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	<title>Solidarietà</title>
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	<title>Solidarietà</title>
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		<title>Fundraising: il tuo posto nel mondo e il lavoro diventa una scelta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 17:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fundraising, tre storie per trovare il proprio posto nel mondo 🌐 Tre professionisti, tre grandi organizzazioni internazionali e una domanda: è possibile trasformare il lavoro in uno strumento per cambiare il mondo? Il 27 ottobre il Master in Fundraising dell&#8217;Università di Bologna presenta l&#8217;Open Day «Il tuo posto nel mondo», con le esperienze di Simonetta&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/fundraising-il-tuo-posto-nel-mondo-e-il-lavoro-diventa-una-scelta/">Continue reading <span class="screen-reader-text">Fundraising: il tuo posto nel mondo e il lavoro diventa una scelta</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Fundraising, tre storie per trovare il proprio posto nel mondo</h3>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Tre professionisti, tre grandi organizzazioni internazionali e una domanda: è possibile trasformare il lavoro in uno strumento per cambiare il mondo? Il 27 ottobre il Master in Fundraising dell&#8217;Università di Bologna presenta l&#8217;Open Day «Il tuo posto nel mondo», con le esperienze di Simonetta Gola di Emergency, Stefano Ficorella di Greenpeace e Francesca Corbo di Amnesty International.</p>
<h2>Il lavoro che produce valore per la società</h2>
<p>C&#8217;è un mondo professionale che non misura il proprio successo soltanto attraverso fatturati e risultati economici. È quello del fundraising, la raccolta strategica di risorse indispensabili per sostenere attività umanitarie, ambientali, sanitarie e sociali.</p>
<p>Martedì 27 ottobre 2026, dalle 12 alle 13, il Master in Fundraising dell&#8217;Università di Bologna organizza un incontro online gratuito, previa registrazione, dedicato a chi vuole conoscere le opportunità di questo settore.</p>
<p>Il titolo scelto, «Il tuo posto nel mondo», vuole raccontare una professione capace di unire competenze tecniche e motivazioni personali.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/WG6ns89jkKq5tnMZrqFYDuJTkSpJs0CPYkZG4VKXBywhPH0wsR1ywEqC6sO6gGpU-xkWFYxTm-oj1lXS0HUsTMpOh95VZCICT6IA8AiXdEA4kch1xCFybQSTISZMhFP74nYpHs4R0mXTjN6sIEcQfpDnTBLaW33cY54UCChSIAY?purpose=inline" alt="Attività sanitaria umanitaria di Emergency" /></div>
</div>
<h2>Simonetta Gola: raccontare la guerra per salvare vite</h2>
<p>Simonetta Gola, direttrice della comunicazione di EMERGENCY, porta l&#8217;esperienza di un&#8217;organizzazione impegnata nell&#8217;assistenza medica alle vittime dei conflitti.</p>
<p>Il suo lavoro dimostra quanto la comunicazione possa incidere sulla capacità di raccogliere sostegno per strutture ospedaliere, personale sanitario e programmi di cura.</p>
<p>Raccontare una guerra non significa soltanto descrivere distruzione e sofferenza: significa anche spiegare perché sono necessarie risorse per assistere le persone che ne subiscono le conseguenze.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/LVzKBULKmGxSszddPGXaw_GF6MCZ3yCZtpw19uc_JAa8GqROUXAPsX1HPVxfCgHBhW4GoggTK0dBXUfgzYzmEiMP6TE4eSRqurDUjP91Vxt0HYdc5sQgE2ZYBKbqaNIp16DqhZWxSH9Cvy48mAVxT8VRr50iUteY97l5AK-cjMg?purpose=inline" alt="Attivisti e imbarcazione Greenpeace in una campagna ambientale" /></div>
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<h2>Stefano Ficorella: da studente a fundraiser di Greenpeace</h2>
<p>Stefano Ficorella conosce direttamente il percorso formativo del Master, avendolo frequentato prima di entrare in Greenpeace Italia.</p>
<p>Oggi lavora nell&#8217;acquisizione di nuovi donatori, una funzione essenziale per garantire continuità alle campagne ambientali.</p>
<p>Il suo percorso rappresenta un esempio concreto di come una formazione specialistica possa aprire opportunità professionali nel terzo settore.</p>
<p>Acquisire sostenitori significa costruire rapporti di fiducia, illustrare obiettivi e risultati, assicurando all&#8217;organizzazione una base economica il più possibile stabile.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/_tcyCQilcXCfw3xDSioiL_MHK5nchpaMqZCgn949mhBV51IueZzm1Y_fmFmoSlqEWXM-Wgq8iGt4nLq7SJLyDsVwgoyolcZTafIr919HPEB0ZOKI7I5B0pyAOLZ9-Vks5yerOOVp5s1xlLSaZOScebL15pjgjdAje8dUOwYoXcE?purpose=inline" alt="Manifestazione pubblica di Amnesty International per i diritti umani" /></div>
</div>
<h2>Francesca Corbo: eventi e testimonial per i diritti umani</h2>
<p>Anche Francesca Corbo, oggi responsabile eventi e rapporti con i testimonial di Amnesty International, ha frequentato il Master.</p>
<p>Il suo lavoro si concentra sulla costruzione di iniziative capaci di mobilitare attenzione e sostegno intorno ai diritti fondamentali.</p>
<p>Concerti, manifestazioni, eventi pubblici e collaborazioni con personalità conosciute possono diventare strumenti importanti per ampliare la partecipazione alle campagne.</p>
<p>Ma senza una strategia e una gestione professionale, la visibilità rischia di non produrre risultati duraturi.</p>
