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	<title>Legal news</title>
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	<title>Legal news</title>
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		<title>La Russa querela Ponzani: scontro sul fascismo e sulla libertà</title>
		<link>https://metrotoday.it/la-russa-querela-ponzani-scontro-sul-fascismo-e-sulla-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 12:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legal news]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>🌐 Ignazio La Russa annuncia un&#8217;azione legale contro la storica Michela Ponzani per alcune dichiarazioni sul Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973, quando un ordigno uccise il giovane agente di polizia Antonio Marino. Le opposizioni denunciano il rischio di un effetto intimidatorio sulla libertà di espressione, mentre il presidente del Senato respinge fermamente&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/la-russa-querela-ponzani-scontro-sul-fascismo-e-sulla-liberta/">Continue reading <span class="screen-reader-text">La Russa querela Ponzani: scontro sul fascismo e sulla libertà</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Ignazio La Russa annuncia un&#8217;azione legale contro la storica Michela Ponzani per alcune dichiarazioni sul Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973, quando un ordigno uccise il giovane agente di polizia Antonio Marino.</strong> Le opposizioni denunciano il rischio di un effetto intimidatorio sulla libertà di espressione, mentre il presidente del Senato respinge fermamente ogni accostamento a responsabilità per quella morte e si dice disponibile a ritirare la querela in presenza di scuse. Uno scontro che intreccia memoria storica, reputazione e ruolo delle istituzioni.</p>
<h2>Una controversia che riporta l&#8217;Italia al 1973</h2>
<p>Un episodio di oltre mezzo secolo fa torna a occupare il centro del dibattito politico italiano.</p>
<p><strong>L&#8217;origine dello scontro è un intervento della storica Michela Ponzani durante la trasmissione Otto e mezzo, nel quale viene richiamata la vicenda del 12 aprile 1973 a Milano.</strong></p>
<p><strong>Quel giorno, nel corso di una manifestazione dell&#8217;estrema destra, una bomba a mano provocò la morte dell&#8217;agente Antonio Marino, di appena 22 anni.</strong></p>
<p>Ponzani ha collegato il ricordo di quegli avvenimenti al dibattito contemporaneo sui provvedimenti in materia di sicurezza, citando il ruolo politico giovanile di Ignazio La Russa.</p>
<p>Le sue parole hanno provocato una durissima reazione del presidente del Senato.</p>
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<p><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/JhnLIPWQgO0coFzrJbQKdAhywMkXwWdgoJX2Ry-lZ_OhrpAkJtoxQ2p5xzXHt7VHH4DJ50Res-_UFgtKjB_33YxLA7k6h0wPRU7iq3sOm7KqB0jzbQS2NfMIl7bfbk2B62l2TfFldbU27eZ1f04Ke5qc_n3YLN8jO7DD0fw5XhU?purpose=inline" alt="La storica Michela Ponzani" /></p>
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<h2>La reazione di La Russa e l&#8217;annuncio della querela</h2>
<p>La Russa, attraverso il proprio portavoce, ha comunicato di avere incaricato i legali di procedere contro la storica per affermazioni considerate gravemente lesive della sua reputazione.</p>
<p>La difesa del presidente del Senato sottolinea che gli atti giudiziari escludono una sua responsabilità nella morte dell&#8217;agente Marino.</p>
<p><strong>Questo è un punto essenziale: la ricostruzione storica di una manifestazione non autorizza ad attribuire a una persona responsabilità penali che non siano state accertate.</strong></p>
<p>La vicenda giudiziaria del 1973 va distinta dalla discussione sul contesto politico e sulla partecipazione a manifestazioni di quel periodo.</p>
<p>Confondere i due livelli significherebbe deformare un episodio già drammatico della storia italiana.</p>
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<p><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/5jT1yibAiKCMcgubHWVQ2HlXvgvd61OYKoNF_7wu06TDzztPVUAQaQUm3p6F4kVFcEjzUO-GBliMh93S7eapg4r54bzDQXUFYtidlZzRpwx7U2fTd8DSBz3gKgRrsCKy8pnw196hBfVvycCx9zyAyPnhwIJfMaEpx2riXklK_po?purpose=inline" alt="Riferimenti commemorativi alla memoria dell'agente Antonio Marino" /></p>
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<h2>La sinistra chiede il ritiro dell&#8217;azione legale</h2>
<p>L&#8217;annuncio della querela ha provocato reazioni nel mondo politico e giornalistico.</p>
<p><strong>Esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, insieme a personalità dell&#8217;informazione, hanno espresso solidarietà alla storica e invitato La Russa a rinunciare all&#8217;azione legale.</strong></p>
