8:39 am, 29 Settembre 26 calendario

Ustica, la Francia apre gli archivi: svolta per l’inchiesta

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Strage di Ustica, Francia, documenti militari, Procura di Roma e richiesta di archiviazione: una nuova disponibilità di Parigi potrebbe riaprire uno dei capitoli più controversi della storia italiana. Attesa per il 30 settembre, quando i pm potrebbero ritirare la richiesta di archiviazione dell’ultimo procedimento.

La vicenda di Ustica torna al centro dell’attenzione con una novità che potrebbe modificare il percorso giudiziario avviato negli ultimi anni. La Francia avrebbe comunicato la propria disponibilità a trasferire all’Italia la documentazione in suo possesso sulla strage del 27 giugno 1980, compresi atti riconducibili al ministero della Difesa francese e materiali relativi alle richieste di collaborazione giudiziaria formulate in passato dalla Procura di Roma.

Il passaggio arriva alla vigilia di un’udienza particolarmente delicata. Il 30 settembre 2026, davanti al gip di Roma, i pubblici ministeri dovrebbero valutare il nuovo scenario determinatosi dopo la comunicazione diplomatica francese. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la Procura sarebbe orientata a ritirare la richiesta di archiviazione presentata per i procedimenti riunificati sulla strage.

Non significa che l’inchiesta abbia già individuato nuovi responsabili, né che la documentazione francese contenga necessariamente la risposta definitiva alla domanda su cosa accadde quella sera. Il dato concreto, al momento, è un altro: un Paese direttamente chiamato in causa nel lungo percorso investigativo si dichiara disponibile a mettere a disposizione nuovi atti, proprio mentre in Italia si discuteva se chiudere l’ultimo capitolo giudiziario ancora aperto.

Ustica, cosa è successo nelle ultime ore

La novità nasce da una comunicazione dell’ambasciata francese a Roma indirizzata alla Farnesina. Il materiale è stato trasmesso, attraverso la Presidenza del Consiglio, al ministero della Giustizia e quindi alla Procura di Roma.

La documentazione, secondo le informazioni disponibili, coprirebbe un periodo molto ampio, dall’epoca della strage fino agli anni Novanta. Tra gli atti ci sarebbero anche documenti del ministero della Difesa francese che potrebbero essere collegati alle rogatorie internazionali effettuate negli anni dalle autorità italiane. Parigi avrebbe inoltre manifestato la disponibilità a rispondere a eventuali ulteriori richieste degli investigatori italiani.

È questo l’elemento che cambia il quadro immediato. Fino a poche ore fa il procedimento sembrava indirizzato verso una possibile archiviazione. Ora la prospettiva è quella di mantenere aperto il fascicolo per consentire agli inquirenti di acquisire e valutare il materiale che potrebbe arrivare dalla Francia.

Il contenuto effettivo degli atti, tuttavia, non è ancora noto nel dettaglio. Sarà necessario capire quali documenti siano effettivamente trasferibili, quali informazioni contengano e soprattutto se possano aggiungere elementi verificabili rispetto a quanto già raccolto durante decenni di indagini.

Perché la data del 30 settembre è importante

L’udienza di mercoledì rappresenta il punto di passaggio immediato della nuova fase. La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione di due fascicoli, successivamente riuniti, aperti rispettivamente nel 2008 e nel 2022. Entrambi risultano iscritti contro ignoti.

Il primo procedimento era nato anche in relazione alle dichiarazioni rese dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, mentre il secondo era stato avviato dopo un esposto dell’Associazione per la verità su Ustica. Nel corso delle attività investigative sono state effettuate richieste di collaborazione internazionale e sono stati ascoltati testimoni.

Nel marzo 2025 la Procura aveva chiesto di archiviare le due indagini, sostenendo di non avere individuato elementi sufficienti per arrivare all’identificazione dei responsabili. Gli atti sono rimasti quindi al vaglio del giudice, mentre i familiari delle vittime si sono opposti alla chiusura del procedimento.

Nel giugno 2026, inoltre, il Governo aveva annunciato che si sarebbe opposto alla richiesta di archiviazione. L’udienza davanti al gip era stata fissata proprio per il 30 settembre.

La disponibilità francese arriva dunque in un momento decisivo: non quando il procedimento era appena iniziato, ma alla vigilia di una decisione sulla sua possibile chiusura.

Il nodo dei documenti francesi

La domanda più importante adesso è semplice: che cosa c’è davvero negli archivi francesi?

La risposta non è ancora disponibile. È necessario distinguere la disponibilità alla consegna degli atti dal loro contenuto. Un archivio può contenere documentazione già conosciuta dagli investigatori, materiale parziale oppure informazioni capaci di aprire nuove piste.

Per questo il prossimo passaggio non sarà necessariamente spettacolare sul piano giudiziario. Potrebbe essere, invece, estremamente complesso sul piano investigativo: acquisire gli atti, verificarne autenticità e provenienza, confrontarli con le informazioni già contenute nei fascicoli italiani e stabilire se esistano elementi nuovi.

Il fatto che la documentazione possa risalire anche agli anni successivi alla tragedia è particolarmente rilevante perché permette, almeno potenzialmente, di ricostruire come le autorità francesi gestirono le informazioni relative alla vicenda nel corso degli anni.