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<div><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/kmrdiHSHh4Uts15L6gfaPc_4Nv5jUubkd_H6haLBWCwghCTjP4sa61ZhFNf1rJ-Dn7vtwz8JENtBzQy1dZuEiKUglQ_jz3cyffJjSzK70WAt4kmvK8GagkZicE03S9Nq3BgPeP-GD2X2CePzwur0DlRg-HAWzGEDJGi8qmg1Yrg?purpose=inline" alt="Studenti universitari durante una lezione di formazione professionale" /></div>
</div>
<h2>Il 27 ottobre l&#8217;Open Day, il 12 novembre chiudono le iscrizioni</h2>
<p>Il programma prevede un&#8217;introduzione del professor Valerio Melandri, direttore del Master, seguita dalle testimonianze degli ospiti e dalla presentazione del percorso formativo.</p>
<p>Saranno approfonditi calendario, opportunità professionali, modalità di ammissione e borse di studio.</p>
<p>Le iscrizioni alla venticinquesima edizione chiuderanno il 12 novembre 2026.</p>
<p>Il messaggio è chiaro: il mondo nonprofit ha bisogno non soltanto di entusiasmo, ma anche di persone preparate, capaci di amministrare risorse, elaborare strategie e costruire relazioni.</p>
<p>Perché la solidarietà, per trasformarsi in risultati concreti, ha bisogno anche di professionalità.</p>
<p><strong>Le fotografie visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all&#8217;articolo, meramente indicative.</strong></p>
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		<title>Fondazione Sant’Angela Merici, mezzo secolo di solidarietà</title>
		<link>https://metrotoday.it/fondazione-santangela-merici-mezzo-secolo-di-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’eredità di mons. Gozzo che ha cambiato Siracusa 🌐 Fondazione Sant’Angela Merici, monsignor Salvatore Gozzo, riabilitazione a Siracusa e solidarietà sociale: una storia di fede tradotta in impegno concreto, al servizio delle persone più fragili. Dalle strutture riabilitative alle case di accoglienza, il percorso di un’istituzione ecclesiastica che ha costruito nel territorio siracusano un modello&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/fondazione-santangela-merici-mezzo-secolo-di-solidarieta/">Continue reading <span class="screen-reader-text">Fondazione Sant’Angela Merici, mezzo secolo di solidarietà</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>L’eredità di mons. Gozzo che ha cambiato Siracusa</strong></h2>
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<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Fondazione Sant’Angela Merici</strong>, <strong>monsignor Salvatore Gozzo</strong>, <strong>riabilitazione a Siracusa</strong> e <strong>solidarietà sociale</strong>: una storia di fede tradotta in impegno concreto, al servizio delle persone più fragili. Dalle strutture riabilitative alle case di accoglienza, il percorso di un’istituzione ecclesiastica che ha costruito nel territorio siracusano un modello di assistenza, educazione e prossimità umana, facendo della dignità della persona il cuore della propria missione.</p>
<h2>Quando la carità diventa un’opera concreta: la storia della Fondazione</h2>
<p>Ci sono istituzioni che si misurano soltanto attraverso i servizi che offrono e altre che raccontano una storia più profonda: quella di una comunità che sceglie di non lasciare indietro chi affronta la disabilità, la malattia, la solitudine o le difficoltà della vita. La <strong>Fondazione Sant’Angela Merici di Siracusa</strong> appartiene a questa seconda dimensione, nella quale l’assistenza non rappresenta soltanto una prestazione, ma diventa una forma concreta di responsabilità sociale.</p>
<p>Il suo percorso si intreccia con la storia della Chiesa siracusana e con l’intuizione pastorale di <strong>monsignor Salvatore Gozzo</strong>, sacerdote che ha dedicato una parte decisiva del proprio impegno alla costruzione di risposte organizzate per le persone più vulnerabili.</p>
<p>Fondata nel 1974, la Fondazione ha sviluppato nel tempo una rete di servizi socio-sanitari e socio-assistenziali destinati a persone con disabilità, anziani e altri soggetti in condizioni di fragilità. Il cinquantesimo anniversario, celebrato nel 2024, ha rappresentato un’occasione per riflettere non soltanto sul cammino compiuto, ma anche sul valore umano e sociale di un’esperienza che continua a essere presente nella vita del territorio.</p>
<p>La sua identità si fonda su una convinzione essenziale: <strong>la fragilità non cancella la dignità della persona e non può diventare una ragione di esclusione</strong>. È da questo principio che discende la necessità di strutture adeguate, personale qualificato, percorsi individualizzati e ambienti capaci di offrire protezione, relazione e opportunità di crescita.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-640280" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/JD-TNXKrTbg77o9dPZch-gIzCS3hulxoB3QxAaoLjcC1vE7GA00QdgLTIT4psjZuMgtD-6eyILKgkMr5RFgAXWcqQnin4rZ5JQNSBgh0RLc7LC-iVgZ6SmJ44gVcODGawKQvx5fJg27Wg3cobg8Asu_Z2TdkUO5z00_Q6C0wTtw.webp" alt="" width="1147" height="860" /></p>
<h2>Monsignor Salvatore Gozzo, il sacerdote che trasformò la sensibilità in una missione</h2>