<p><strong>La questione sollevata riguarda il possibile effetto che una controversia giudiziaria promossa da un&#8217;alta carica dello Stato può avere sul dibattito storico e sulla libertà di critica.</strong></p>
<p>Dall&#8217;altra parte resta il diritto di ogni cittadino, compreso chi ricopre una funzione istituzionale, di tutelare la propria reputazione.</p>
<p>Libertà di ricerca e diritto all&#8217;onore non sono principi necessariamente incompatibili, ma devono essere bilanciati senza trasformare il confronto pubblico in un processo sommario.</p>
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<p><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/TCIkxZ4PIRA_siqJITgwqXd728Mzr_SmcWEAlxP6otNz2WIH3b-NXW3S_SAmO-2dyejD0vjWMpjCPqvWGTEIvb1AJYOKHzJ7KjyPQmZoJ9NdpW0r8Q29aGynd8H4wJc4jT6rlUKqLJLLBkCk4oVLaR8K52e80BPQrqYsIP6jZnE?purpose=inline" alt="Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica" /></p>
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<h2>La Russa apre al passo indietro, ma chiede le scuse</h2>
<p>Il presidente del Senato ha prospettato la possibilità di rinunciare all&#8217;iniziativa legale, subordinandola tuttavia alle scuse della storica.</p>
<p>È una posizione che lascia aperta la porta a una soluzione extragiudiziale, senza però risolvere il contrasto sull&#8217;interpretazione delle dichiarazioni.</p>
<p><strong>Ponzani resta naturalmente titolare del diritto di difendere le proprie affermazioni, mentre La Russa può contestarne il contenuto attraverso gli strumenti previsti dall&#8217;ordinamento.</strong></p>
<p>Non risulta, sulla base degli elementi esaminati, una decisione giudiziaria definitiva che attribuisca torti o ragioni nella controversia attuale.</p>
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<p><img decoding="async" src="https://images.openai.com/static-rsc-4/c3BxXTaZ2BHSh8bMZDswJq8l8w_R4PnWh6x1__sjIl-TOEiYJKVhDzAGiIk8fRtQM8B6H1JZzsvBHU75ZjYr8B4QndMuAQ03y-fVFDxAyWbEDREt4ZqPGzLZVUqKSFv-KM0wA44PWlf3izN_6FwI0An1_uWZctNrRPPkCWeaJVI?purpose=inline" alt="Ignazio La Russa nell'Aula del Senato" /></p>
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<h2>Il rischio di trasformare la storia in una battaglia politica</h2>
<p>La morte di Antonio Marino merita innanzitutto rispetto e rigore storico.</p>
<p><strong>Ridurre quella vicenda a un&#8217;arma nel confronto tra maggioranza e opposizione rischia di oscurare la gravità di quanto accadde.</strong></p>
<p><strong>Allo stesso tempo, gli studiosi devono poter analizzare criticamente il passato, purché distinguano fatti documentati, interpretazioni e attribuzioni di responsabilità.</strong></p>
<p>La politica dovrebbe favorire questa distinzione anziché alimentare contrapposizioni sempre più radicali.</p>
<p>La memoria democratica non si difende con gli slogan e non si costruisce attraverso accuse indimostrate. Richiede documenti, responsabilità e la capacità di confrontarsi anche sulle pagine più dolorose della storia nazionale.</p>
<p><strong>Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all&#8217;articolo, meramente indicative.</strong></p>
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			</item>
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		<title>Processo penale, la denuncia degli avvocati arriva in Parlamento</title>
		<link>https://metrotoday.it/processo-penale-la-denuncia-degli-avvocati-arriva-in-parlamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 18:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legal news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>🌐 Processo penale telematico, diritto di difesa, fascicoli digitali e accesso agli atti: la transizione digitale della giustizia penale torna al centro del confronto istituzionale. Dopo la denuncia del Movimento Forense sulle difficoltà incontrate quotidianamente dagli avvocati negli uffici giudiziari, la questione è approdata in Parlamento con un’interrogazione presentata dall’onorevole Devis Dori. Al centro della&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/processo-penale-la-denuncia-degli-avvocati-arriva-in-parlamento/">Continue reading <span class="screen-reader-text">Processo penale, la denuncia degli avvocati arriva in Parlamento</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Processo penale telematico, diritto di difesa, fascicoli digitali e accesso agli atti</strong>: la transizione digitale della giustizia penale torna al centro del confronto istituzionale. Dopo la denuncia del <strong>Movimento Forense</strong> sulle difficoltà incontrate quotidianamente dagli avvocati negli uffici giudiziari, la questione è approdata in Parlamento con un’interrogazione presentata dall’onorevole <strong>Devis Dori</strong>. Al centro della vicenda ci sono fascicoli digitali e cartacei che non sempre coincidono, supporti informatici difficili da consultare, sistemi privi di strumenti affidabili per verificare la completezza degli atti e procedure differenti da un ufficio giudiziario all’altro.</p>
