanità. La decisione di rimanere, nonostante le difficoltà e i pericoli, è un atto di fede e di solidarietà che va oltre le parole. È un richiamo alla comunità internazionale affinché agisca concretamente per fermare il conflitto e proteggere i diritti dei civili. In un mondo segnato dalla divisione e dalla guerra, la Chiesa offre un esempio di unità e di impegno per la pace.
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