<p>Per comprendere il significato della Fondazione Sant’Angela Merici è necessario soffermarsi sulla figura del suo fondatore. Monsignor Salvatore Gozzo non viene ricordato soltanto per il ruolo ecclesiastico ricoperto, ma soprattutto per l’attenzione riservata ai bisogni concreti delle persone.</p>
<p>La sua intuizione si collocava in una prospettiva nella quale l’annuncio cristiano non poteva restare confinato alle parole o alle celebrazioni. La fede, per essere testimonianza credibile, doveva tradursi in opere, servizi e presenza quotidiana accanto a chi aveva maggiormente bisogno di sostegno.</p>
<p>La nascita della Fondazione rappresentò così una risposta organizzata a necessità che richiedevano continuità, competenze e responsabilità. La disabilità, in particolare, imponeva di superare una visione riduttiva dell&#8217;assistenza, per riconoscere il valore della riabilitazione, dell&#8217;educazione e dell&#8217;integrazione sociale.</p>
<p>L&#8217;opera di Gozzo si distingue proprio per questa prospettiva: <strong>non limitarsi a soccorrere la persona nel momento del bisogno, ma costruire condizioni affinché possa vivere con maggiore dignità, autonomia e partecipazione</strong>.</p>
<p>È un&#8217;impostazione che conserva una forte attualità. Le persone fragili non hanno bisogno soltanto di risposte immediate, ma anche di percorsi capaci di accompagnarle nel tempo, coinvolgendo professionisti, famiglie e comunità.</p>
<p>La Fondazione ha sviluppato la propria attività in questa direzione, facendo della continuità assistenziale e della centralità della persona elementi qualificanti della sua identità.</p>
<h3>Un’eredità che non si esaurisce nella memoria</h3>
<p>Il valore di un fondatore si misura anche dalla capacità di un’opera di proseguire oltre la sua presenza personale. Nel caso di mons. Gozzo, l’eredità è legata alla permanenza di un orientamento: mettere le strutture e le competenze al servizio di chi rischia di essere dimenticato.</p>
<p>La Casa di riposo intitolata al sacerdote mantiene vivo il suo nome e lo associa a un servizio rivolto agli anziani. Il ricordo, quindi, non rimane soltanto commemorativo, ma si collega a un’attività assistenziale che continua a rispondere a bisogni reali.</p>
<p>Questa continuità rappresenta uno degli aspetti più significativi della storia della Fondazione: <strong>la memoria diventa responsabilità quando si traduce in un impegno concreto verso le generazioni presenti</strong>.</p>
<h2>Siracusa, il valore di una rete di strutture al servizio dei più fragili</h2>
<p>La presenza della Fondazione nel territorio siracusano si è articolata attraverso servizi differenti, accomunati dall’attenzione alla persona e dalla volontà di offrire risposte adeguate a condizioni di bisogno diverse.</p>
<p>Tra le realtà principali figura il Centro di riabilitazione di Siracusa, dedicato alle persone con disabilità neuropsichiche e motorie, accanto al centro di Canicattini Bagni. A questi servizi si affiancano le attività fisioterapiche e riabilitative, la Casa di riposo mons. Salvatore Gozzo e la Casa alloggio Madonna delle Lacrime, rivolta a persone con HIV.</p>
<p>Nel tempo, l&#8217;impegno della Fondazione si è esteso anche ad altri ambiti dell&#8217;accoglienza. Tra questi figura Villa Mater Dei, struttura gestita per offrire sostegno a persone e nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità, comprese donne sole vittime di tratta e famiglie immigrate.</p>
<p>Questa pluralità di servizi esprime una concezione della solidarietà che non si limita a un&#8217;unica categoria di destinatari. <strong>La fragilità assume forme differenti e richiede risposte differenti</strong>, ma conserva sempre la medesima esigenza di rispetto, ascolto e protezione.</p>
<p>La rete delle strutture rappresenta quindi una risorsa sociale per Siracusa e per il territorio circostante. Il suo significato non dipende soltanto dagli spazi disponibili o dalle prestazioni erogate, ma dalla possibilità di costruire percorsi nei quali l&#8217;assistenza sanitaria, il sostegno sociale e la relazione umana possano integrarsi.</p>
<h2>Riabilitazione ed educazione: restituire possibilità, non soltanto assistenza</h2>
<p>Uno degli aspetti centrali dell&#8217;opera della Fondazione è la riabilitazione. In questo ambito, l&#8217;assistenza non può essere ridotta alla semplice gestione dei bisogni quotidiani: richiede un progetto costruito sulle caratteristiche della persona, sulle sue capacità e sulle possibilità di miglioramento.</p>
<p>Il Centro di Siracusa dispone di spazi destinati alla fisioterapia, alla psicomotricità, alla logopedia e ad altre attività riabilitative. Sono presenti anche laboratori artistici, ambienti per la musicoterapia, aree dedicate alle attività socializzanti e spazi esterni utilizzabili per l&#8217;ortoterapia e le iniziative ricreative.</p>
<p>Questi strumenti hanno un significato che va oltre la dimensione materiale. La riabilitazione può comprendere il recupero o il mantenimento di abilità funzionali, ma anche l&#8217;espressione personale, la comunicazione, la socializzazione e la partecipazione alla vita comunitaria.</p>
<p>L&#8217;approccio educativo assume qui un ruolo fondamentale. Ogni persona possiede bisogni e potenzialità differenti, e un percorso efficace deve tenerne conto senza ridurre l&#8217;individuo alla sua diagnosi o alle sue difficoltà.</p>