<h2>Processo penale telematico, il problema non è più soltanto informatico</h2>
<p class="isSelectedEnd">La digitalizzazione della giustizia penale nasce con un obiettivo preciso: <strong>rendere più rapido, ordinato e accessibile il processo</strong>, riducendo la dipendenza dalla documentazione cartacea e semplificando il lavoro di magistrati, avvocati e personale amministrativo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ma quando gli strumenti digitali non consentono di ricostruire con certezza il contenuto di un fascicolo, la questione cambia natura.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non si parla più soltanto di un portale che funziona male, di un documento difficile da trovare o di una piattaforma che richiede troppi passaggi.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si entra nel terreno delle <strong>garanzie processuali</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">È questo il punto sollevato dal Movimento Forense nella nota del 30 settembre, significativamente intitolata <strong>“Il processo penale telematico e la mortificazione del diritto di difesa”</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;associazione forense ha raccolto e formalizzato una serie di problemi segnalati dagli avvocati nella pratica quotidiana, portandoli all&#8217;attenzione del ministro della Giustizia, degli organismi rappresentativi dell&#8217;Avvocatura e dei vertici degli uffici giudiziari.</p>
<p class="isSelectedEnd">Pochi giorni dopo, secondo quanto comunicato dall&#8217;associazione, la questione è arrivata anche sul piano parlamentare.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637293" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/X_97yyqJMiquLMVdaoDOyP99A_xnFjqhAMrmoUeyqlM9UTH035wdwwwe5WO2pbf8F1DvtQOjlSuMazpmqrTsy5bfGfF6sOQUiVh2laB1JHjY4S8lcKRHZjD38qCPrvAMMRA02D3vZ-bSOIHvfPCVDyeqIHdczIsSmiJqWsKrcWs.webp" alt="" width="651" height="454" /></p>
<h2>Fascicolo digitale e fascicolo cartaceo: quando i due mondi non coincidono</h2>
<p class="isSelectedEnd">Uno dei problemi più delicati riguarda la <strong>corrispondenza tra il fascicolo informatico e quello cartaceo</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">In teoria la digitalizzazione dovrebbe consentire alla difesa di avere una fotografia chiara e completa degli atti disponibili.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nella pratica denunciata dal Movimento Forense, invece, possono emergere differenze, documenti difficili da individuare o materiali che richiedono ulteriori verifiche presso l&#8217;ufficio giudiziario.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per il difensore, questo significa dover rispondere a una domanda fondamentale: <strong>il fascicolo che sto consultando è davvero completo?</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">È una domanda tutt&#8217;altro che secondaria.</p>
<p class="isSelectedEnd">La conoscenza degli atti rappresenta infatti il presupposto indispensabile per preparare una strategia difensiva, valutare gli elementi raccolti durante le indagini, verificare le contestazioni e decidere quali iniziative processuali assumere.</p>
<p class="isSelectedEnd">Se manca la certezza sulla completezza della documentazione, anche il lavoro dell&#8217;avvocato diventa più complesso.</p>
<h2>Supporti informatici e materiale investigativo: un altro punto critico</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un secondo fronte riguarda i <strong>supporti informatici contenenti materiale investigativo</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Computer, dispositivi di archiviazione, supporti digitali e altri materiali possono contenere una quantità enorme di informazioni rilevanti per un procedimento.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il problema denunciato dall&#8217;Avvocatura è che non sempre l&#8217;accesso a questi contenuti risulta semplice e uniforme.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non basta infatti sapere che un supporto esiste.</p>
<p class="isSelectedEnd">È necessario poterlo <strong>individuare, consultare e verificare</strong> attraverso procedure chiare.</p>
<p class="isSelectedEnd">La questione assume particolare importanza nei procedimenti nei quali la documentazione digitale rappresenta una parte significativa del materiale investigativo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per la difesa, l&#8217;accessibilità concreta del materiale non può dipendere dalla prassi adottata dal singolo ufficio o dalla capacità del singolo operatore di fornire assistenza.</p>