Ma anche in questo caso occorre prudenza. La disponibilità di documenti non equivale alla prova di una responsabilità. Sarà il contenuto degli atti, insieme alla loro verifica giudiziaria, a stabilire quale valore potranno avere.

La notte del 27 giugno 1980

Sono trascorsi più di 46 anni dalla sera in cui il DC-9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo scomparve dai radar sul Tirreno.

A bordo del volo IH870 c’erano 81 persone. L’aereo precipitò in mare nell’area compresa tra Ponza e Ustica. Le operazioni di ricerca portarono all’individuazione dei resti il giorno successivo.

Da allora, la ricostruzione di quella notte è diventata uno dei più lunghi e complessi casi della storia giudiziaria italiana.

Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi sulle cause della tragedia. Il tema della presenza di altri velivoli nello scenario dell’incidente, quello del possibile impiego di un missile e quello dell’eventuale esplosione interna hanno alimentato indagini, processi e controversie durate decenni.

Le ricostruzioni giudiziarie non hanno però prodotto un’identificazione definitiva dei responsabili materiali della morte degli 81 passeggeri.

Cosa è già stato stabilito dalla giustizia

Un elemento importante per comprendere l’attuale fase è distinguere le responsabilità accertate nei diversi procedimenti dalle ipotesi ancora oggetto di indagine.

Nel 2013 la Corte di Cassazione, in sede civile, si pronunciò sulla vicenda dell’Itavia e sui comportamenti delle autorità, riconoscendo nella propria decisione elementi relativi al depistaggio delle indagini e ritenendo consolidata, nella giurisprudenza civile richiamata dalla sentenza, la ricostruzione del DC-9 come vittima di un missile lanciato da un aereo rimasto non identificato.

Questo passaggio viene spesso ricordato nel dibattito pubblico come una conferma definitiva della dinamica dell’abbattimento. Sul piano strettamente giudiziario, però, è fondamentale considerare il contesto civile di quelle decisioni e il fatto che l’individuazione di eventuali responsabili penali della strage è rimasta un problema distinto.

È proprio questa distanza tra alcuni elementi riconosciuti in sede giudiziaria e l’assenza di un quadro penale conclusivo che spiega perché Ustica continui a essere oggetto di indagini e richieste di acquisizione documentale.

La Francia e il capitolo mai completamente chiuso

Il ruolo della Francia è da anni uno degli elementi più discussi nella vicenda.

Le nuove informazioni non dimostrano, da sole, quale sia stato il coinvolgimento francese nella notte del 27 giugno 1980. Mostrano però che Parigi oggi manifesta una disponibilità documentale che potrebbe consentire agli investigatori italiani di approfondire aspetti già oggetto di richieste giudiziarie internazionali.

È una differenza importante.

Per decenni, il problema non è stato soltanto ricostruire la traiettoria del DC-9 o analizzare i frammenti dell’aereo. Una parte decisiva dell’inchiesta ha riguardato anche la ricostruzione dello scenario militare presente nel Mediterraneo quella sera e l’accesso ai dati custoditi da altri Stati.

La documentazione straniera può quindi avere un valore investigativo significativo, ma dovrà essere sottoposta allo stesso rigoroso esame riservato a qualsiasi altra fonte.

La svolta che ora dipende dagli atti

La novità francese riporta così l’attenzione sul punto centrale: la ricerca della verità non è ancora necessariamente arrivata all’ultima pagina.

Il possibile ritiro della richiesta di archiviazione non equivale alla riapertura di un processo e non significa che esistano già nuovi indagati. Significa, più concretamente, che la Procura potrebbe ritenere necessario esaminare il nuovo materiale prima di chiedere al giudice la chiusura del procedimento.

È un passaggio coerente con la logica stessa dell’indagine: se un’autorità straniera annuncia la disponibilità a fornire documentazione potenzialmente collegata a precedenti rogatorie, prima di archiviare diventa essenziale stabilire se quegli atti contengano informazioni già note oppure elementi mai valutati.

La giornata del 30 settembre sarà quindi importante soprattutto per capire quale sarà il nuovo perimetro dell’indagine.

Ustica, cosa può succedere adesso

Il percorso dei prossimi mesi dipenderà dal contenuto e dalla quantità dei documenti messi a disposizione dalla Francia.

La prima fase sarà l’acquisizione del materiale. Poi arriveranno la classificazione degli atti, il confronto con le carte già presenti nei fascicoli e l’eventuale richiesta di ulteriori informazioni alle autorità francesi.

Soltanto dopo queste verifiche sarà possibile capire se emergeranno elementi realmente nuovi, se alcune circostanze già conosciute potranno essere ricostruite con maggiore precisione oppure se il nuovo materiale non sarà sufficiente a modificare il quadro investigativo.

Nel frattempo, resta immutato il dato umano da cui questa storia è iniziata: 81 persone morirono su un volo di linea e, dopo oltre quattro decenni, la ricostruzione giudiziaria delle responsabilità individuali non ha ancora raggiunto un punto definitivo.

La disponibilità annunciata dalla Francia non chiude il mistero di Ustica. Al contrario, apre una nuova fase nella quale saranno gli atti, la loro verifica e il confronto con quanto già accertato a stabilire se questa volta dagli archivi possa arrivare una risposta capace di aggiungere un tassello concreto alla storia del DC-9 Itavia.

29 Settembre 2026 ( modificato il 28 Settembre 2026 | 21:42 )
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