<p><strong>Educare significa riconoscere possibilità anche quando il percorso è complesso</strong>, sostenendo le capacità esistenti e promuovendo, dove possibile, nuove forme di autonomia.</p>
<p>La presenza di professionisti con competenze diverse permette di affrontare i bisogni secondo una prospettiva multidisciplinare. Medici, fisioterapisti, psicologi, logopedisti, educatori e personale assistenziale concorrono, ciascuno per la propria funzione, alla costruzione di percorsi individualizzati.</p>
<p>La qualità di una struttura, tuttavia, non si misura soltanto dalle dotazioni. Conta anche la capacità di ascoltare gli utenti, coinvolgere i familiari e garantire che la persona sia considerata protagonista del proprio percorso, nel rispetto delle sue esigenze e della sua dignità.</p>
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<h2>Anziani e fragilità: la cura come forma di rispetto</h2>
<p>L&#8217;invecchiamento può portare con sé difficoltà motorie, necessità assistenziali e un maggiore bisogno di protezione. Ma l&#8217;anziano non è soltanto un destinatario di cure: è una persona con una storia, legami affettivi, ricordi e un&#8217;identità che meritano di essere rispettati.</p>
<p>La Casa di riposo mons. Salvatore Gozzo risponde a questa esigenza attraverso servizi assistenziali rivolti ad anziani autosufficienti e non autosufficienti. L&#8217;organizzazione prevede interventi infermieristici, assistenza psicofisica, supporto sociale e attenzione alla dimensione spirituale.</p>
<p>La predisposizione di progetti assistenziali individualizzati permette di considerare le condizioni e i bisogni specifici di ciascun ospite, adattando gli interventi all&#8217;evoluzione della situazione personale.</p>
<p>Ma la cura non si esaurisce nelle prestazioni. <strong>La possibilità di mantenere relazioni, ricevere visite e partecipare alla vita quotidiana è parte integrante del benessere della persona anziana</strong>.</p>
<p>Una struttura di accoglienza svolge quindi anche una funzione sociale: può aiutare a contrastare l&#8217;isolamento, sostenere le famiglie e offrire un contesto nel quale la persona sia accompagnata senza perdere il proprio valore individuale.</p>
<p>Il nome di mons. Gozzo associato alla casa di riposo richiama proprio questa idea di prossimità. L&#8217;assistenza diventa autenticamente umana quando alla competenza professionale si accompagna il rispetto per la storia di chi viene accolto.</p>
<h2>La Casa alloggio Madonna delle Lacrime e la lotta allo stigma</h2>
<p>Un altro capitolo significativo riguarda la Casa alloggio Madonna delle Lacrime, dedicata all&#8217;accoglienza di persone con HIV.</p>
<p>La sua funzione assume particolare rilievo se si considera il peso che, per lungo tempo, il pregiudizio e la disinformazione hanno esercitato sulle persone che convivono con questa condizione. Oltre alle esigenze sanitarie e assistenziali, possono infatti emergere isolamento, difficoltà relazionali e ostacoli all&#8217;inclusione.</p>
<p>Una casa alloggio può rappresentare un punto di riferimento per garantire un ambiente protetto, sostegno quotidiano e attenzione ai bisogni individuali. Il suo valore risiede anche nella capacità di contrastare la marginalizzazione e affermare un principio fondamentale: nessuno deve essere definito esclusivamente dalla propria condizione di salute.</p>
<p>In questa prospettiva, la solidarietà non coincide con un gesto occasionale di generosità. È una scelta che richiede continuità, organizzazione e rispetto.</p>
<p>La presenza di servizi rivolti a persone esposte a differenti forme di vulnerabilità racconta una concezione ampia della missione sociale della Fondazione, nella quale l&#8217;accoglienza non viene subordinata al giudizio o al pregiudizio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-640278" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/09yalvlaXj3EgKaJCNAMQd45BisATHPIL5I-Unh8GZtBKDryiZmwlcu6aY3-o0K_zGqZ88hizN67X2PWcC_GOefNLKDhqTnegTsGX3eVaNGXANhUB0prObggCCx0sP46gSeedggTCukIyrEBPffyozwcsj9cG4wbIj4foieAJs.webp" alt="" width="1094" height="730" /></p>
<h2>Le lacrime di Maria e la compassione trasformata in servizio</h2>
<p>La storia della Fondazione è legata anche a un evento profondamente radicato nella memoria religiosa di Siracusa: la lacrimazione di un&#8217;immagine del Cuore Immacolato di Maria, avvenuta nel 1953 nella casa dei coniugi Angelo Iannuso e Antonina Giusto.</p>
<p>Il legame tra questo evento e l&#8217;opera assistenziale della Chiesa siracusana è stato richiamato da papa Francesco il 6 aprile 2024, durante l&#8217;incontro con i membri della Fondazione in occasione del cinquantesimo anniversario.</p>
<p>Nel suo discorso, il Pontefice ha collegato le lacrime della Vergine alla compassione verso chi soffre, invitando a lasciarsi toccare dal dolore altrui e a impegnarsi concretamente per sollevare, rialzare e accompagnare le persone in difficoltà.</p>
<p>Il significato è particolarmente importante per comprendere la vocazione della Fondazione. La compassione, in questa prospettiva, non è soltanto un sentimento di partecipazione al dolore: è una disposizione che deve tradursi in comportamenti e responsabilità.</p>