<p class="isSelectedEnd">Servono procedure standard.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637290" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/iLiC__ulbR7j6bBrHMP8mxIu1XEuJ2Zhy6GYwQ23Yi3Pl9my23MoFZ5un8QBpr0clmbXFZtYLEWDjPuZ0EQ855e4BTGDuzgMRqk61EFKLRLdtLHVVhFHTR3HGs6i6pdfi3qLaK-Gb8TeLV2PkjkqxhWv0vRww0ow6KKgUdWHHZxvgTp0Pbr-8NaHKuFDjBns.webp" alt="" width="880" height="427" /></p>
<h2>L&#8217;indice degli atti diventa una garanzia</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra le richieste avanzate dal Movimento Forense c&#8217;è anche quella relativa alla presenza di <strong>indici affidabili, ricevute analitiche e attestazioni verificabili</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Può sembrare un dettaglio tecnico.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non lo è.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un sistema realmente efficace dovrebbe consentire al difensore di sapere quali documenti sono presenti, quando sono stati depositati, da chi sono stati depositati e quali materiali risultano effettivamente disponibili.</p>
<p class="isSelectedEnd">In altre parole, il fascicolo digitale dovrebbe essere <strong>tracciabile</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;obiettivo non è soltanto facilitare la ricerca di un documento, ma rendere verificabile l&#8217;intero percorso della documentazione processuale.</p>
<p class="isSelectedEnd">È una differenza fondamentale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un sistema nel quale l&#8217;avvocato può cercare un atto è utile.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un sistema nel quale l&#8217;avvocato può anche <strong>dimostrare quali atti erano disponibili e in quale momento</strong> offre una garanzia molto più forte.</p>
<h2>Le differenze tra Procure e Tribunali</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un altro tema sollevato dall&#8217;associazione riguarda la <strong>diversità delle prassi tra i singoli uffici giudiziari</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La digitalizzazione avrebbe dovuto contribuire a uniformare le procedure.</p>
<p class="isSelectedEnd">Secondo le segnalazioni raccolte dal Movimento Forense, invece, l&#8217;esperienza concreta degli avvocati può cambiare sensibilmente a seconda dell&#8217;ufficio nel quale si trovano a operare.</p>
<p class="isSelectedEnd">Questo significa che una procedura può essere relativamente semplice in una Procura e molto più complessa in un&#8217;altra.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per il professionista che lavora su tutto il territorio nazionale, la conseguenza è evidente: <strong>le regole operative rischiano di diventare variabili proprio dove dovrebbero essere standardizzate</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La richiesta dell&#8217;Avvocatura è quindi quella di definire standard tecnici e organizzativi comuni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non dovrebbe essere la geografia giudiziaria a determinare il livello di accessibilità degli atti.</p>
<h2>Portale, TIAP e APP: il problema dell&#8217;interoperabilità</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra le criticità evidenziate nella denuncia figura anche il rapporto tra differenti strumenti digitali utilizzati nel sistema della giustizia penale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il riferimento è, in particolare, alla <strong>mancata interoperabilità tra Portale, TIAP e applicativo APP</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il rischio, in presenza di sistemi che non comunicano adeguatamente tra loro, è quello di creare una sorta di frammentazione digitale.</p>
<p class="isSelectedEnd">La promessa della digitalizzazione è quella di semplificare.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ma se per ricostruire un procedimento bisogna passare attraverso piattaforme differenti, verificare manualmente informazioni e chiedere conferme agli uffici, la tecnologia rischia di produrre l&#8217;effetto opposto.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il tema non è nuovo nel dibattito sulla giustizia digitale. Nel 2024 Devis Dori aveva già interrogato il ministero sulle criticità dell&#8217;applicativo APP, entrato in funzione nell&#8217;ambito della gestione del processo penale telematico. La risposta ministeriale aveva riconosciuto che il sistema era operativo, illustrando al contempo il quadro di avvio della digitalizzazione della giustizia penale previsto dal PNRR.</p>
<p class="isSelectedEnd">La nuova iniziativa si inserisce quindi in <strong>un problema che non nasce oggi</strong>, ma che continua a essere oggetto di confronto istituzionale.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637289" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/09SNNvdf4dG0DchpNeVkgPelp7-E-eonIvQkCMflf7lKgT5eobcYXg1tsgwKbbRUACYmmtkNR85yjfotOGLYiOWr9R-OnT2W0qpZUPNNhKVGdf8OhqmHE4rWhEwb4w6juZOIx-6_gLgBxUsD0AC1Rf2F_8P_Z-4EQ7wIanF7MCY.webp" alt="" width="820" height="601" /></p>