<p><strong>Accorgersi della sofferenza è il primo passo; fare qualcosa per alleviarla è il passaggio decisivo.</strong></p>
<p>La dimensione spirituale e quella professionale non vengono presentate come alternative. Al contrario, possono integrarsi: la prima richiama il valore di ogni persona, la seconda offre strumenti e competenze per rispondere concretamente ai suoi bisogni.</p>
<p>È in questa convergenza che si riconosce il significato più profondo di un&#8217;opera ecclesiale dedicata all&#8217;assistenza. La fede diventa testimonianza attraverso la cura, la professionalità e la disponibilità ad accompagnare chi attraversa una fase difficile della vita.</p>
<h2>Villa Mater Dei: l&#8217;accoglienza come risposta alle nuove fragilità</h2>
<p>La missione della Fondazione si è sviluppata anche in relazione a bisogni sociali differenti da quelli della riabilitazione e dell&#8217;assistenza agli anziani.</p>
<p>Villa Mater Dei, aperta nel 2017 su iniziativa dell&#8217;allora arcivescovo Salvatore Pappalardo e affidata alla gestione della Fondazione, rappresenta un esempio di questa evoluzione. La struttura è stata destinata all&#8217;accoglienza di persone e famiglie vulnerabili, con particolare attenzione a situazioni che richiedono protezione e accompagnamento verso una maggiore autonomia.</p>
<p>Tra i destinatari figurano famiglie immigrate e donne sole vittime di tratta. Si tratta di condizioni che possono comportare difficoltà abitative, economiche e relazionali, oltre alla necessità di ricostruire legami e prospettive di vita.</p>
<p>In questi casi, offrire un riparo è fondamentale, ma può non essere sufficiente. L&#8217;accoglienza acquista maggiore valore quando si accompagna a percorsi di integrazione sociale e sostegno all&#8217;autonomia personale.</p>
<p>La presenza di questa struttura dimostra come una rete assistenziale debba essere capace di confrontarsi con le trasformazioni della società, individuando risposte adeguate a bisogni emergenti.</p>
<p>La solidarietà, infatti, non può restare immobile. Deve saper riconoscere nuove forme di esclusione e costruire interventi coerenti con le condizioni delle persone accolte.</p>
<h2>Professionalità, responsabilità e solidarietà: il valore di un modello</h2>
<p>Il percorso della Fondazione Sant&#8217;Angela Merici evidenzia una questione essenziale per tutte le istituzioni che operano nel campo sociale: la buona volontà è indispensabile, ma da sola non basta.</p>
<p>Assistere persone con bisogni complessi richiede competenze specifiche, organizzazione, strutture adeguate e collaborazione con i servizi territoriali. La dimensione filantropica trova piena espressione quando l&#8217;attenzione umana si accompagna a standard professionali, programmazione e rispetto dei diritti degli utenti.</p>
<p>La Fondazione, in quanto ente ecclesiastico senza scopo di lucro, opera in una prospettiva nella quale la finalità sociale rappresenta il riferimento dell&#8217;attività. Questo orientamento attribuisce particolare rilievo alla destinazione dei servizi e alla necessità di rispondere alle condizioni di vulnerabilità presenti nel territorio.</p>
<p>Il valore del modello non deve però essere considerato un punto d&#8217;arrivo definitivo. Ogni struttura assistenziale è chiamata a confrontarsi con esigenze in evoluzione, aspettative delle famiglie, disponibilità di risorse e necessità di miglioramento continuo.</p>
<p>Proprio per questo, <strong>l&#8217;eccellenza non può essere soltanto una definizione celebrativa: deve tradursi nella qualità effettiva dell&#8217;assistenza, nella preparazione del personale e nella capacità di rispettare la dignità di ogni ospite</strong>.</p>
<p>La storia della Fondazione offre un esempio di come un&#8217;intuizione pastorale possa diventare un&#8217;organizzazione articolata. Il suo significato più duraturo risiede nella capacità di tenere insieme attenzione alla persona, competenza e responsabilità sociale.</p>
<h2>Una storia che interpella il futuro di Siracusa</h2>
<p>A cinquant&#8217;anni dalla fondazione, la vicenda della Sant&#8217;Angela Merici invita a guardare oltre la celebrazione di una ricorrenza. La sua storia richiama il ruolo che le istituzioni, la Chiesa, i professionisti e le comunità locali possono svolgere nella costruzione di una società più attenta alle persone fragili.</p>
<p>La disabilità richiede opportunità di riabilitazione e inclusione. La vecchiaia esige cura e rispetto. La malattia può rendere necessario un sostegno continuativo. Le situazioni di marginalità richiedono accoglienza e percorsi capaci di restituire autonomia. Sono bisogni diversi, ma tutti pongono la stessa domanda: quale spazio viene riconosciuto alle persone che rischiano di restare ai margini?</p>
<p>L&#8217;opera di mons. Salvatore Gozzo e lo sviluppo della Fondazione Sant&#8217;Angela Merici offrono una risposta fondata sulla responsabilità e sulla continuità dell&#8217;impegno.</p>
<p>Il significato filantropico di questa esperienza non si misura soltanto nella quantità dei servizi, ma anche nella scelta di considerare la cura un dovere verso la comunità. Il suo valore educativo risiede nel riconoscere capacità e potenzialità. Quello compassionevole si manifesta nella vicinanza a chi soffre. Quello solidaristico emerge nella costruzione di servizi destinati a rispondere a bisogni reali.</p>
<p><strong>La grande eredità di mons. Gozzo è l&#8217;idea che la fragilità non debba essere affrontata con l&#8217;indifferenza, ma con strutture, competenze e persone disposte a farsi carico delle necessità altrui.</strong></p>
<p>È questo il filo che collega la storia della Fondazione al presente di Siracusa: trasformare i valori in azioni, l&#8217;accoglienza in responsabilità e la solidarietà in un impegno quotidiano. Un patrimonio umano e sociale che acquista significato ogni volta che una persona viene ascoltata, assistita e riconosciuta nella propria dignità.</p>
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		<title>Maurizio Cattelan dona un’opera al Mario Negri per la ricerca</title>
		<link>https://metrotoday.it/maurizio-cattelan-dona-unopera-al-mario-negri-per-la-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 05:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://metrotoday.it/?p=635038</guid>

					<description><![CDATA[<p>🌐 Maurizio Cattelan, Mario Negri, malattie rare non diagnosticate e ricerca scientifica si incontrano in un progetto benefico che mette l’arte contemporanea al servizio della diagnosi. L’artista ha donato WINDOW, 2025, opera unica ispirata alla celebre banana di Comedian, destinata a un’asta per finanziare la ricerca sui pazienti ancora senza diagnosi. C’è una banana, c’è&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/maurizio-cattelan-dona-unopera-al-mario-negri-per-la-ricerca/">Continue reading <span class="screen-reader-text">Maurizio Cattelan dona un’opera al Mario Negri per la ricerca</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto" data-start="65" data-end="442"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong data-start="68" data-end="89">Maurizio Cattelan</strong>, <strong data-start="91" data-end="106">Mario Negri</strong>, <strong data-start="108" data-end="143">malattie rare non diagnosticate</strong> e <strong data-start="146" data-end="169">ricerca scientifica</strong> si incontrano in un progetto benefico che mette l’arte contemporanea al servizio della diagnosi. L’artista ha donato <strong data-start="287" data-end="303">WINDOW, 2025</strong>, opera unica ispirata alla celebre banana di <em data-start="349" data-end="359">Comedian</em>, destinata a un’asta per finanziare la ricerca sui pazienti ancora senza diagnosi.</p>
<div class="no-scrollbar flex min-h-36 flex-nowrap gap-0.5 overflow-auto sm:gap-1 sm:overflow-hidden xl:min-h-44 mt-1 mb-5 not-first:mt-4">
<div class="border-token-border-default relative w-32 shrink-0 overflow-hidden rounded-xl border-[0.5px] md:shrink max-h-64 sm:w-[calc((100%-0.5rem)/3)] rounded-s-xl">
<div class="group/search-image @container/search-image relative rounded-[inherit] h-full w-full">C’è una banana, c’è un capolavoro di Caravaggio e, soprattutto, c’è una domanda che per migliaia di pazienti rappresenta una delle prove più difficili da affrontare: <strong data-start="652" data-end="745">come dare un nome a una malattia quando la medicina non è ancora riuscita a riconoscerla?</strong></div>
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<p dir="auto" data-start="747" data-end="1162">È da questo incontro inatteso tra arte, vulnerabilità e ricerca che nasce la nuova iniziativa di <strong data-start="844" data-end="935">Maurizio Cattelan a sostegno dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS</strong>. L’artista ha scelto di donare un’opera unica, <strong data-start="983" data-end="999">WINDOW, 2025</strong>, che sarà messa all’asta a Milano per raccogliere fondi destinati alla ricerca sulle malattie rare ancora prive di diagnosi.</p>
<p dir="auto" data-start="1164" data-end="1517">L’appuntamento è fissato per <strong data-start="1193" data-end="1214">giovedì 8 ottobre</strong>, nell’ambito della terza edizione della Charity Dinner <strong data-start="1270" data-end="1296">“Chiamiamola per nome”</strong>. L’opera rappresenterà il momento centrale della serata e il ricavato dell’asta sarà indirizzato alle attività scientifiche dedicate a quei pazienti per i quali il percorso diagnostico non ha ancora trovato una risposta.</p>
<h2 dir="auto" data-start="1519" data-end="1571">WINDOW, la banana di Cattelan incontra Caravaggio</h2>
<p dir="auto" data-start="1573" data-end="1842">L’opera misura <strong data-start="1588" data-end="1612">70 per 50 centimetri</strong> ed è realizzata ad acquerello su carta. Il soggetto riprende uno degli elementi più riconoscibili dell’universo artistico di Cattelan: la banana fissata con il nastro adesivo, immagine diventata celebre con <strong data-start="1820" data-end="1832">Comedian</strong> nel 2019.</p>