<h2>Cosa succede dopo l&#8217;avviso di conclusione delle indagini</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un passaggio particolarmente delicato riguarda l&#8217;<strong>abilitazione del difensore al Portale dopo la notifica dell&#8217;avviso di conclusione delle indagini preliminari</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">In questa fase l&#8217;avvocato deve poter accedere agli atti necessari per esercitare pienamente le proprie prerogative difensive.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ogni ritardo o difficoltà tecnica può avere conseguenze concrete sulla possibilità di esaminare il materiale, formulare osservazioni e predisporre le iniziative previste dalla legge.</p>
<p class="isSelectedEnd">È per questo che il Movimento Forense chiede procedure più semplici e uniformi, capaci di evitare che la tutela dei diritti dipenda da una serie di passaggi tecnici non omogenei.</p>
<h2>Anche i depositi degli stessi difensori possono diventare difficili da ricostruire</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un&#8217;altra questione riguarda la <strong>consultazione degli atti depositati dagli stessi difensori</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche in questo caso la logica dovrebbe essere semplice: un documento depositato deve poter essere rintracciato, associato correttamente al procedimento e visualizzato dagli aventi diritto.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il problema segnalato è invece quello della possibile mancanza di strumenti sufficientemente chiari per ricostruire il percorso dei depositi.</p>
<p class="isSelectedEnd">A questo si aggiunge l&#8217;assenza, secondo la denuncia, di sistemi capaci di avvisare tempestivamente il difensore della presenza di <strong>nuovi depositi</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Una notifica automatica, in un sistema digitale, non dovrebbe essere un elemento accessorio.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dovrebbe essere parte integrante del sistema.</p>
<h2>La questione arriva in Parlamento</h2>
<p class="isSelectedEnd">È proprio la somma di queste criticità ad aver trasformato una protesta dell&#8217;Avvocatura in un tema istituzionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;interrogazione presentata da <strong>Devis Dori</strong> richiama le problematiche evidenziate dal Movimento Forense e chiede al ministro della Giustizia quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire un accesso <strong>effettivo, completo e verificabile</strong> alla documentazione processuale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il passaggio parlamentare ha quindi un significato preciso.</p>
<p class="isSelectedEnd">La domanda non riguarda più soltanto il funzionamento di singoli strumenti informatici.</p>
<p class="isSelectedEnd">Riguarda il modo in cui la <strong>giustizia digitale viene concretamente attuata negli uffici giudiziari italiani</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">E soprattutto riguarda l&#8217;esigenza di garantire condizioni omogenee alla difesa.</p>
<h2>Elisa Demma: “Non è una semplice inefficienza informatica”</h2>
<p class="isSelectedEnd">La presidente del Movimento Forense, <strong>Elisa Demma</strong>, ha sottolineato che l&#8217;iniziativa nasce dalle difficoltà concretamente sperimentate dagli avvocati nell&#8217;utilizzo quotidiano del processo penale telematico.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il punto centrale, secondo Demma, è la <strong>conoscibilità degli atti</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Se il difensore non può sapere con certezza quali documenti compongano il fascicolo, se non riesce ad accedere agevolmente ai supporti contenenti materiale investigativo o se non dispone di strumenti per verificare la completezza della documentazione, la questione non può essere ridotta a un problema tecnico.</p>
<p class="isSelectedEnd">È proprio questa la linea che l&#8217;associazione intende portare nel confronto con le istituzioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">La digitalizzazione non deve creare una nuova barriera tra l&#8217;avvocato e il fascicolo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637292" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/UDShbvzZZ_CQzgPdo4J1-zmzceXpQZodKM2nAu_QBDgPKY6QRpWZxq396gBcdMzhtnW1pxCfxUbrzGlm8GChPl0_sC2rbRqsc3ceTPHrCB8UB436rCawx9hZnkSWegnb4l1q9cEINFvzWWu7Rnl6KecDgmMgIeKP4WKSR8D03GI.webp" alt="" width="1024" height="768" /></p>
<h2>La richiesta: un sistema uniforme in tutta Italia</h2>