<p dir="auto" data-start="1844" data-end="2269">Questa volta, però, la banana non è presentata nel consueto contesto dell’arte contemporanea. Cattelan la sovrappone alla <strong data-start="1966" data-end="2005">Deposizione di Cristo di Caravaggio</strong>, creando un cortocircuito visivo che mette in dialogo due linguaggi lontanissimi nel tempo. Da una parte la provocazione, l’ironia e la cultura pop dell’artista contemporaneo; dall’altra una delle rappresentazioni più intense del dolore nella pittura seicentesca.</p>
<p dir="auto" data-start="2271" data-end="2615">Il risultato è un’immagine volutamente spiazzante, ma proprio per questo capace di suggerire una lettura diversa. <strong data-start="2385" data-end="2473">La leggerezza della banana si confronta con la drammaticità della scena caravaggesca</strong>, mentre il significato dell’opera si sposta dalla provocazione alla riflessione sulla condizione umana.</p>
<p dir="auto" data-start="2617" data-end="2964">Il titolo, <em data-start="2628" data-end="2636">WINDOW</em>, richiama idealmente l’idea di una finestra attraverso cui guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile. È un concetto particolarmente adatto a una campagna dedicata alle malattie rare non diagnosticate: dietro un insieme di sintomi può infatti esserci una patologia che la ricerca deve ancora riuscire a identificare.</p>
<h2 dir="auto" data-start="2966" data-end="3026"> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-635570" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/09/GyRE_Vacz7zfiBgdY26wFfez0CYFDvCiJR_9ogCh05lWCimfoyBF9FEPOc4TES5GGt75sO5Kgui66_hrA_-mSzVf69_MFALKbBnUMqHjtqieolIyTNAxhZBiKhPOcsBIOpejY0IlJ6fRvsleHITWFhG5BTFoFeFzHv1i7y5Cc14.webp" alt="" width="1024" height="1365" /></h2>
<h2 dir="auto" data-start="2966" data-end="3026">La ricerca sulle malattie rare parte anche dalla diagnosi</h2>
<p dir="auto" data-start="3028" data-end="3164">Per chi convive con una malattia rara senza una diagnosi definitiva, ottenere un nome non rappresenta soltanto un risultato scientifico.</p>
<p dir="auto" data-start="3166" data-end="3403">Significa poter comprendere meglio ciò che sta accadendo, individuare il percorso assistenziale più appropriato, accedere eventualmente a valutazioni specialistiche mirate e, quando possibile, aprire la strada a trattamenti più adeguati.</p>
<p dir="auto" data-start="3405" data-end="3697">Il <strong data-start="3408" data-end="3432">tempo della diagnosi</strong> può quindi diventare una componente fondamentale della storia di un paziente e della sua famiglia. L&#8217;assenza di una risposta può alimentare anni di esami, visite e ipotesi, mentre una diagnosi permette di trasformare almeno una parte dell&#8217;incertezza in conoscenza.</p>
<p dir="auto" data-start="3699" data-end="4034">È proprio su questo terreno che il progetto sostenuto da Cattelan assume il suo significato più concreto. La raccolta fondi non è infatti destinata genericamente alla ricerca, ma a un obiettivo preciso: <strong data-start="3902" data-end="3995">sostenere gli studi necessari a dare un nome a patologie rare che ancora non ne hanno uno</strong>.</p>
<h2 dir="auto" data-start="4036" data-end="4098">Cattelan: «Il mio lavoro può diventare concretamente utile»</h2>
<p dir="auto" data-start="4100" data-end="4256">L’artista ha spiegato di essere particolarmente soddisfatto della possibilità che il proprio lavoro possa trasformarsi in un sostegno concreto alla ricerca.</p>
<p dir="auto" data-start="4258" data-end="4482">Il messaggio affidato all’iniziativa è semplice: continuare a cercare, anche quando la risposta non è immediata. Per Cattelan, <strong data-start="4385" data-end="4481">dare un nome a una malattia rara non diagnosticata rappresenta già un primo passo importante</strong>.</p>
<p dir="auto" data-start="4484" data-end="4805">È una prospettiva che cambia anche il modo di guardare all’opera. WINDOW non viene presentata soltanto come un nuovo capitolo della ricerca artistica di Cattelan, ma come uno strumento attraverso il quale il valore dell’arte può essere convertito in risorse per la ricerca biomedica.</p>
<p dir="auto" data-start="4807" data-end="5171">Il passaggio è particolarmente significativo per un artista abituato a lavorare sulla provocazione e sul paradosso. La banana di <em data-start="4936" data-end="4946">Comedian</em>, simbolo di un’opera che aveva interrogato il rapporto tra oggetto, valore e mercato dell’arte, viene qui inserita in un contesto nel quale il valore economico della creazione assume una destinazione immediatamente concreta.</p>
<h2 dir="auto" data-start="5173" data-end="5225">Mario Negri, la sfida dei pazienti senza diagnosi</h2>
<p dir="auto" data-start="5227" data-end="5528">Per l’Istituto Mario Negri la donazione si inserisce in un percorso già orientato alla ricerca sulle malattie rare. L’istituto dispone di una rete di attività scientifiche e di servizi dedicati anche a queste patologie, con l’obiettivo di collegare ricerca, conoscenza clinica e bisogni dei pazienti.</p>
<p dir="auto" data-start="5530" data-end="5857">La sede milanese dell’Istituto, trasferita nel 2007 nel quartiere della Bovisa, ospita strutture e tecnologie dedicate alla ricerca farmacologica e biologica. Nel tempo il Mario Negri ha sviluppato attività che comprendono anche lo studio delle malattie rare e il supporto informativo a medici, operatori sanitari e cittadini.</p>
<p dir="auto" data-start="5859" data-end="6143">Il direttore <strong data-start="5872" data-end="5892">Giuseppe Remuzzi</strong> ha sottolineato il valore della donazione proprio dal punto di vista di chi attende una diagnosi: sapere finalmente quale malattia si ha significa uscire da una condizione di incertezza e poter guardare con maggiore chiarezza alle possibilità future.</p>
<p dir="auto" data-start="6145" data-end="6472">In questa prospettiva, il sostegno economico alla ricerca diventa una parte di un percorso più ampio. <strong data-start="6247" data-end="6325">Ogni nuova conoscenza può contribuire a restringere il campo delle ipotesi</strong>, a individuare caratteristiche comuni tra pazienti e, in alcuni casi, a riconoscere condizioni che in precedenza non potevano essere identificate.</p>
<h2 dir="auto" data-start="6474" data-end="6507"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-635571" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/09/uYAxMpJ-4HIUmPL6_X2gk2j4gVi1hTfBeRjZMq9ODwbUkYGmCYLxDIBuAPtS6gW5qlFwEq28vl5S7-JkSj4e_6MDaOBePPa-_ywh2mAfKkD_XsZX1FUk_gE67EM0He855NRn2w_SZJT85ZUrnA_J3TxDKuA8FapswaZp1CAiL1g.webp" alt="" width="1024" height="954" />L’asta dell’8 ottobre a Milano</h2>
<p dir="auto" data-start="6509" data-end="6654">La vendita di <em data-start="6523" data-end="6537">WINDOW, 2025</em> si svolgerà durante la Charity Dinner <strong data-start="6576" data-end="6602">“Chiamiamola per nome”</strong>, in programma a Milano l’8 ottobre presso Marièncò.</p>
<p dir="auto" data-start="6656" data-end="6985">L’asta sarà il momento conclusivo di una serata costruita per avvicinare <strong data-start="6729" data-end="6836">ricerca scientifica, mondo della filantropia, imprese, istituzioni e collezionismo d’arte contemporanea</strong>. L’opera di Cattelan diventa così il punto di incontro tra due mondi apparentemente distanti, ma accomunati dalla necessità di investire nel futuro.</p>
<p dir="auto" data-start="6987" data-end="7281">Chi intende partecipare può presentare una <strong data-start="7030" data-end="7045">pre-offerta</strong> attraverso i canali predisposti dall’Istituto. È prevista anche la possibilità di partecipare a distanza per chi avrà effettuato la pre-offerta ma non potrà essere fisicamente presente alla serata.</p>
<p dir="auto" data-start="7283" data-end="7631">L’iniziativa arriva inoltre dopo le precedenti edizioni della Charity Dinner, che avevano consentito di finanziare strumentazioni scientifiche destinate allo studio delle <strong data-start="7454" data-end="7473">malattie renali</strong> e delle <strong data-start="7482" data-end="7508">patologie neurologiche</strong>. Anche quest’anno l’obiettivo resta legato a un investimento concreto nella ricerca.</p>
<h2 dir="auto" data-start="7633" data-end="7687">Quando arte e scienza condividono la stessa domanda</h2>
<p dir="auto" data-start="7689" data-end="7829">Il valore simbolico di <em data-start="7712" data-end="7720">WINDOW</em> sta forse proprio nella sua capacità di mettere insieme elementi che, a prima vista, sembrano incompatibili.</p>
<p dir="auto" data-start="7831" data-end="7993"><strong data-start="7831" data-end="7993">La banana di Cattelan rappresenta l’ironia, Caravaggio rappresenta il dolore, la ricerca rappresenta la possibilità di trasformare l’incertezza in conoscenza.</strong></p>
<p dir="auto" data-start="7995" data-end="8212">La sovrapposizione tra le due immagini non cancella il significato dell’una né quello dell’altra. Al contrario, crea uno spazio nel quale la fragilità umana diventa il punto di contatto tra epoche e linguaggi diversi.</p>
<p dir="auto" data-start="8214" data-end="8588">Per i pazienti con una malattia rara non diagnosticata, quella stessa idea assume un valore molto concreto. La ricerca procede spesso proprio attraverso ciò che ancora non è conosciuto: un sintomo apparentemente isolato, un&#8217;anomalia biologica, una mutazione genetica, una combinazione di elementi che richiede ulteriori studi prima di poter essere ricondotta a una diagnosi.</p>
<p dir="auto" data-start="8590" data-end="8778"><strong data-start="8590" data-end="8634">Dare un nome significa aprire una porta.</strong> Non necessariamente significa avere già una cura, ma può consentire di comprendere meglio una condizione e di orientare il percorso successivo.</p>
<p dir="auto" data-start="8780" data-end="9237" data-is-last-node="" data-is-only-node="">È questo il messaggio che accompagna la donazione di Cattelan al Mario Negri. Un’opera nata dall’incontro tra la banana più famosa dell’arte contemporanea e uno dei capolavori della pittura italiana diventa così parte di una raccolta destinata a un obiettivo molto concreto: <strong data-start="9055" data-end="9198">aiutare la ricerca a vedere ciò che ancora non riesce a riconoscere e trasformare una domanda senza risposta in una possibilità di diagnosi</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://metrotoday.it/maurizio-cattelan-dona-unopera-al-mario-negri-per-la-ricerca/">Maurizio Cattelan dona un’opera al Mario Negri per la ricerca</a> proviene da <a href="https://metrotoday.it">metrotoday</a>.</p>
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