<p class="isSelectedEnd">La posizione del Movimento Forense si concentra su alcuni obiettivi molto concreti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il primo è la <strong>corrispondenza effettiva tra fascicolo informatico e fascicolo cartaceo</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il secondo riguarda l&#8217;indicizzazione e la tracciabilità degli atti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il terzo è la necessità di introdurre <strong>attestazioni analitiche</strong> che consentano di verificare con certezza il contenuto della documentazione messa a disposizione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Poi ci sono l&#8217;accesso semplificato ai supporti informatici, l&#8217;interoperabilità tra le diverse piattaforme e sistemi capaci di segnalare tempestivamente i nuovi depositi.</p>
<p class="isSelectedEnd">La richiesta complessiva è quindi quella di costruire un processo penale telematico nel quale la tecnologia non sia soltanto uno strumento per trasferire documenti dal formato cartaceo a quello digitale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Deve diventare un sistema <strong>affidabile, verificabile e uniforme</strong>.</p>
<h2>Digitalizzare la giustizia senza indebolire le garanzie</h2>
<p class="isSelectedEnd">La sfida del processo penale telematico non è semplicemente tecnologica.</p>
<p class="isSelectedEnd">È giuridica.</p>
<p class="isSelectedEnd">La domanda fondamentale è se il passaggio al digitale riesca effettivamente a rendere più efficiente il processo senza comprimere le garanzie delle parti.</p>
<p class="isSelectedEnd">La digitalizzazione può ridurre tempi e costi, facilitare la consultazione, diminuire gli archivi fisici e rendere più rapida la circolazione degli atti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ma tutto questo funziona soltanto se il sistema permette alla difesa di avere <strong>la certezza di conoscere ciò che deve conoscere</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">È questo il punto sul quale Movimento Forense insiste.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ed è anche il motivo per cui l&#8217;approdo della questione in Parlamento assume un significato che va oltre la singola segnalazione.</p>
<h2>Ora servono risposte e standard comuni</h2>
<p class="isSelectedEnd">La partita si sposta adesso sul terreno istituzionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;interrogazione parlamentare chiede al Governo di intervenire sulle criticità denunciate, mentre il Movimento Forense annuncia che continuerà a raccogliere le difficoltà segnalate dagli avvocati e a portarle all&#8217;attenzione delle istituzioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il nodo è quello di evitare che l&#8217;accesso alla documentazione processuale dipenda dalla <strong>Procura in cui si svolge il procedimento, dall&#8217;organizzazione della cancelleria o dalla prassi del singolo ufficio</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un processo penale realmente telematico dovrebbe funzionare allo stesso modo nei suoi elementi essenziali in ogni parte del Paese.</p>
<p class="isSelectedEnd">Perché dietro ogni fascicolo digitale non c&#8217;è soltanto una raccolta di file.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ci sono <strong>diritti, strategie difensive, termini processuali e persone che affidano alla giustizia la tutela delle proprie libertà</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La tecnologia può rendere tutto questo più semplice.</p>
<p>Ma soltanto se viene progettata e utilizzata per garantire, prima ancora dell&#8217;efficienza, la piena conoscibilità degli atti e l&#8217;effettività del diritto di difesa.</p>
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		<title>Le tre grazie di Sergio Mattarella: c&#8217;è anche Guido Gianni</title>
		<link>https://metrotoday.it/le-tre-grazie-di-sergio-mattarella-ce-anche-guido-gianni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[salvatore puzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 17:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legal news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>🌐 Sergio Mattarella concede tre grazie, e tra i beneficiari c&#8217;è anche Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi, nel Catanese, condannato per aver ucciso due rapinatori durante l&#8217;assalto al suo negozio nel 2008. Per l&#8217;orefice la decisione del Presidente della Repubblica è una grazia parziale: vengono cancellati tre anni e due mesi della pena ancora&#8230; <a class="more-link" href="https://metrotoday.it/le-tre-grazie-di-sergio-mattarella-ce-anche-guido-gianni/">Continue reading <span class="screen-reader-text">Le tre grazie di Sergio Mattarella: c&#8217;è anche Guido Gianni</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Sergio Mattarella concede tre grazie</strong>, e tra i beneficiari c&#8217;è anche <strong>Guido Gianni</strong>, il gioielliere di Nicolosi, nel Catanese, condannato per aver ucciso due rapinatori durante l&#8217;assalto al suo negozio nel 2008. Per l&#8217;orefice la decisione del Presidente della Repubblica è una <strong>grazia parziale</strong>: vengono cancellati <strong>tre anni e due mesi della pena</strong> ancora da scontare.</p>
<p>Il provvedimento, comunicato il 7 ottobre 2026, riporta al centro dell&#8217;attenzione una vicenda giudiziaria che da anni divide l&#8217;opinione pubblica e che aveva portato la famiglia di Gianni a chiedere formalmente l&#8217;intervento del Quirinale.</p>
<h2>Mattarella firma tre decreti di grazia</h2>
<p>Il Presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella</strong> ha firmato tre decreti di grazia ai sensi dell&#8217;articolo 87, undicesimo comma, della Costituzione.</p>
<p>L&#8217;iter prevede una specifica istruttoria e, in questo caso, il <strong>Ministro della Giustizia ha espresso parere favorevole</strong> alla conclusione del procedimento. La decisione finale, però, appartiene al Capo dello Stato.</p>
<p>La grazia è infatti uno degli strumenti di clemenza individuale previsti dall&#8217;ordinamento. Può riguardare tutta la pena oppure soltanto una parte di essa e <strong>non equivale a una cancellazione della condanna</strong>.</p>
<p>Nel caso di Guido Gianni si tratta proprio di una riduzione parziale della pena.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637245" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/JBf_y2GvGKdy_6H1E-AsExq8BJjWFioWtOS2OS6HjgT9DnTkwLKBwwGwOqUcIaui8NkevjYgmSvM94DD9JDM17FgKqOpNjR5gtvvx1Y5eNz69-1DiZJ_tghwgLE2oWtKb0kkHsE8espQKBdCVviMwu-j8eEmY7a0C754TtHQ_qI.webp" alt="" width="1024" height="1098" /></p>
<h2>Guido Gianni, la grazia riduce la condanna</h2>
<p>Il gioielliere catanese era stato condannato per <strong>duplice omicidio e tentato omicidio</strong> in relazione alla rapina avvenuta nel febbraio del 2008 nella sua gioielleria di Nicolosi.</p>
<p>La pena definitiva era arrivata a <strong>12 anni e quattro mesi di reclusione</strong>. Con il provvedimento firmato da Mattarella vengono ora estinti <strong>tre anni e due mesi</strong>.</p>
<p>La misura assume quindi un significato concreto sulla parte di pena ancora da espiare. Secondo le informazioni relative al provvedimento, Gianni aveva già trascorso circa <strong>cinque anni e tre mesi in detenzione</strong>. La riduzione porta la pena residua sotto la soglia dei quattro anni, aprendo la possibilità di valutare l&#8217;accesso a una <strong>misura alternativa alla detenzione</strong>, come l&#8217;affidamento in prova.</p>
<p>Questo passaggio non significa, tuttavia, che la scarcerazione sia automatica. Saranno gli organi competenti a valutare l&#8217;eventuale applicazione della misura alternativa.</p>
<h2>La rapina del 2008 e gli spari nel negozio</h2>
<p>La vicenda giudiziaria nasce da una rapina avvenuta il <strong>18 febbraio 2008</strong> nella gioielleria di Gianni, a Nicolosi.</p>
<p>Tre uomini fecero irruzione nell&#8217;esercizio commerciale. Durante l&#8217;assalto venne aggredita anche la moglie del gioielliere. Gianni reagì con la propria arma e sparò.</p>
<p>Due dei rapinatori, <strong>Davide Laudani e Sebastiano Catania</strong>, morirono. Un terzo componente del gruppo, <strong>Fabio Pappalardo</strong>, rimase ferito.</p>
<p>Fin dall&#8217;inizio il punto centrale dell&#8217;inchiesta e del successivo processo fu stabilire se la reazione del commerciante potesse essere ricondotta alla <strong>legittima difesa</strong>.</p>
<p>La difesa di Gianni ha sempre sostenuto che l&#8217;uomo avesse reagito nel corso di una situazione di estrema violenza, dopo l&#8217;aggressione alla moglie e davanti a persone che apparivano armate. L&#8217;arma utilizzata dai rapinatori risultò successivamente essere una pistola giocattolo, ma priva del tappo rosso e quindi apparentemente simile a un&#8217;arma reale.</p>
<p>La ricostruzione accolta nei diversi gradi di giudizio ha invece escluso la legittima difesa.</p>
<h2>Perché arrivò la condanna</h2>
<p>Il nodo giudiziario riguardò soprattutto <strong>il momento in cui furono esplosi i colpi mortali</strong>.</p>
<p>Secondo la ricostruzione processuale, dopo la colluttazione iniziale i rapinatori stavano fuggendo quando furono raggiunti dagli spari. È proprio questo elemento ad avere avuto un peso decisivo nell&#8217;escludere la scriminante della legittima difesa.</p>
<p>Nel 2019, la Corte d&#8217;Assise di Catania aveva condannato Gianni in primo grado a <strong>13 anni di carcere</strong> per duplice omicidio e tentato omicidio. La difesa aveva sostenuto la necessità di assolverlo sulla base della legittima difesa, ma i giudici avevano ritenuto non applicabile quella causa di giustificazione.</p>
<p>La condanna è poi diventata definitiva e Gianni ha iniziato a scontare la pena.</p>
<h2>La richiesta di grazia e la mobilitazione della famiglia</h2>
<p>Negli anni successivi la vicenda non è mai uscita dal dibattito pubblico.</p>
<p>La moglie del gioielliere, <strong>Maria Angela Distefano</strong>, aveva avviato una petizione per chiedere al Presidente della Repubblica la concessione della grazia. La campagna aveva raccolto un numero molto elevato di adesioni e aveva riportato il caso all&#8217;attenzione nazionale.</p>
<p>Nel corso del tempo, esponenti politici avevano manifestato sostegno alla richiesta della famiglia, mentre la vicenda di Gianni era diventata uno dei casi più discussi sul rapporto tra <strong>legittima difesa, sicurezza dei commercianti e limiti della reazione a un&#8217;aggressione</strong>.</p>
<p>La concessione della grazia parziale rappresenta quindi il punto di arrivo di un percorso durato diversi anni.</p>
<h2>Che cosa significa giuridicamente la grazia</h2>
<p>Il provvedimento presidenziale non deve essere confuso con un&#8217;assoluzione.</p>
<p>La <strong>grazia estingue in tutto o in parte la pena</strong> inflitta con una sentenza definitiva, ma non elimina automaticamente gli altri effetti penali della condanna. Il Quirinale ricorda inoltre che il potere di grazia spetta al Presidente della Repubblica, mentre il procedimento prevede una fase istruttoria nella quale vengono acquisiti i pareri delle autorità competenti.</p>
<p>La Corte costituzionale, con la sentenza 200 del 2006, ha chiarito la natura del potere presidenziale in materia di grazia, individuandolo come una prerogativa propria del Capo dello Stato.</p>
<p>Il ministro della Giustizia partecipa alla procedura attraverso l&#8217;istruttoria e il proprio avviso, ma <strong>la decisione finale spetta a Mattarella</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-637246" src="https://metrotoday.it/wp-content/uploads/2026/10/Ouh-5w51z6vHWiHMTC11GPwNhdZ8EzO7pQd81a53OCH8D99_c0gJGywI4QorrFumH-8dlpLVzI7Bij8YWFfSolFmshX5tOG4bddStzesPk1xmm44hxp6EnyeQBYOgmRIqz9On3iUQj44wGsIjWtNJLqXjCHS9z5vGooETaR_8RM.webp" alt="" width="1344" height="860" /></p>
<h2>Un provvedimento diverso dagli altri due casi</h2>
<p>La decisione relativa a Guido Gianni si inserisce in un pacchetto di <strong>tre provvedimenti di clemenza individuale</strong>.</p>
<p>I dettagli degli altri due beneficiari non hanno la stessa esposizione pubblica del caso del gioielliere e riguardano vicende giudiziarie differenti. Il tratto comune è il passaggio attraverso l&#8217;istruttoria prevista e il <strong>parere favorevole del ministro della Giustizia</strong>.</p>
<p>La scelta di intervenire con una grazia parziale nel caso Gianni assume però un rilievo particolare per la natura della vicenda: una condanna per fatti di sangue maturati nel contesto di una rapina e una lunga discussione pubblica sui confini della difesa personale.</p>
<h2>Il significato della decisione per Guido Gianni</h2>
<p>Per il gioielliere, la decisione di Mattarella rappresenta una <strong>riduzione sostanziale della pena residua</strong>, ma non cancella la sentenza che lo ha condannato.</p>
<p>È questo il punto centrale da distinguere nel leggere il provvedimento del Quirinale: <strong>la grazia non riscrive il processo e non stabilisce che ci sia stata legittima difesa</strong>.</p>
<p>Interviene invece sulla pena, tenendo conto degli elementi valutati durante la procedura di clemenza.</p>
<p>Dopo anni trascorsi tra processo, carcere e richieste di intervento istituzionale, la vicenda di Guido Gianni entra così in una nuova fase. La riduzione della pena potrebbe consentire di valutare una diversa modalità di esecuzione della parte residua, ma saranno gli organi competenti a stabilire concretamente quali conseguenze produrrà il decreto.</p>
<p>La decisione di Mattarella riporta inoltre sotto i riflettori il delicato equilibrio tra <strong>giustizia, clemenza presidenziale e tutela delle vittime di rapina</strong>, in un tema che continua a suscitare forti reazioni nel Paese.</p>
<p>E proprio il caso Gianni dimostra quanto sia sottile il confine tra il giudizio penale su una condotta e la valutazione, successiva e distinta, delle ragioni umane e personali che possono giustificare l&#8217;esercizio del <strong>potere di grazia del Presidente della Repubblica</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://metrotoday.it/le-tre-grazie-di-sergio-mattarella-ce-anche-guido-gianni/">Le tre grazie di Sergio Mattarella: c&#8217;è anche Guido Gianni</a> proviene da <a href="https://metrotoday.it">metrotoday</a>.</p>
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